“Want”, com’è il libro di Gillian Anderson sulle fantasie sessuali delle donne

SUL LIBRO

Una raccolta di fantasie erotiche femminili anonime con le riflessioni della curatrice, l'attrice e attivista Gillian Anderson, per mostrare che in fondo tutto il mondo è davvero paese

Quando si tratta di sesso e dintorni, se avete visto la serie tv “Sex education” non può non venirvi in mente la vulcanica terapista sessuale Jean Milburn, interpretata da Gillian Anderson. La trama della serie ruota intorno alle avventure del figlio Otis, timido e imbranato, che spinto dalla intraprendente compagna di scuola Maeve mette su un’attività clandestina e diventa il “terapista sessuale” degli studenti previo pagamento. La serie tv è un piccolo capolavoro perché la trama diventa un pretesto per parlare – secondo me in maniera molto corretta e per nulla banale – di temi come educazione affettiva, sessualità, bullismo, identità di genere, disabilità, sfatando miti e pregiudizi.

Dunque chi ha visto “Sex education” non ha potuto non associare il personaggio di Jean Milburn al libro “Want”, uscito in Italia per Feltrinelli nel 2024 e curato proprio da Gillian Anderson, nella vita attrice ma anche attivista da sempre attenta alle tematiche femminili.

“Want” (Feltrinelli, 2024) raccoglie fantasie erotiche anonime, un invito che Anderson ha rivolto alle donne di tutto il mondo, un appello a condividere le proprie fantasie sessuali, sensazioni e pensieri intimi e profondi che di rado si esprimono ad alta voce.

L’ho letto ed ecco tre osservazioni:

1. Fantasie erotiche di tutti i tipi

Dai pensieri più brevi a racconti articolati, quando Gillian Anderson ha lanciato l’appello a condividere le proprie fantasie con lei, è stata letteralmente invasa dalle lettere. Per forza di cose ha dovuto fare una selezione, ma nel libro ne sono riportate svariate decine di tutti i tipi. Ci sono dei fil rouge che la curatrice ha deciso di racchiudere in capitoli: fantasie di potere e sottomissione, di voyeurismo, di sesso dolce e più selvaggio, con sconosciuti, e molto altro.

Non ci sono ovviamente i nomi delle autrici ma, per ogni persona che ha scritto viene riportata la nazionalità, l’orientamento sessuale, la situazione sentimentale, la fascia di reddito, la confessione religiosa (quando c’è) e il fatto di avere o meno figli. Anche grazie a questi dati si può capire che ci sono alcune fantasie che accomunano in particolare alcune categorie. Ad esempio, chi svolge ruoli di grande responsabilità e deve prendere decisioni tutto il giorno per lavoro, sarà più incline a fantasticare di lasciarsi totalmente andare per “cedere” il controllo almeno nella sfera sessuale, e così via.

2. Cosa lascia questo libro

Gillian Anderson all’inizio spiega che a darle l’ispirazione per questo volume è stato un altro libro, uscito negli anni ’70, “Il mio giardino segreto. Le fantasie erotiche femminili” di Nancy Friday, allora considerato veramente tabù e molto letto (spesso di soppiatto): “Finalmente – spiega Anderson – ecco un libro in cui donne normali, giovani e meno giovani parlavano con franchezza di eccitazione, masturbazione, sogni erotici e desideri. Nelle loro menti, nulla era proibito”. Anche perché, vale la pena sottolinearlo, per quanto concerne ciò che accade nella mente, è l’ideatrice della fantasia ad avere sempre il pieno controllo.

La curatrice di “Want” ha voluto grossomodo ripetere l’operazione per capire come fossero cambiate le cose, ma anche per scoprire come molte fantasie siano comuni a donne di tutte le età e tutto il mondo (anche se spesso non se ne parla per vergogna o per pudore) e soprattutto per scardinare le categorizzazioni imposte al sesso femminile. In sintesi, un libro mosso da ottimi intenti.

3. Cosa non mi ha convinto

In conclusione, comunque, mi è sembrata un’operazione intelligente ma anche un po’ “furbetta” dal momento che si tratta di fantasie erotiche (tante, forse addirittura troppe) un po’ “buttate lì”, seppur con l’accompagnamento iniziale dell’autrice che per forza di cose gioca un po’ sul personaggio della dottoressa Milburn, ma che in realtà non è un’esperta.

Mi sarebbe piaciuta un’analisi più profonda, magari curata da una psicologa o una vera terapista sessuale. Così invece ci si limita a riflessioni a mio parere condivisibili ma che non oltrepassano di molto il livello delle “chiacchiere tra amiche”. In ogni caso l’impostazione del libro è corretta, rispettosa e porta a riflettere, ed è bene che di fantasie e sessualità al femminile si inizi a parlare senza tabù.

Se volete leggere un altro libro che parla di sesso e società, vi consiglio “Atti puri” di Alice Scornajenghi, una sorta di “Black Mirror” del porno, intelligente e provocatore, che mescola erotismo e fantascienza sociale per raccontarci cosa rischiamo di diventare. E, forse, cosa stiamo già diventando.

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