Sara Marzullo, critica letteraria, ha pubblicato quest’anno, per 66thand2nd, il suo primo libro: “Sad girl. La ragazza come teoria“: un acuto, ricco e articolato lavoro che prova, con successo, a introdurre in Italia il campo di studi della teoria culturale, molto diffuso nel mondo anglosassone. Un approccio che utilizza la produzione artistica e di intrattenimento, in particolare quella di massa e pop, per comprendere le dinamiche della società. Così, nel suo libro, per descrivere come la donna venga intrappolata, spesso in modo molto raffinato, in stereotipi di genere, utilizza romanzi e film come “Il giardino delle vergini suicide”, serie tv come “Twin Peaks”, programmi televisivi come “Non è la Rai” e la produzione musicale di pop star cone Britney Spears e Taylor Swift.
Di questo Sara Marzullo ci ha parlato ad Arenzano, nell’ambito della rassegna “Libri in Piazzetta 2024 – Asimmetrie”, che Tre Buoni Motivi per Leggere sta organizzando insieme all’Unitre di Arenzano e Cogoleto e con il patrocinio del Comune di Arenzano. Ci ha parlato di come la società dei consumi in cui viviamo, dominata dallo sguardo e dalle aspettative maschili, trovi diversi modi per immobilizzare le donne in un’immagine di eterna adolescenza, in cui i cambiamenti sono determinati solo dalla necessità di rispondere all’esigenza di piacere al pubblico. Una dimensione in cui le ragazze sono portate anche a “trovarsi bene”, a identificarsi, rinunciando così alla comprensione del sé e al proprio potenziale di conflitto e di sovversione delle logiche dominanti.
Due giorni dopo l’incontro abbiamo visto “Inside out“, il film di animazione Disney di enorme successo uscito nel 2015, il cui secondo episodio sta spopolando proprio in questi giorni nelle sale. Beh: è stata una rivelazione, perché la coraggiosa teoria di Sara Marzullo ha preso forma proprio in un prodotto pop, in un cartone per famiglie che ha come protagonista proprio le emozioni personificate di una ragazzina. Il film racconta il trauma dell’undicenne Riley, costretta a trasferirsi dall’amato Minnesota all’odiata San Francisco, costringendo Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto, che controllano il quartier generale della sua mente, a difficili prove per riportarla a una situazione di equilibrio e serenità.
É un film molto bello dal punto di vista grafico, con una storia molto disneyana e allo stesso tempo ambizioso, perché affronta le dinamiche psicologiche del proprio personaggio, ambendo a una certa complessità. Ma se lo guardiamo con gli strumenti che ci ha dato Sara Marzullo ne possiamo vedere alcuni aspetti meno “innocenti”. Come da tradizione ne abbiamo scelti tre.
1. La tristezza al potere
ll film è sostanzialmente tutto giocato sul conflitto tra Gioia e Tristezza. La prima emozione ha dominato la vita di Riley: la famiglia la ama, ha un’amica inseparabile, è una forte giocatrice di hockey su ghiaccio. Ma una volta che Riley viene sradicata, Tristezza sembra prevalere. Il conflitto tra le due lascia Riley in balia di Rabbia, Paura e Disgusto e alla fine tutto si risolve quando Gioia capisce che per crescere e risolvere la crisi di Riley, è Tristezza che deve prendere il comando.
Insomma: Riley si salva diventando una ragazza triste. Questo la fa riconciliare con i genitori, che al posto di una “bambina sempre allegra” (impossibile), si ritrovano con una “ragazza che si difende con la sua debolezza”. Tutto molto consolatorio, ma veramente auspicabile? In una sequenza del film vengono fatti vedere i quartieri generali dei genitori di Riley: nel papà sembra essere Rabbia a guidare le danze, nella mamma è, saldamente, una Tristezza saggia e assennata. Insomma: come dice Sara Marzullo, la “ragazza triste” è una ragazza accettabile per sé stessa e per gli altri. Ma “gli altri” sono, di fatto, il patriarcato conformista.
2. Ragazze che scappano
Uno dei capitoli di “Sad girl” analizza il fascino suscitato nel pubblico dalle “ragazze che scompaiono“. È il caso di Laura Palmer, protagonista di “Twin Peaks”, vero anello di congiunzione tra i telefilm e le serie tv. É il caso di tanti episodi di cronaca nera che tanto sono seguiti e riprodotti. È il caso di “Stranger Things”, dove a scomparire sono sia Undi (una ragazza, tristissima) e un ragazzo che poi si rivelerà omosessuale (e tristissimo).
Anche Riley di “Inside out”, quando è in balia di Rabbia/Disgusto/Paura decide di fuggire. Rinuncerà, come abbiamo visto, grazie a Tristezza, ma è significativo che la soluzione che trova sia quella di scomparire: una ragazza, spiega Marzullo, o si conforma o scompare. Perché scomparendo rimane pura e soprattutto non crea problemi.
3. Non cambiare ma riconfigurarsi
Alla fine di “Inside Out” alle cinque emozioni nel cervello di Riley viene consegnata una “consolle nuova”, con molti più comandi, leve, pulsanti e funzioni della precedente. Questo perché essendo Riley cresciuta – grazie alla crisi – deve affrontare una fase della crescita in cui le cose diventeranno più complesse. E infatti, in “Inside Out 2” arrivano nuove emozioni (Ansia, Imbarazzo, Invidia ed Ennui). Apparentemente questo è perfettamente normale: crescendo si cambia.
Ma anche grazie all’immagine della consolle, capiamo che all’opera è una riconfigurazione. Riley non cresce attraverso il conflitto, ma ricostruendo un’immagine di sé accettabile all’esterno, anche nelle sue asperità. È esattamente il processo che descrive Sara Marzullo analizzando le carriere delle pop star come Britney Spears, che costrette dalla biologia a crescere, devono però mantenere la dimensione in cui sono diventate famose, senza abbandonare la ragazza che sono state. Così saranno preda di Ansia, vera protagonista del sequel e sentimento trappola della donna costretta a piacere. E non a caso il ruolo salvifico sarà svolto da Imbarazzo, altra emozione che agli uomini è risparmiata.
Guardare “Inside Out” è piacevole, capirlo grazie a “Sad girl” di Sara Marzullo è maledettamente utile.


