Non avevo mai letto nulla di Rachel Kushner, ora sarò “costretto” a leggere tutto. Parliamo di un’autrice che con il suo “I lanciafiamme” si è posizionata al 56° posto della classifica del New York Times dei 100 libri più importanti del XXI Secolo, e che da diversi anni è pubblicata in Italia da Einaudi. Il suo ultimo romanzo “Il lago della creazione”, finalista al Booker Prize 2025, è uscito nel 2026 nell’eccezionale traduzione di Silvia Pareschi e si candida a essere la miglior lettura narrativa del mio 2026.
La trama de “Il lago della creazione” di Rachel Kushner
Sadie Smith, una ragazza americana, si fidanza con il giovane regista francese Lucien e si appresta a passare un periodo nella vecchia casa di campagna di lui, da tempo abbandonata. Lì entrerà in contatto con una comunità di ambientalisti radicali, i Moulinard, guidati da Pascal Balmy, vecchio amico di Lucien.
Il fatto è che Sadie Smith non si chiama davvero così e non è chi dice di essere: è una spia, ex agente dell’FBI che ora lavora come freelance. Il suo compito è quello di infiltrarsi come agente provocatore tra i Moulinard, per una missione oscura che coinvolgerà anche un Vice Ministro del governo francese. Per farlo deve anche controllare la corrispondenza tra i Moulinard e Bruno Lacombe, un “anarco primitivista” che si è ritirato a vivere lontano da tutto consegnando alle email la sua visione del mondo: una filosofia con cui la stessa Sadie sarà costretta a fare i conti.
Strutturato per brevi capitoli, “Il lago della creazione” ha un ritmo avvincente che permette di far arrivare al lettore la complessa ricchezza di un romanzo che vi consigliamo per tre buoni motivi.
Tre buoni motivi per leggerlo
1. Il labile confine della verità postmoderna
Molti sostengono che il postmoderno sia morto e sepolto ma Rachel Kushner, per fortuna, sembra non essersene accorta. Il mondo delle spie, dei terroristi e dei complotti è uno dei preferiti da maestri come Don Delillo e Thomas Pynchon e ne “Il lago della creazione” troviamo la capacità introspettiva del primo e il caleidoscopico umorismo del secondo.
In gioco, nella missione della protagonista, ci sono il confine tra verità e finzione e il rapporto tra paranoia e identità. Sadie Smith è pagata per manipolare la realtà e ordire complotti, ma per farlo deve prima di tutto trasformare continuamente se stessa, cambiando continuamente aspetto e biografia. La storia di questa spia diventa quindi un punto di vista sui meccanismi narrativi a cui siamo sottoposti tutti i giorni e sulla difficoltà di tracciare una linea tra autentico e finto. Ammesso che una linea di questo tipo, esista davvero.
2. Uno sguardo sul nostro presente catastrofico
Se “Diluvio” di Stephen Markley ha l’ambizione di metterci in guardia sulla catastrofe climatica e ambientale proiettando una storia nel futuro ed una trama complessa, “Il lago della creazione” si concentra su un episodio limitato e circoscritto per innescare la stessa critica del nostro presente.
La descrizione cinica e disincantata del progetto dei Moulinard è accompagnato dalla lettura delle stravaganti ma affascinanti riflessioni di Bruno Latour sull’innocenza dell’uomo di Neanderthal e la tracotanza autodistruttiva dell’homo sapiens: nello scarto tra queste narrazioni Rachel Kushner infiltra tracce di consapevolezza a cui possiamo attingere. Entrambi i romanzi rompono gli indugi della mediocrità e dell’intimismo e così ci scuotono da un torpore che potrebbe portarci all’estinzione.
3. Una spia che ci assomiglia
Il nostro immaginario sulle spie è molto influenzato da serie come 007 o Mission Impossible, fatte di imprese mirabolanti, azione adrenalinica e magie tecnologiche. Sadie Smith riduce al minimo indispensabile tutti questi elementi, esaltando allo stesso tempo la tensione e la fascinazione di tutto ciò che è segreto. La sua spia è nuda esperienza e quando ci racconta del suo passato e ci parla del suo lavoro, quello che colpisce è la familiarità che ci trasmette con la routine alienante che molti di noi sperimentano quotidianamente.
Sadie Smith è abilissima, ma non infallibile; ama il suo lavoro, ma ne sente tutto il peso; vorrebbe pensare a al suo futuro, ma non ne ha il tempo. Nell’eccezionale finale del libro scopriremo se per lei, e quindi per noi, c’è una via di fuga possibile.




