In un certo senso il libro dell’autrice irlandese Aisling Rawle “La vita facile” (e/o nella traduzione di Edoardo Andreoni) potrebbe rientrare nel lungo elenco di romanzi distopici ormai in circolazione, se non fosse che il reality show che viene raccontato potrebbe tranquillamente essere già in un palinsesto del presente. Quindi, sintonizzatevi su questa opera prima e preparatevi ad esserne spiazzati e coinvolti.
La trama di “La vita facile” di Aisling Rawle
Quando Lily si sveglia in una grande stanza da letto, con lei ci sono solo le altre nove concorrenti, mentre i dieci ragazzi che con loro parteciperanno a un seguitissimo reality show arriveranno dal deserto che circonda il compound dove dovranno rimanere il più possibile, senza essere eliminati.
Solo nove maschi superano la traversata, facendo capire che nulla sarà facile in questo gioco. Per vincere, i giovani – tutti belli e in forma – dovranno superare diverse prove annunciate da uno schermo, ottenendo in cambio oggetti di lusso che potranno portare con sé quando saranno eliminati.
Alcune prove sono banali, altre spietate o perverse, e chi non rispetta le regole può essere punito, anche prima di essere eliminato. Soprattutto, sino a quando non saranno rimasti gli ultimi cinque, dormire da soli porterà ad essere scacciati dal compound e sarà proibito parlare della propria vita fuori dal compound. Quella vita a cui Lily proprio non vuole tornare se non con il premio della fama, che forse la farà resistere in un mondo che si intuisce sconvolto da incendi e guerre. Dovrà solo capire se c’è qualcuno più di lei pronto a tutto, anche ai sacrifici più estremi.
“La vita facile” è particolarmente interessante perché si mette su un terreno diverso rispetto alle distopie che dilagano in libreria e perché è un romanzo diretto e intrigante, che può piacere a tipologie diverse di lettori e a noi è piaciuto per tre buoni motivi.
Tre buoni motivi per leggere “La vita facile”
1. La feroce gara della conformità
Quello che colpisce immediatamente il lettore di “La vita facile” è la banalità dei premi offerti durante lo show, il cui valore sembra sproporzionato rispetto a quello che i concorrenti sono disposti a fare. Inoltre sono quasi tutti premi legati a un benessere fisico e materiale di superficie, come se la massima aspirazione per un ragazzo o una ragazza sia essere un influencer testimonial di marchi.
L’effetto è spiazzante, perché in fondo quella che viene messa in scena è la via che mettiamo sui social tutti i giorni, dove si compete per l’attenzione dimostrando di essere quelli che si avvicinano di più al modello stabilito da algoritmi che manipolano i nostri desideri. Un effetto che aumenta di volume quando capiamo che noi lettori siamo, in fondo, i telespettatori di cui Lily, la voce narrante, è sempre consapevole.
2. Una violenza sempre pronta ad esplodere
Mettere delle persone in un luogo isolato e ostile è un esperimento sociale che la letteratura ha fatto molto prima della televisione, come dimostra “Il signore delle mosche”, ma i reality rappresentano un salto di scala perché hanno trasformato il conflitto in un prodotto di intrattenimento, come si vede anche in “Catene di gloria” di Nana Kwame Adjei-Brenyah(o in “Acido Solforico” di Amélie Nothomb).
Quando i concorrenti del compound devono superare delle prove umilianti in cambio dell’acqua potabile, quello che ci fa vedere Aisling Rawle è quanto il pubblico sia disposto a spingersi oltre il voyeurismo della violenza. Una violenza che nel compound è sempre latente e pronta ad esplodere e a cui ci si può sottrarre solo arrendendosi e, quindi, perdendo. Perché anche se nessuno dei concorrenti dello show è mai morto, anche questa certezza vacilla in un finale sorprendente e rivelatore.
3. Ai confini della catastrofe
Quello che rimane indefinito per tutto il romanzo è come sia il mondo fuori dal compound. I concorrenti parlano di vite normali, addirittura noiose, ma i maschi o sono stati o rischiano di andare in guerra, dove è anche il padre di Lily. Ma non sappiamo quale guerra, né dove sia il compound e cosa siano gli incendi che animano sempre il confine dell’orizzonte, aldilà del deserto, né perchè fuori tutti portino le mascherine.
Come nella migliore fantascienza sociale, la catastrofe del futuro è solo suggerita e proprio per questo incombe sui destini dei protagonisti che devono fare i conti con i propri sentimenti che è dove l’umanità si perde o si ritrova come Aisling (che nella vita fa l’insegnante) ci mostra con una scrittura ricca di quell’empatia che è, spesso, la prima vittima di ogni gara ripresa dalle telecamere.



