“Manifesto pisolini” di Virginia Cafaro: tornare a pretendere il diritto al riposo

SUL LIBRO

Bellissimi (s)punti per iniziare a immaginare una cultura lavorativa pensata dal basso, a misura d'essere umano. Finalmente.

Quando l’ho visto su uno stand del Book Pride di Genova, è stato subito amore a prima copertina: così “Manifesto pisolini” di Virginia Cafaro è finito immediatamente nella mia libreria.

Veloce, scorrevole, fresco e illuminante, questo piccolo libro – poco più di cento pagine – ha vinto il Premio Microeditoria di Qualità 2024 e affronta un tema fondamentale e oggi più che mai urgente in una società schiacciata dal capitalismo e dalla cultura della performance: il diritto al riposo. Con uno sguardo attento e femminista (si parla in particolare delle donne, ma non solo), Cafaro si rivolge soprattutto a quelle generazioni che conoscono bene la precarietà, il lavoro povero e la pressione costante a essere sempre iper-performanti.

Sì, perché il lavoro – con tutte le sue storture di oggi – c’entra, e parecchio, come vedremo sotto: un filone che ci appassiona, e che abbiamo già esplorato ad esempio con “Minihorror” di Barbie Marković, “Supersaurio” di Meryem El Mehdati, “Dall’inferno” di Cosimo Argentina e Orso Tosco, “La ragazza del convenience store” di Murata Sayaka, “La fabbrica” di Hiroko Oyamada, “La lavoratrice” di Elvira Navarro, e tanti altri libri tra che segnaliamo in particolare qui.

Il tradimento del lavoro: libri per capire la rivoluzione silenziosa del nostro tempo

Quindi consiglio davvero di cuore questo bellissimo manifesto sulla consapevolezza: sia a chi cerca uno specchio in cui riconoscersi in questi tempi confusi, sia a chi ha bisogno di sentirsi meno solo/a, sia a chi desidera una bussola che lo porti a esplorare nuove forme di resistenza.

Qualche parola va spesa nei confronti dell’editrice (sì, al femminile): “Manifesto pisolini” è uscito nel 2024 per Le Plurali. Non conoscevo questa casa editrice indipendente, nata nel 2021, di cui ho acquistato altri due volumi (“Lessico palestinese” di Alba Nabulsi e “Breve storia delle donne queer” di Kirsty Loehr) e che propone “libri femministi per menti curiose“. Il catalogo è molto interessante e vi invito a esplorarlo, sono tutti testi scritti da donne e da persone che vivono identità marginalizzate.

1. Chi si sta mangiando il nostro tempo?

Se ci riposiamo poco – e per riposo non si intende solo il sonno, ma anche qualsiasi altra attività non produttiva che contribuisce al nostro benessere – è perché il nostro tempo viene divorato da qualcuno, sempre più spesso. Ma da chi? Da chi vuole controllare ogni singolo aspetto della nostra vita per trarne profitto.

Nell’elenco mettiamo il lavoro soprattutto quello sottopagato e alienante che vorrebbe costringerci a normalizzare straordinari e ritmi insostenibili, i vari “lavoretti” (che come spiega bene Cafaro proprio tanto -etti non sono, specie nell’era del lavoro povero), la filosofia che ci vuole sempre connessi e produttivi e, a proposito di connessione, anche le big tech che ci invogliano a scrollare per ore la schermata dello smartphone. Regalando il nostro tempo e i nostri dati, come sempre, a chi ci guadagnerà.

2. “Se vuoi, puoi” e altre narrazioni tossiche

In questo quadro giocano un grande ruolo le narrazioni tossiche che per anni ci siamo sentiti ripetere, e di cui siamo stati vittime quasi tutti.

Il mito del superlavoro da incoraggiare, il senso di colpa per il riposo, il “se vuoi, puoi” per intrappolare le persone in un vortice continuo di attività e giustificare ritmi insostenibili, persino alcune azioni di “wellbeing washing” messe in campo da alcune multinazionali, falsamente indirizzate al benessere dei lavoratori ma in realtà studiate per farli rimanere connessi, e dunque produttivi, anche nei momenti di svago.

3. Le forme di resistenza

Ma come si fa a resistere, specialmente in un mondo lavorativo sempre più disunito e frammentato? Alcune forme di resistenza le ha già elencate Francesca Coin in “Le grandi dimissioni” (Einaudi, 2023), ne avevo scritto in questo articolo su GenovaToday e ne avevamo parlato anche qui. Cafaro, oltre alle dimissioni, parla anche del “quiet quitting”, lavorare solo il necessario a non farsi licenziare, un passo verso la coscienza collettiva.

E poi, essendo questo libro un vero manifesto, alla fine vengono elencate le pratiche che si possono adottare per iniziare una rivoluzione libera dalle logiche del profitto: ogni tanto mettiamo in pausa le notifiche del telefono, individuiamo i “buchi neri” che mangiano il nostro tempo (da TikTok agli straordinari), immaginiamo di lavorare per vivere anziché vivere per lavorare, e così via. Insomma, un bellissimo punto di partenza per iniziare a immaginare una cultura lavorativa pensata dal basso, a misura d’essere umano. Finalmente.

 

“Il concorso” di Sara...

Prima o poi diremo qualcosa sui motivi per cui...

“Merdoni” di Chiara Galeazzi:...

Ho letto d'un sorso "Merdoni" di Chiara Galeazzi (Blackie,...

Due libri per capire...

Con il finale della quinta stagione, si è conclusa...

“Mensaleri” di Wu Ming...

Come scrive l'autore nei ringraziamenti alla fine di "Mensaleri"...

Perché “Minihorror” di Barbi...

La casa editrice Mercurio è nata nel 2024 e...

L’insostenibile leggerezza del lavoro...

La casa editrice Blackie è specializzata nel proporre al...

Libri da leggere nel 2026: i nuovi “must have” per affrontare l’anno

di Valentina Bocchino e Simone Farello Non poteva non tornare anche quest'anno la mitica classifica con i libri da leggere nel 2026 ormai alle porte:...

Resistere a un mondo cannibale: “La vegetariana” di Han Kang

La sudcoreana Han Kang è un'indiscussa protagonista della letteratura contemporanea e molto del suo successo lo deve a "La vegetariana" (Adelphi, 2016 nella efficacissima...

“Tokyo soup” di Murakami  Ryū: il Giappone oscuro e pulp degli anni ’90

Il romanzo “Tokyo soup” di Murakami Ryū è uscito in Giappone nell’ormai lontano 1997. Una sua prima edizione italiana, tradotta dall’inglese ed ormai quasi...

Ecco i migliori 100 libri degli ultimi 25 anni secondo il New York Times

Un articolo senz'altro da non perdere per tutti i booklover è quello uscito sul New York Times che parla dei 100 migliori libri di...

“Accabadora” di Michela Murgia, quando un romanzo breve vale più di tanti discorsi

Ho finalmente letto "Accabadora" di Michela Murgia, pubblicato nel 2009 per Einaudi, uno di quei romanzi che era da anni che mi proponevo di...

Mondiali di calcio 2026: cinque libri per salvare un gioco

Per la terza edizione di fila i Mondiali di calcio saranno senza la squadra italiana. Questo farà disinteressare molte persone alla manifestazione che si...

“Strani disegni” di Uketsu: ecco il romanzo-gioco che sta spopolando

Il mistery “Strani disegni” di Uketsu, un misterioso autore giapponese che si nasconde dietro una maschera bianca che ricorda i Senza Volto de ‘La...

“Diluvio” di Stephen Markley: il “Game of Thrones” ambientalista

Nel recensire l'imponente "Diluvio" di Stephen Markley (Einaudi, 2024, nella splendida traduzione di Manuela Francescon e Cristiana Mennella), la prima domanda che mi sono...

“Mensaleri” di Wu Ming 2: ciò che il capitale non riesce a distruggere

Come scrive l'autore nei ringraziamenti alla fine di "Mensaleri" (Einaudi, 2025), i libri dei singoli componenti del collettivo di scrittura Wu Ming sono sempre...
Bellissimi (s)punti per iniziare a immaginare una cultura lavorativa pensata dal basso, a misura d'essere umano. Finalmente."Manifesto pisolini" di Virginia Cafaro: tornare a pretendere il diritto al riposo