Giunti ha deciso di pubblicare una serie di interessanti libri dedicati ai viaggi in oriente, con la cultura e la società spiegate in maniera semplice da persone che hanno viaggiato in quei Paesi. Non sono libri di sociologia o antropologia e potremmo definirle semplicemente “guide sentimentali” scritte da persone che, per motivi personali o di lavoro, si sono innamorate del Tibet, del Giappone o, in questo caso, della Corea del Sud.
Così ho letto con curiosità “Il pensiero coreano” di Barbara J. Zitwer (Giunti, 2022) che nella versione originale, poi tradotta in italiano da Franesca Cassi, si intitola “The Korean Book of Happiness“. E ho trovato per caso una felice coincidenza: oltre a essere una guida che parla di storia, filosofia, società e curiosità incentrate sulla Corea del Sud, è anche un libro perfetto per booklover che mi ha già dato nuovi spunti per le prossime letture!
Ma andiamo subito al sodo, e vediamo quali sono tre buoni motivi per leggere “Il pensiero coreano” di Barbara J. Zitwer:
1 Il libro è stato scritto da un’agente letteraria di New York, entrata in contatto con la Corea del Sud per motivi di lavoro: scoprire nuovi autori è la sua passione e per puro caso, una ventina di anni fa, chiese a un co-agente coreano se non avesse giovani scrittori da rappresentare. Da qui le si è aperto un vero e proprio mondo fatto di autori da scoprire, viaggi in un Paese incredibile e poco conosciuto e che adesso sta vivendo una vera e propria ondata di successo internazionale che si traduce con il termine “Hallyu” (pensiamo al cantante Psy con “Gangnam Style” ma anche al più recente film “Parasite” di Bong Joon-ho, Oscar al miglior film e miglior regista, e alla serie tv Netflix “Squid Game”, un successo internazionale enorme, ma anche alla tecnologia con alcune aziende leader del settore come Samsung). Insomma, il mondo sta scoprendo la Corea e questo libro – per deformazione professionale dell’autrice – propone un viaggio non solo sul territorio ma anche attraverso i libri di autori che stanno emergendo con forza. Una manna per chi ama leggere!
2 Il libro, senza voler essere un tomo di sociologia o filosofia, si struttura come una piccola guida alla Corea del Sud per principianti, parla delle esperienze dell’autrice che per lavoro ha viaggiato molto per conoscerne usi, costumi e cultura, ed è diviso in diversi capitoli che affrontano tematiche differenti: il rapporto con la natura, la famiglia, il cibo, e poi curiosità, aneddoti personali, animali, shopping, ricette e tanto altro. Persino il resoconto di una “gita turistica” nella Zona Demilitarizzata tra Corea del Sud e del Nord.
Devo dire la verità: essendo appassionata di Giappone (Paese che ho anche visitato di recente) ho trovato per certi versi molte analogie, ma almeno da questa prima lettura non è emersa una personalità forte come quella della cultura millenaria del Sol Levante. Sicuramente la Corea è rimasta molto influenzata dalle culture giapponese e cinese, subendo anche guerre, invasioni e una lacerante divisione che è ancora oggi un trauma per gran parte delle famiglie: diciamo che probabilmente questo libro è una prima lettura potremmo dire “for dummies”. Comunque, nonostante le somiglianze, chi pensa che le società asiatiche siano del tutto identiche compie un errore, ma non è questo il libro per approfondire nel dettaglio. Bisogna prenderlo per quello che è: il piacevole resoconto sentimentale di un’esperienza personale.
3 Il libro ha un ritmo vivace, si legge davvero in pochi giorni ed è fresco, semplice, allegro. È l’esperienza di una professionista newyorkese in un Paese così diverso e dal quale si rimane subito affascinati, con contrasti molto forti tra le tradizioni antiche del Paese e la modernità prorompente della capitale Seoul.



