Si può parlare in maniera brillante e ironica di un’emorragia cerebrale? Di un ictus che arriva e stravolge la vita per di più a 34 anni? Chiara Galeazzi, che ha vissuto questa esperienza a 34 anni, l’ha raccontata in “Poverina” (Blackie Edizioni, 2023) ma per farlo ha deciso di dare un taglio particolare al racconto. Riuscendo nell’impresa di far ridere.
Ho comprato questo libro appena l’ho visto sugli scaffali di una libreria proprio perché mi sembrava che affrontasse un tema grave con leggerezza – e di leggerezza abbiamo parecchio bisogno – ma allo stesso tempo senza sminuirlo. Raccontando la storia di una persona che ce l’ha fatta ma non per questo si è sentita particolarmente “forte” o “guerriera”. Semplicemente Chiara Galeazzi (giornalista e autrice di programmi tv comici), è rimasta se stessa con tutte le sue paure e fragilità, ma anche con una gran voglia di sdrammatizzare e ridere.
Ecco dunque tre buoni motivi per cui l’ho letto volentieri (nonostante la mia ipocondria):
1L’autrice, come ho detto, racconta la sua vicenda personale con leggerezza. Sebbene sia il racconto di una giovane donna che a 34 anni si è trovata da un momento all’altro alle prese con un ictus: il formicolio scambiato per un attacco di panico davanti a un video di YouTube, il ricovero, il rapporto con i medici e con gli altri pazienti, la fisioterapia, la riabilitazione, il ritorno a casa. Per di più nel 2021, quando ancora negli ospedali c’erano parecchie restrizioni a causa del covid e lo smartphone restava quasi l’unico mezzo per comunicare. Ma forse davvero l’unico modo per affrontare determinati temi è essere ironici, cercare la risata come antidoto alla depressione, anche nei momenti più terrificanti. Sfatando anche una serie di miti e luoghi comuni come l’immagine della “guerriera che non piange”. Perché il divertimento, come diceva Italo Calvino, “è una cosa seria”.
2Quando la protagonista, ancora in ospedale, ha deciso di parlare di quello che le stava succedendo sui social, pensava che le sue parole sarebbero rimaste nella sua sfera di conoscenti, come sempre. Invece il post ha preso una piega decisamente inaspettata (era il 2021) ed è stato commentato da una valanga di persone appartenenti alla galassia no vax che hanno iniziato a chiederle se si fosse fatta il vaccino anti covid. Nel migliore dei casi. Nel peggiore, a insultarla come a dire “ben ti sta”. E a riversarle addosso il peggio dell’odio. Il suo post ha preso il volo, è stato screenshottato e ricondiviso su altre pagine e canali con rielaborazioni fantasiose e commenti offensivi. Un episodio che non solo ha ricordato una pagina molto triste del recente passato, ma dimostra una volta in più quanto i contenuti che postiamo possano letteralmente fare il giro del mondo, essere scaricati, storpiati, ricondivisi con il nostro nome e così via. Non sempre a scopi benevoli.
3 L’autrice affronta un tema importante che non è solo legato all’ictus in sé, ma alla percezione che la gente ha avuto di lei anche dopo: ecco qui il marchio “poverina” che torna. Lei che cerca di dimenticare, la gente che le chiede costantemente della sua esperienza. Lei che cerca di far valere la sua professionalità, la gente che prima di ricordarsi del suo lavoro, la identifica come “quella che ha avuto l’ictus”, un po’ un caso umano. Un libro che – proprio perché è stato scritto da una che ci è passata – vuole anche sensibilizzare i lettori.




