Europei di Calcio! 5 libri da non perdere sullo sport più italiano

Sono iniziati gli Europei di Calcio e, come sempre, c’è chi si chiude in casa per vedersi tutte le partite, anche le più improbabili; chi rifugge in modo radicale da quella che considera una malattia nazionale tra le più pericolose; chi ostenta indifferenza ma sotto sotto la partita la guarda; chi aspetta di capire se c’è un carro del vincitore su cui salire.

Si possono dire tante cose sul calcio, ma negare che sia una componente fondamentale della cultura italiana, popolare e non, sarebbe davvero un grosso errore. Il calcio è uno sport che muove passioni, anche estreme, perché è pieno di storie che parlano del Paese, delle sue contraddizioni e delle sue trasformazioni. Il calcio è epica ed anche se si chiama football e l’hanno inventato gli inglesi, è il gioco più mediterraneo che esista. Non è un caso se le ultime sei edizioni dei Campionati Europei se le siano aggiudicate nazionali mediterranee o latine e se di 19 Campionati del Mondo solo cinque sono stati vinti da Paesi che non parlano una lingua neo romanza (quattro la Germania e uno l’Inghilterra).

Il calcio è uno sport in cui possono eccellere anche persone che dell’atleta hanno poco o nulla e dove la fortuna e il caso spesso prevalgono sulla forza. Un gioco che si può praticare ovunque, senza alcuna attrezzatura, basta qualcosa che rotoli, un po’ di ingegno, molta fantasia.

Uno sport amato dagli scrittori e che ha reso molti giornalisti dei narratori magnifici. Così di belli e bellissimi libri sul football ce ne sono molti come abbiamo già approfondito (vi rimandiamo ai nostri articoli 12 libri che parlano di calcio oppure Libri da leggere per i Mondiali in Qatar). In questo articolo ve ne consigliamo alcuni che raccontano l’intimo legame tra l’Italia e il calcio.

1. Remo Rapino, “Fubbàll” (Minimum Fax, 2023) 

Remo Rapino ha vinto il Premio Campiello nel 2020 ( con “Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio”) e nel 2023 ha deciso di raccontare dodici storie (undici giocatori e un allenatore) di immaginari calciatori di provincia, molto abituati alla polvere e che se hanno raggiunto le stelle sono durati poco. Vite di fantasia ma che potrebbero tranquillamente essere vere, che parlano di un calcio e di un’Italia che non ci sono più e che catturano i sogni della giovinezza e la difficoltà di diventare uomini quando il gioco del pallone finisce. Storie randagie, romantiche, di portieri e ali, centravanti e fantasisti. Due storie sono particolarmente belle: quelle di un difensore che ha interrotto la carriera di un avversario con un fallo e quella di un attaccante che per un infortunio ha perso il treno del successo. Perché la giovinezza è fragile.

 2. La ragione di Stato, “Delitto e castigo, l’Italia a Euro 2000” (66thand2nd, 2024) 

Dopo aver raccontato nel loro primo libro il melodramma dei Mondiali dell’Italia negli anni ’90 il collettivo La Ragione di Stato, seguitissimo sui social racconta l’assurda avventura degli Azzurri agli Europei del 2000 in Olanda. Una delle nazionali più talentuose di sempre, allenata dal mitico Dino Zoff, diede vita a un’epopea in bilico tra il sublime e l’assurdo. Fu l’Europeo di un portiere di riserva assurto ad eroe, del cucchiaio di Francesco Totti, di Silvio Berlusconi che contestava le scelte del CT, di un finale degno di Verdi. Ma La Ragione di Stato sa trasformare ogni tragedia pallonara in epica, in una commedia picaresca degna di Brancaleone. Perché, come dicono loro, tutto questo è, semplicemente, CALCIO!

3. Luciano Bianciardi, “Il fuorigioco mi sta antipatico” (Excogita, 2015) 

Non in molti sanno che lo scrittore famoso per “La vita agra” e “Il lavoro culturale” scrisse per tre anni, dal 1969 al 1971 sul “Guerin Sportivo”, glorioso settimanale allora diretto da Gianni Brera. Scriveva sulla terza pagina, quella più “culturale” e soprattutto rispondeva alle lettere dei lettori, ingaggiando con loro vere e proprie disfide polemiche. Sul calcio, naturalmente, negli anni del Cagliari di Riva e di Scopigno, dell’Italia di Valcareggi, del mago Helenio Herrera, di Rivera e Corso. Di altri sport, pugilato e tennis, soprattutto. E di letteratura, politica, televisione e del suo amato Risorgimento. Bisogna ringraziare la casa editrice Excogita per aver ripubblicato questi interventi in cui Bianciardi, che presto sarebbe scomparso, intercettava alcuni passaggi nodali della società italiana, usando il calcio come lo spaccato di un Paese dove il consumismo stava cambiando tutto: i costumi, le idee e lo sport. E se mi chiedete se come sismografo dell’Italia fu meglio Pasolini o Bianciardi, beh, io vi dico Bianciardi, senza alcun dubbio, e questo libro lo dimostra.

4. Giovanni Mari, “Mondiali senza gloria” (People, 2022) 

Sulla maglia della nazionale italiana sono cucite quattro stelle d’oro, una per ogni Mondiale vinto. Solo la Germania ne ha altrettante, solo il Brasile ne ha cinque. Ma se le vittorie del 1982 e del 2006 sono state limpide e ineccepibili, quelli del 1934 e del 1938 (con in mezzo le Olimpiadi hitleriane del 1936) sono trionfi pieni di ombre. E sono proprio le ombre che ricostruisce Giovanni Mari, giornalista de ‘Il Secolo XIX’, in questo reportage storico di grande impatto. Dovremmo cancellare due stellette dalla nostra maglia? Forse no, ma solo se sapremo accettare e riconoscere che la squadra allenata da Vittorio Pozzo vinse in casa nel 1934 perché Mussolini non poteva perdere e vinse nel 1938 con una squadra che esibiva il saluto romano agli esuli antifascisti negli stadi francesi. Perché il calcio come propaganda l’ha inventato il fascismo e come spesso accade non c’è nulla di meglio della storia per capire il presente.

5. Le figurine (Garrincha Edizioni) 

Garrincha Edizioni, del Gruppo indipendente ‘Marotta&Cafiero’, pubblica nella sua collana ‘Le figurine’ storie di calciatori che non sono stati solo campioni, ma simboli e protagonisti della loro epoca per quello che sono stati dentro e fuori dal campo.  Libri piccolissimi (come dei breviari di questa religione laica), dalla bella grafica che ricorda i colori e le maglie del calcio del passato, scritti da autori e autrici che catturano una vita in un’azione, un episodio, un’idea, uno spirito. Campioni conosciuti – Cruijff, Baggio, Garrincha – o dimenticati – Neri, Mekhloufi, Iacovone – che comunque hanno lasciato un segno. Come Panenka, raccontato dalla scrittrice Maria Teresa ‘Maite’ Iervolino in “Come la storia cambiò”: quando, agli Europei del 1976, Antonìn Panenka inventò il “cucchiaio” e portò la sua Cecoslovacchia sul tetto d’Europa, in uno stadio che si chiama Maracanà ma sta a Belgrado, che allora era la capitale della Jugoslavia e oggi solo della Serbia. Storia, calcio e storie.

Buoni Europei a tutti!

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