di Valentina Bocchino e Simone Farello
Ripercorrendo le nostre letture e recensioni del 2025 è impressionante quante di esse affrontino la questione della violenza di genere, di cui si occupa, purtroppo quasi quotidianamente, la cronaca nera. Lo scandalo dei femminicidi fa riversare inchiostro, scatena i dibattiti, provoca anche iniziative legislative, ma nello stesso tempo rischia sempre di causare la spettacolarizzazione di un fenomeno che ha radici profonde e che non può essere risolto soltanto con la repressione e i tribunali.
Andiamo a vedere alcuni libri scritti da donne che abbiamo letto ultimamente e che possono essere un valido spunto per questa Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Parlare di educazione sessuale
In fondo è più facile introdurre nuovi reati e nuove pene che cambiare la cultura profonda in cui la violenza contro le donne affonda le proprie radici. Lo dimostrano, ad esempio, i toni surreali con cui si discute dell’introduzione dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole e con le tempeste di stereotipi sessisti a cui assistiamo in ogni momento, anche da personalità autorevoli che ricoprono ruoli istituzionali e pubblici.
Insomma: serie tv come “Sex Education” e libri come “Want” di Gillian Anderson (che della serie è protagonista) per ora sono destinati a rimanere fuori dal circuito formativo del nostro Paese.
Forme di patriarcato vecchie e nuove
Intanto questa cultura profonda non solo non scompare, ma trova terreno fertile nelle arene social, dove il patriarcato e il maschilismo cercano e spesso trovano spazi di consenso, come ha mostrato in modo molto efficace la serie tv Netflix “Adolescence” che ha rivelato un mondo oscuro più esteso di quanto possiamo pensare e che viene da lontano: dalla segregazione delle donne nel XIX Secolo raccontate nel romanzo “Macellaio” di Joyce Carol Oates o nel reportage “Dieci giorni in manicomio” di Nellie Bly o nel racconto lungo “Piccole cose da nulla” di Claire Keegan.
E sempre Claire Keegan ha esplorato diversi aspetti della sopraffazione di genere nella raccolta “Quando ormai era tardi” (Einaudi, 2024, traduzione di Monica Pareschi), in cui troviamo la storia di una trappola beffarda ma anche quelle di due riscatti che portano alla libertà. Una libertà a cui guardano anche i personaggi degli otto racconti di “Terrestre” di Cristina Rivera Garza (Sur, 2025, nella traduzione della nostra amica Giulia Zavagna). Racconti onirici, stilisticamente audaci, che fanno capire come le lotte delle donne siano indissolubili con quelle di classe e con quelle per la tutela dell’ambiente in piccoli gioielli come “Lavoro sul campo” e “Tutto in fondo dice sempre addio”.
Rielaborare il true crime
Del resto Cristina Rivera Garza è autrice del Premio Pulitzer “L’invincibile estate di Liliana”, un memoir in cui racconta il femminicidio della sorella mescolando in modo efficace narrativa e scrittura storica e aprendo una strada alla possibilità di rielaborare anche il true crime, un genere che può rappresentare la realtà sociale in modo puntuale ed efficace, come fa Jessica Knoll nel suo bellissimo “Young Bright Women“ (Ubagu Press, 2025, traduzione di Marina Calvaresi) in cui le vittime non solo si impossessano della loro voce, ma riducono al silenzio il loro carnefice.
Il diritto al riposo: una questione (anche) femminile
Ma il patriarcato non segue solo la strada della violenza fisica, come spiega bene Virginia Cafaro in “Manifesto pisolini“, guida femminista al diritto al riposo.
Troppo poco si parla di questo diritto in generale, e ancor meno se chi dovrebbe fruirne sono le donne che spesso – purtroppo ancora oggi – sono pagate meno degli uomini e per portare a casa uno stipendio accettabile si ritrovano costrette a svolgere più impieghi, sottraendo ulteriormente tempo al riposo.
Non solo, perché sono le donne, nella stragrande maggioranza dei casi, a svolgere anche i lavori di cura: occuparsi dei bambini, degli anziani, della casa. Un lavoro importante – anzi importantissimo – che non è mai stato riconosciuto né retribuito. E così la donna viene considerata un accessorio, una persona che per forza di cose dovrà lasciare lavoro, hobby e socialità per occuparsi di famiglia e figli. Fino a quando – come in “Il colpo segreto” di Jessica Anthony – non arriverà il tempo della rivoluzione, silenziosa nel caso di questo libro, oppure no.
Il romance per sognare un mondo migliore
Abbiamo citato molti generi, tralasciandone uno: il romance. Perché in quasi tutti i romance che abbiamo letto ultimamente – spesso quelli che affrontano storie etero – vengono raccontate storie tossiche. Da parte dei protagonisti maschili troppe volte vediamo comportamenti prevaricatori, egoisti se non esplicitamente violenti, che a volte rasentano lo stalking, che fanno soffrire più che stare bene: tutto camuffato da “troppo amore”, da “eccesso di attenzioni”, da “insicurezze” che dovrebbero suscitare empatia anziché ribrezzo.
Per fortuna c’è chi sfugge a queste dinamiche: un romance che ci sentiamo di consigliare è “Cenerentola è morta” di Kalynn Bayron, uno young adult queer e femminista in cui la protagonista vive nell’immaginario regno di Cenerentola, 200 anni dopo la sua morte, in una realtà distopica in cui le donne sono maltrattate e ogni ragazza è obbligata a partecipare al ballo di corte nella speranza di trovare un marito, pena sparire verso un destino oscuro. La protagonista, innamorata di una sua amica, non ci sta e decide di combattere per cambiare le cose e rompere il silenzio.
Un silenzio che speriamo possa essere presto definitivo rendendo il 25 novembre la celebrazione di un mondo nuovo e migliore.
Nota: abbiamo scritto casa editrice e anno di uscita solo dei libri che non abbiamo recensito. Quelli di cui abbiamo già parlato contengono tutte le informazioni nelle rispettive recensioni.


