Tre buoni motivi per leggere “Vita di Pi” di Yann Martel

4.5 out of 5 stars (4,5 / 5) Poesia, magia e sogno per una favola surreale


Ho visto per primo, spinta da curiosità, il film di Ang Lee, vincitore di quattro premi Oscar, “Vita di Pi”. Per poi scoprire, come accade spesso, che era tratto da un libro di Yann Martel (Piemme, 2007).

Il film mi è piaciuto molto (soprattutto la fotografia, sì, con quegli scenari appositamente surreali), e non ho trovato da meno il libro, sebbene ci sia qualche differenza. La trama: dopo il naufragio della nave su cui viaggiava, un ragazzo indiano rimane da solo, sperso nell’oceano, su una scialuppa in compagnia di una pericolosa tigre. Tra il giovane e l’animale, faticosamente, si sviluppa un legame.

Perché leggerlo?

1 Perché è onirico, poetico, magico, spirituale. Irreale, certo, ma bello proprio per questo.

 

2 Perché pur non avendo – per forza di cose – molti dialoghi, nella parte in cui il ragazzo vive la sua avventura in mare con la tigre, il testo regge e non risulta mai noioso.

3 Perché quello del libro è il racconto del ragazzo, ormai diventato adulto, che narra la sua storia a un giornalista perplesso. Sarà la verità? Sta a ognuno di noi cercare la risposta.

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