“L’educazione” di Tara Westover (Feltrinelli, 2020) è un libro che ho scoperto solo quest’estate ma che, nonostante le sue 384 pagine, ho letteralmente prosciugato in pochi giorni.
Il racconto dell’autrice nata nel 1986, tradotto da Silvia Rota Sperti, mi ha molto impressionata, innanzitutto perché per molti aspetti sembra raccontare una storia ambientata in un passato decisamente più remoto, e poi perché non ero pienamente consapevole del fatto che negli Stati Uniti esistessero ancora nuclei familiari che vivono in condizioni di isolamento e arretratezza così marcate. Immergermi nel microcosmo di questa famiglia mormona sulle sperdute montagne dell’Idaho mi ha letteralmente aperto un mondo.
Va detto che, facendo qualche ricerca, ho scoperto che le convinzioni della famiglia di Tara non sono da attribuire esclusivamente alla religione mormona. Quello descritto dall’autrice è infatti un tipo di mormonismo particolarmente conservatore, rurale, “survivalista” (legato cioè alla convinzione di un’imminente fine del mondo, a cui ci si prepara accumulando scorte e cercando di raggiungere la massima autosufficienza) e fortemente anti-istituzionale.
Non tutti i mormoni vivono in questo modo. Ma è stato impressionante scoprire che esistano frange così estreme che, nei territori più isolati dell’America, vivono ancora secondo principi di questo tipo.
La trama de “L’educazione” di Tara Westover
Detto ciò, “L’educazione” è l’autobiografia di Tara Westover, oggi quarantenne. Lei e i suoi fratelli, nella loro infanzia, non sono stati registrati all’anagrafe, non sono andati a scuola e non sono mai stati visitati da un medico. Sono cresciuti senza libri e con una conoscenza estremamente limitata del mondo esterno, della storia e persino dei suoi eventi più importanti.
Fin da piccolissimi hanno aiutato i genitori nei loro lavori: d’estate raccoglievano e trattavano erbe per la madre, mentre d’inverno lavoravano nella discarica del padre, recuperando metalli e altri materiali. Con la sua famiglia, Tara si preparava alla fine del mondo, accumulando barattoli di pesche sciroppate e dormendo con uno zaino d’emergenza sempre pronto. L’ambiente familiare è pesante, violento, misogino.
Poi arriva la svolta: Tara, prendendo esempio da uno dei suoi fratelli, comincia a studiare da sola, spinta dalla curiosità. È l’inizio di un percorso che le spalanca un mondo completamente nuovo. Decide così di seguire la strada dell’educazione: si iscrive a scuola e intraprende un percorso di studi che la porterà sempre più lontano dalla realtà in cui è cresciuta: più Tara si integra nel mondo esterno, più diventa consapevole di sé e più si emancipa. Allo stesso tempo, però, si allontana dolorosamente dalla propria famiglia.
Tre buoni motivi per leggere “L’educazione”
1. Conoscere un mondo non così lontano
L’autrice ha 40 anni, non è nata nell’800: anche per questo mi ha sconvolto leggere come vivano ancora oggi alcune comunità negli Usa, senza istruzione, senza medici (la madre fa la “levatrice” e la “guaritrice”, vendendo rimedi “miracolosi” in cui crede davvero), ai confini con la legalità e convinte che la fine del mondo stia per arrivare.
Un universo che non conoscevo e che, proprio per questo, mi ha colpita moltissimo.
2. L’educazione che salva
Tara inizia il suo cammino sulla strada dell’istruzione grazie alla curiosità, che prende progressivamente il sopravvento e la spinge a conoscere la storia (non sapeva neppure cosa fossero l’Olocausto o l’attacco alle Torri Gemelle!), le parole giuste per dare un nome – e un senso – alle cose, fino alla propria condizione, e nuove possibilità per se stessa e per il modo in cui guardare il mondo.
3. Le scelte che dividono
Con grande determinazione e attraverso uno sforzo enorme, Tara prosegue sulla strada dell’istruzione, si iscrive a scuola e si distingue negli studi. Cerca di integrarsi, non senza difficoltà, in una società che non conosce e di cui deve imparare regole, codici e linguaggi.
Ma il prezzo da pagare è altissimo: tagliare dolorosamente i ponti con la sua famiglia, che la considera ormai corrotta dalla società moderna, fino ad arrivare a ritenerla addirittura posseduta dal demonio.



