La casa editrice Mercurio è nata nel 2024 e il suo catalogo dimostra quanto abbiamo bisogno di realtà indipendenti che sappiano mettere a disposizione del pubblico opere contemporanee non omologate e che danno ancora il senso della scoperta di qualcosa di nuovo, interessante e diverso. É il caso di “Minihorror” dell’autrice serba Barbi Marković (ottimamente tradotto da Paola Moretti): un libro spiazzante nel senso più positivo del termine che è stato per me una delle migliori letture dell’anno e degli ultimi tempi.
É difficile inquadrare “Minihorror” in un singolo genere: non è un romanzo, ma una sequenza di brevi sketch che hanno come protagonisti Mini, una serba immigrata a Vienna, e il suo fidanzato Miki. Una coppia di giovani come ce ne sono tante, che si deve destreggiare tra lavori precari o alienanti, il tempo che non basta mai, le convenzioni sociali, l’obbligo di divertirsi. Ma questa realtà ordinaria è sconvolta da cannibali, gatti manipolatori, aziende e datori di lavoro che sono dei mostri in senso letterale. Orrori surreali si mischiano a orrori quotidiani (le pulizie domestiche del fine settimana, le feste, le gite aziendali, i team building) in un turbinio di situazioni sempre folli e spesso agghiaccianti. Il libro non ha un finale, ma una splendida appendice di “Altri 105 Horror possibili con Mini e Miki” dove i racconti diventano aforismi di un paio di righe dove orrore e divertimento si condensano mirabilmente.
Con questo libro tanto bizzarro quanto affascinante, Barbi Marković porta alle estreme conseguenze i temi analizzati in romanzi come “La lavoratrice”, “La ragazza del convenience store” e “Supersaurio”, scrivendo una sorta di di horror working class che consigliamo di leggere per tre ottimi motivi.
1. Il grande ritorno dello humor nero
Rappresentare gli aspetti più profondamente inquietanti delle nostre esistenze facendo divertire con il grottesco è un’arte difficilissima e per questo poco praticata. Farlo attraverso la forma del racconto breve, anzi, brevissimo, è ancora più difficile ed è per questo che “Minihorror” è prezioso: perché ci riesce. Era dai tempi di Donald Barthelme che l’humor nero non raggiungeva livelli così alti.
Il libro di Barbi Marković va dritto al punto grazie a uno stile impeccabile che mescola i generi in modo originale senza mai perdere di leggibilità. Con “Minihorror” si ride amaramente, come con Fantozzi: una risata senza scampo, che anziché seppellirci apre lo spiraglio per una via d’uscita dal nostro orrore quotidiano.
2. Quando l’orrore è il tuo lavoro (e non solo)
“Con grande orrore l’uomo si rende conto che il lavoro gli ha mangiato la vita”: se questa frase del microracconto ‘Libero professionista‘ vi fa, giustamente, paura, allora Barbi Marković ha raggiunto il suo obiettivo. “Minihorror” è una sequenza degli incubi ad occhi aperti che molti di noi, soprattutto giovani, vivono tutti i giorni: noi sappiamo che dietro i servizi marketing dell’Ikea, il superlavoro, l’ossessione per le vacanze, l’ansia di sprecare il proprio (poco) tempo libero c’è qualcosa che ci divora, che ci fa andare letteralmente a pezzi (come succede spesso a Mini).
Leggendo questo libro si ride, molto, ma si prende anche atto che se le storie raccontate sono sempre assurde, sono talmente verosimili da annichilire.
3. Un libro che parla la lingua viva del presente
Barbi Marković è una millennial e forse ha scritto il libro definitivo sulla sua generazione.
Lo ha fatto non solo per i temi che tratta ma per la sua scrittura: sarcastica, diretta, fortemente condizionata dall’immaginario visivo delle serie tv ma senza mai scadere nel banale: “Nell’azienda di Miki l’umore è basso. Le microaggressioni taciute mangiano gli organi dei dipendenti dall’interno, le liste Excel sanguinano ai bordi e l’ansia di fare errori paralizza ai cuori. Si sentono tutti svantaggiati. Nessun problema sembra risolvibile, ma se c’è una cosa che ha imparato nella vita è che non ti puoi opporre alle dinamiche aziendali, le teste aziendali vanno dritte per la loro strada”.
Barbi Marković viene dalla periferia d’Europa ma il suo messaggio svela un mondo: il nostro.









