Lavoratrici e lavoratori dei settori dell’istruzione, della grande distribuzione, del terzo settore, della cultura, dello sport, del giornalismo, della ricerca, della logistica, dell’Ict, della sanità, della ristorazione e del turismo: sono le categorie che prima di altre e più di altre hanno sperimentato il tradimento delle promesse del lavoro. Le promesse del lavoro come luogo in cui formare l’identità della persona; le promesse del lavoro come emancipazione dalla povertà e dalla dipendenza dalla famiglia; la promessa del monito “fai quello che ami e non lavorerai un giorno della tua vita”.
Erano promesse che venivano rivendicate quando a settembre si cominciava a parlare di autunno caldo e si prospettavano lotte e proteste. Ma per tantissime persone oggi quelle promesse sono ormai un mito o, peggio, un inganno. Così, sempre più lavoratori e, soprattutto, lavoratrici, si ritirano. Si dimettono. Soprattutto dopo che la pandemia ha fatto emergere le logiche dello sfruttamento più feroci e ha dato a molti il tempo per pensare, sono sempre di meno coloro che sono disponibili a subire il ricatto del lavoro. Un fenomeno globale e di cui ormai si sta prendendo sempre più coscienza. Anche grazie a lavori di studio molto approfonditi come quelli che vi proponiamo.
1. Sarah Jaffe: “Il lavoro non ti ama”
Pubblicato da Minimum Fax nel 2022 (nell’ottima traduzione di Rocco Fischetti), è uno straordinario affresco su come i lavoratori e, soprattutto, le lavoratrici americane stiano sfidando un modello di sfruttamento sempre più invasivo. Un modello che chiede sacrifici senza restituire mai nulla ed, anzi, togliendo tutto quando il profitto rischia di diminuire. Sarah Jaffe è una giornalista free lance e ama il suo lavoro: ma anche lei non è disponibile a regalare il suo tempo e a dedicare tutta la sua vita al lavoro, togliendolo a sé stessa, alla sua famiglia, al suo tempo libero. Attraverso 10 storie di resistenza e riscatto Sarah Jaffe spiega come da molto tempo il mito del lavoro sia stato usato a beneficio di una parte sola, quella del padrone. Raccontandoci con passione esperienze vissute, Jaffe ridà dignità a tutti noi e soprattutto ci dice che attraverso nuove forme di unione, solidarietà e associazione si possono cambiare le cose.
2. Francesca Coin: “Le grandi dimissioni”
Pubblicato da Einaudi (2023) è un lavoro molto accurato, supportato da dati, sul fenomeno delle grandi dimissioni nel nostro Paese. La studiosa Francesca Coin, come la Jaffe, ha raccolto la testimonianza di numerosi lavoratori che hanno dato corpo ai numeri. Concentrandosi su tre settori – la sanità, la grande distribuzione, la ristorazione – l’autrice smonta l’idea per cui non si trovino più persone disposte a fare certi lavori per colpa del reddito di cittadinanza o della pigrizia. Semplicemente, come recita il sottotitolo del libro, si rifiuta il lavoro per riprendersi la vita. Che siano medici specializzati del servizio pubblico, dottori a gettone, cassieri o camerieri pagate in nero, le persone si dimettono anche senza un’alternativa immediata o preferiscono andare a lavorare in fabbrica: perché non ce la fanno più. L’alienazione fa ammalare e la cura non sono i farmaci ma una nuova vita.
Un saggio importante che ci dice anche come la privatizzazione strisciante dei servizi pubblici sia uno dei motivi per cui molti lavoratori si dimettono e resistono.
3. Gavin Mueller: “Perché odi il tuo lavoro. Tecnoluddismo”
Il lavoro e noi saremo salvati dalla tecnologia? Gli algoritmi ci libereranno dalla fatica? I robot ci permetteranno di vivere senza lavorare? La risposta dello studioso americano Gavin Mueller in questo libro, pubblicato da Nero Editions (traduzione di Valerio Cianci), è molto netta: no. O almeno, non solo: come sempre accaduto nel passato, dipende da come la tecnologia viene usata. Purtroppo spesso contro i lavoratori, per espellerli, condizionarne i rimi, controllarli e, soprattutto, isolarli. Un lavoro breve, chiaro e radicale, che utilizza la storia per analizzare il presente e rivendicare la possibilità di un futuro diverso: libero.
4. Alberto Prunetti: “Non è un pranzo di gala. Indagine sulla letteratura working class”
Alberto Prunetti ha scritto, tra le altre cose, due importanti romanzi-memoir sul mondo del lavoro – “Amianto, una storia operaia” (appena ripubblicato da Feltrinelli) e “108 metri. The new workinhìg class hero” (Laterza) -, è un editor e cura la collana ‘Working class’ delle edizioni Alegre. In “Non è un pranzo di gala” (Minimum Fax, 2022) racconta il mondo dell’editoria dal punto di vista del proletariato culturale, ma soprattutto traccia una mappa della letteratura italiana e internazionale dedicata al lavoro. Perché “bisogna costruire un immaginario operaio, se si vogliono vincere le lotte politiche ed economiche. Senza un immaginario a gonfiare le vele, non prenderemo mai il largo”. Un libro di grande valore, per riempire la nostra libreria d’autunno.


