Ed eccoci giunti alla terza e (forse) ultima puntata della nostra mappa del true crime, in cui parliamo di come la letteratura affronti i crimini politici, che vanno molto oltre la cronaca nera e i lati nascosti delle trame del potere.
È un filone sempre più ricco, in cui autori di fiction si dedicano a tracciare, attraverso dei romanzi o delle opere non fiction, delle ipotesi su fatti oscuri della storia del loro paese. In questi lavori la parola true indica quindi la verità che non è stata detta e, talvolta, nemmeno cercata. Sono opere che ingaggiano il lettore nella ricerca delle verità che non sono state dette e, talvolta, nemmeno cercate. Opere spesso scomode ma dannatamente necessarie.
1. Un genere molto americano
Sembra che non ci sia Paese più attorcigliato alle sue trame occulte, ai suoi complotti e ai suoi inganni degli Stati Uniti d’America. Quindi non è un caso che il maestro di questo tipo di true crime sia sicuramente Don Delillo, che nel suo “Libra” (Einaudi, 2016), entra dentro l’omicidio di John Fitzgerald Kennedy dal punto di vista di Lee Harvey Oswald, esecutore materiale e capro espiatorio dell’assassinio politico più famoso della storia.
Questa strada l’hanno seguita poi lo stesso James Ellroy (con le trilogie “Underworld USA” e “Quintetto di Los Angeles”) e in un certo modo anche con Don Winslow con la sua versione romanzata della guerra della droga raccontata in “Il Potere del Cane”, “Il Cartello” e “Il Confine”, tutti editi da Einaudi.
E anche un premio Nobel come Mario Vargas Llosa si è dedicato al genere con “Tempi duri” (Einaudi, 2020), che racconta come gli USA abbiano complottato contro la democrazia in Guatemala.
2. Il lato oscuro dell’Asia
La violenza politica non è naturalmente una questione solo americana e in questi ultimi anni sono stati importantissimi autori asiatici a usare la letteratura per svelare trame del potere e lati oscuri della società.
Lo hanno fatto l’autore giapponese più letti al mondo, Haruki Murakami nel suo “Underground” (Einaudi, 2014), inchiesta sugli attentati nella metropolitana di Tokyo del 1995, e la premio Nobel Han Kang in “Atti umani” (Adelphi, 2017), in cui viene raccontato il massacro di Gwangju del 1980, compiuto dall’esercito coreano per reprimere una rivolta popolare. A questo filone si può ascrivere anche “Le sette lune di Maali Almeida” di Shehan Karunatilaka (Fazi, 2023), che ha vinto il Booker Prize con un romanzo che ripercorre la guerra civile in Sri Lanka.
3. Segreti italiani
In Italia le cosiddette stragi di Stato sono state purtroppo molte, ma la letteratura che le affronta è purtroppo poco frequentata e la ricerca della verità è più spesso affidata al giornalismo di inchiesta.
Non è quindi un caso che sia stata molto tormentata la vicenda editoriale di uno dei più bei romanzi di true crime storici italiani, “Strage” del maestro del giallo Loriano Macchiavelli che indaga sulla strage della Stazione di Bologna (Einaudi, 2020). Un romanzo che non ha nulla da invidiare a James Ellroy e che dopo essere stato ritirato dal mercato per lunghi anni, con le copie mandate al macero, è finalmente tornato nelle librerie e merita di essere letto e di diventare un classico della nostra migliore letteratura civile. Una versione molto particolare del genere è infine la straordinaria fusione tra fiction e realtà storica, narrativa e saggistica, incarnata dal lavoro del collettivo Wu Ming in particolare in “Q di Qomplotto”, “Ufo 78” e “Gli uomini pesce”.


