Tre buoni motivi per leggere “The Danish Girl” di David Ebershoff

4 out of 5 stars (4 / 5) La storia della coraggiosa pittrice Lili Elbe, la prima persona nella storia a sottoporsi a un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale e a essere identificata come transessuale


Quando ho visto la locandina del film “The Danish Girl” ancora non sapevo fosse tratto da un libro, e ho subito pensato che la presenza di Eddie Redmayne – uno degli attori più bravi presenti sulla scena al momento, secondo me – fosse una garanzia. Figuriamoci quando ho scoperto che il film è stato tratto dal libro di David Ebershoff (ho letto l’edizione Giunti del 2016, il libro è stato scritto nel 2000). Naturalmente ho letto prima il libro, e poi ho visto il film che, pur essendo stato un po’ scremato, non mi ha delusa, anzi.

Ecco tre buoni motivi per leggerlo:

1 Parla della storia coraggiosa della pittrice danese Lili Elbe, che prima di essere Lili Elbe era Einar Wegener, vissuta tra l’800 e il ‘900. Incurante della mentalità chiusa dell’epoca, aveva deciso di essere se stessa al cento per cento. Chapeau.

2 Parla del rapporto unico e bello con la moglie, Gerda, che nonostante un cambiamento così radicale in suo marito, non smise mai di volere bene a Einar, prima, e di sostenere la battaglia di Lili, dopo. Anche per affrontare insieme cambiamenti del genere, ci vuole un gran coraggio.

3 Parla dei numerosi, difficili e dolorosi interventi a cui si sottopose Einar per diventare Lili. Pur senza mollare mai, fino alla fine. Era la sua strada, e questo dimostra che niente e nessuno – tantomeno la “moralità” dell’epoca – può ostacolare una persona determinata a trovare la sua vera identità. Penso che sentirsi “intrappolati” in un corpo che non si sente proprio possa essere una vera tortura, se la voglia e la necessità di cambiamento passano sopra tutto.

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