La storia e il Giorno della Memoria: 4 libri diversi dal solito

Tempo di lettura: 2 minuti

Il Giorno della Memoria non è una semplice ricorrenza: la sua istituzione da parte dell’ONU nel 2005, risponde a una particolare esigenza che trova probabilmente la sua principale ragione nella sempre maggiore distanza del presente da quella che è la più grande catastrofe del ‘900 (e forse della storia umana), l’Olocausto. In gioco è la capacità della nostra società di ricordare, e quindi il rischio di dimenticare: si costruisce una strategia di difesa e di protezione di fronte al rischio di un’estinzione, una dissolvenza, una perdita.

Quello su cui sarebbe giusto riflettere è quindi perché ci sia questo rischio. Molti sostengono che in un’epoca in cui le informazioni scorrono velocissime in un flusso continuo, il presente divori completamente il passato, trasformandoci quindi in una società incapace di trattenere e tramandare il passato.  La smemoratezza sarebbe quindi una condizione strutturale del modo in cui oggi conserviamo e tramandiamo le nostre esperienze. Questa condizione sarebbe peraltro resa più pericolosa a fronte della progressiva scomparsa dei testimoni oculari della Shoah.

Altri richiamano invece l’attenzione sul fatto che ogni memoria sia necessariamente selettiva: si dimentica quello che si sceglie di dimenticare, o si dimentica perché si vuole raccontare una storia diversa di quella che è sempre stata raccontata. In questo senso l’istituzionalizzazione della memoria del genocidio è la risposta inevitabile al revisionismo di chi vuole addirittura negare quella tragedia, o ridimensionarla o manipolarla per ridare cittadinanza a posizioni culturali e politiche che da quella storia sono state relegate all’inaccettabilità.

Tutte queste considerazioni riconducono al ruolo che lo studio della storia e la sua scrittura devono avere nella costruzione di valori condivisi. Un ruolo sempre più difficile da preservare quando parliamo di post verità, una formula nuova dietro quale si cela un problema antico: come si stabilisce la verità? Chi ha il diritto di dirla? La si trova nei documenti o nelle testimonianze dirette?

Sono questioni davvero cruciali, e pre questo vogliamo consigliare per questo Giorno della Momoria due libri di storia e due libri che si pongono il problema del metodo storico e della verità.

Deborah E. Lipstadt, “Il processo Eichmann” (Einaudi 2014)

Il processo più famoso del ‘900, seguito e raccontato da romanzieri come Philip Roth o studiose come Hannah Arendt, visto soprattutto dal punto di vista del popolo e dello stato israeliani, chiamati non solo a giudicare uno dei più spietati criminali nazisti, ma a interrogarsi su se stesso, sul proprio ruolo, sul concetto di vittima, sul confine tra diritto e identità storica. Un libro appassionante nel suo straordinario rigore.

Peter Longherich, “Verso la soluzione finale – La Conferenza di Wansee” (Einaudi, 2018)

Il 20 gennaio 1942 Reinhard Heydrich, capo dell’Uffico Centrale per la sicurezza del Reich, figura di primo piano nella gerarchia nazista, promuove e presiede una riunione in cui si formalizza la scelta di procedere la soluzione finale. Di quella riunione viene redatto un verbale di 15 pagine che troviamo nel libro e che lo storico analizza dopo aver illustrato le premesse della Conferenza. Un’opera che in poche pagine illustra lo spietato e preciso funzionamento della volontà nazista.

Carlo Ginzburg, “Il filo e le tracce – Vero falso finto” (Feltrinelli, 2006)

La verità è qualcosa che esiste? In 16 saggi brevi che affrontano vari episodi storici noti e meno noti, Ginzburg affronta, in grande anticipo sui tempi, la questione della falsificazione dei discorsi e la costruzione delle strategie di potere attraverso la parola e la scrittura. In particolare in “Rapprsentare il nemico” ci viene raccontata la storia della fake news più influente e nefasta della storia, la scrittura dei “Protocolli dei savi di Sion”: un falso usato per giustificare l’antisemitismo che viene purtroppo citato ancora oggi, anche da chi crede in QAnon.

Frida Bertolini, “Gli inganni della memoria – Testimonianza, falsificazioni, negazioni” (Mimesis, 2016)

Una monografia che approfondisce le tematiche affrontate da Ginzburg, concentrandosi sulla credibilità del racconto dei testimoni. Quanto, le bugie o i falsi ricordi di un testimone giustificano il revisionismo o addirittura il negazionismo? Quale è la responsabilità dello storico di fronte ai racconti falsi di fatti veri? In un libro che parte da fatti di cronaca molto dibattutti sulla memoria dell’olocausto, Frida Bartolini affronta la storia come un detective un caso: affidandosi non alle teorie ma alle prove.

 

Perché “Dolore e furore....

La lettura di “Dolore e furore. Una storia delle...

Gli uomini della bomba...

Ha senso leggere i testi teatrali? In molti casi...

“Generazione Settanta” di Miguel...

Il sottotitolo dell'ultimo saggio storico di Miguel Gotor (Einaudi,...

Giorno della Memoria: 3...

Se anche Liliana Segre (di cui Einaudi ha appena...

“Ai piani bassi”: la...

Di recente, con un ritardo paragonabile solo a quello...

Un libro per il...

di Simone Farello C'è chi disse che "la storia è...

Arriva la nostra rassegna estiva “Libri in piazzetta”

Ad Arenzano arriva una nuova rassegna letteraria per l'estate: si chiama "Libri in piazzetta" e sono sei appuntamenti con autrici e autori nella splendida...

Libri da leggere nel 2024: i nuovi “must have” per affrontare l’anno

Se vi sono piaciute le nostre guide con i libri che abbiamo più amato nell’arco del 2023 e la classifica delle recensioni più lette...

“Fuoco e sangue” e “House of the Dragon”: 8 grandi differenze tra libro e serie tv

Mai una gioia, per i fan del Trono di Spade: "Fuoco e sangue", il libro di George R. R. Martin dedicato alla storia della...

“Dieci cose che ho imparato”: il testamento di Piero Angela in 150 pagine

È difficile parlare di Piero Angela dopo che è stato scritto di tutto e di più. Dopo il dolore di aver perso una persona...

Libri da leggere nel 2023: 20 “must have” per affrontare l’anno nuovo

Se vi è piaciuta la nostra guida con i libri che abbiamo più amato nell'arco del 2022, eccoci qui alla classifica dei libri da...

Perché ci piacciono così tanto i libri giapponesi “feel good” che ci fanno stare bene

di Valentina Bocchino e Simone Farello Se siete lettori attenti, scommettiamo che avete fatto caso al vero e proprio boom di libri "rassicuranti", spesso giapponesi,...

“Le bambine non esistono” di Ukmina Manoori: l’Afghanistan e quelle bimbe vestite da maschi per sopravvivere

"Le bambine non esistono": parola di Ukmina Manoori, donna afghana che ha deciso di raccontare la sua storia molto particolare in un libro curato...

ANTEPRIMA | “Psicopompo” di Amélie Nothomb: lo stupro e le ali della scrittura che l’hanno salvata

Durante le nostre ultime vacanze in Francia non ho saputo resistere e ho comprato l'ultimo libro di Amélie Nothomb, "Psychopompe" (Albin Michel, 2023), non...

“Bridgerton” (Netflix): la vita difficile degli sceneggiatori

Le serie tv che conquistano milioni di spettatori e spettatrici devono molta della loro fortuna al testo, all’intreccio, quindi il loro successo (o fallimento)...