“La figlia vera” di Jemimah Wei: l”amica geniale’ di Singapore

“La figlia vera” (Mondadori, 2026 nella traduzione di Chiara Mancini), primo romanzo della giovane scrittrice singaporiana Jemimah Wei, ha ottenuto un ottimo riscontro di critica negli Stati Uniti, dove l’autrice si è formata e affermata con racconti pubblicati su importanti riviste.

Per chi conosce le dinamiche della critica americana, sempre alla ricerca di nuovi talenti che possano dare linfa a una scena narrativa per certi versi molto omologata, non stupisce l’entusiasmo per un libro ben strutturato e di respiro internazionale. Un libro che piacerà anche al pubblico italiano, per cui sarà però inevitabile confrontarlo con l’opera di Elena Ferrante a cui Jemimah Wei si è probabilmente ispirata.

La trama de “La figlia vera”  di Jemimah Wei

La famiglia di Geneviève Yang è una delle tante che prova a emergere nella ribollente Singapore del 1996. Il padre fa il taxista, la madre la bibliotecaria con ambizioni di insegnante e poi c’è la temuta nonna paterna, che tutti credono vedova sino a quando si scopre che il marito aveva costruito un’altra vita e un’altra famiglia in Malesia.

Quando questi muore, una sua nipote, Arin, viene affidata alla famiglia di Gen, che accetta di accoglierla. Questo evento cambierà tutti gli equilibri della famiglia Yang e nonostante un patto di sangue sottoscritto dalle due bambine e il loro crescere praticamente in simbiosi, sarà proprio il rapporto tra le sorelle che entrerà in crisi riflettendosi su tutte le relazioni in gioco.

Il fatto è che sia Gen che Arin sono ambiziose e sembrano entrambe destinate a un futuro di successo nella difficile e competitiva società di Singapore, sino a quando solo Arin sembrerà poter spiccare il volo mentre Gen resta indietro, intrappolata tra la gelosia, il rancore e un vero amore per la sorella. E quando la madre sarà in punto di morte il confronto sarà davvero inevitabile.

“La figlia vera” è narrato in prima persona da Geneviève ed è un impetuoso romanzo di formazione nel cuore dell’Asia contemporanea. Un libro interessante per molti aspetti e che consigliamo per tre buoni motivi.

Tre buoni motivi per leggere “La figlia vera”

1. Due “sorelle geniali” che ci ricordano Elena e Lila

Gen e Arin sembrano davvero la versione asiatica delle protagoniste del ciclo de “L’amica geniale”. Crescono in un quartiere popolare, sotto gli occhi e il giudizio di una comunità tanto accogliente quanto invadente e, soprattutto, giudicante. Sono studiose e talentuose e portano su di loro un grande carico di aspettative familiari, perché possono ambire a salire molto in alto sulla scala sociale.

Sono molto unite, ma di fronte alla biforcazione dei loro percorsi – il successo come attrice di Arin, la mediocrità del percorso di Gen che dopo tanti lavoretti si trasferisce in una remota cittadina della Nuova Zelanda – il loro legame si incrina e le porta ad allontanarsi.

Certo: la Singapore di Jamimah Wei è molto diversa dal rione di Elena e Lila, ma questo romanzo è il segno che il ciclo di Elena Ferrante ha avuto un impatto sulla letteratura internazionale che non siamo ancora in grado di valutare a pieno, se non riconoscendo il valore forse irraggiungibile del modello.

2. La durezza di un mondo giovane

Non c’è la povertà assoluta, nella Singapore di Jamimah Wei, che è un paese al centro della tumultuosa crescita asiatica che affianca o insegue la Cina. Ma c’è uno sviluppo che impone ai giovani di competere per emergere, per raccogliere una promessa meritocratica che qui sembra valere qualcosa nonostante il classismo dilagante.

É in questo contesto che Gen si sente una fallita quando non riesce ad essere ammessa alle università più prestigiose e Arin ottiene uno straordinario successo in un celebrity system che da YouTube la porta al cinema, sfruttando la sua storia personale e in qualche modo parassitando la vita di Gen.

Ma ciò che più colpisce è che quando il libro finisce, le due protagoniste non hanno nemmeno trent’anni: hanno più vita davanti che alle spalle, eppure sembra che abbiano già vissuto tantissimo. Non sappiamo se il romanzo avrà un seguito, ma di certo è frutto di un mondo giovane, avido di futuro e quindi molto diverso dal nostro.

3. Un intreccio di destini femminili

Le protagoniste de “La figlia vera” sono tre generazioni di donne, mentre gli uomini rimangono ai margini e si defilano, si danno alla fuga – come i padri di Erin e Gen – o sono incapaci di diventare adulti come i giovani incontrati da Gen in Nuova Zelanda.

Jemimah Wei dà il suo meglio quando descrive il conflitto inevitabile che devono affrontare le sue protagoniste quando devono scegliere tra i loro desideri di riscatto e il loro ruolo di custodi dei legami familiari e degli affetti. Sono queste dinamiche, coinvolgenti e vive, che fanno di questo romanzo l’ottima premessa di una scrittrice che speriamo possa crescere ancora.

Lavoro, rabbia e dignità:...

La collana "Workingclass" della casa editrice Alegre è di...

“Il lago della creazione”...

Non avevo mai letto nulla di Rachel Kushner, ora...

Gialli giapponesi per l’estate:...

Il giallo è probabilmente il genere letterario che ha...

“Tokyo soup” di Murakami ...

Il romanzo “Tokyo soup” di Murakami Ryū è uscito...

Mondiali di calcio 2026:...

Per la terza edizione di fila i Mondiali di...

Femminista, postmoderno, audace: “La...

L'ondata postmoderna americana ha attinto molto dalla cultura giapponese...

Resistere a un mondo cannibale: “La vegetariana” di Han Kang

La sudcoreana Han Kang è un'indiscussa protagonista della letteratura contemporanea e molto del suo successo lo deve a "La vegetariana" (Adelphi, 2016 nella efficacissima...

“Diluvio” di Stephen Markley: il “Game of Thrones” ambientalista

Nel recensire l'imponente "Diluvio" di Stephen Markley (Einaudi, 2024, nella splendida traduzione di Manuela Francescon e Cristiana Mennella), la prima domanda che mi sono...

Libri da leggere nel 2026: i nuovi “must have” per affrontare l’anno

di Valentina Bocchino e Simone Farello Non poteva non tornare anche quest'anno la mitica classifica con i libri da leggere nel 2026 ormai alle porte:...

Cosa leggere questo autunno: 8 libri da non perdere

Ahimè, l’estate se ne sta andando. Certo, qualcuno tirerà un sospiro di sollievo: finalmente è finita l’era del troppo caldo, delle temperature sopra la...

Destinazione Giappone: 6 libri che ci hanno fatto viaggiare prima del viaggio

Prossimamente Valentina ed io saliremo su un aereo che ci porterà a Tokyo per un viaggio in Giappone. É il nostro viaggio di nozze...

“M” di Antonio Scurati: bilancio di una saga che lascia il segno

Con "M. La fine e l'inizio" è giunta a conclusione il ciclo di romanzi di Antonio Scurati che ripercorrono la storia di Benito Mussolini...

“Nulla da invidiare” di Barbara Demick: il ‘romanzo’ della Corea del Nord

Mentre pensiamo ormai di sapere tutto di tutti, c'è un Paese che rimane ancora in gran parte impenetrabile, chiuso nel suo mistero (e no,...

“Accabadora” di Michela Murgia, quando un romanzo breve vale più di tanti discorsi

Ho finalmente letto "Accabadora" di Michela Murgia, pubblicato nel 2009 per Einaudi, uno di quei romanzi che era da anni che mi proponevo di...

“La sonnambula” di Bianca Pitzorno racconta la lotta delle donne per la libertà

Se mi venisse chiesto qual è la mia scrittrice preferita, ascoltando il cuore risponderei subito Bianca Pitzorno. È un'autrice strepitosa che mi ha accompagnata...
"La figlia vera" (Mondadori, 2026 nella traduzione di Chiara Mancini), primo romanzo della giovane scrittrice singaporiana Jemimah Wei, ha ottenuto un ottimo riscontro di critica negli Stati Uniti, dove l'autrice si è formata e affermata con racconti pubblicati su importanti riviste. Per chi conosce le..."La figlia vera" di Jemimah Wei: l''amica geniale' di Singapore