Siete cresciuti a pane e Robottoni? Amate Van Gogh e gli Impressionisti? La vostra vita è cambiata con il walkman? Non riuscivate a staccarvi dal GameBoy e da Super Mario? Avete il diario di Pokemon o la borsa piena di gadget di Hello Kitty? State aspettando con ansia la traduzione dell’ultimo romanzo di Murakami? Oppure, semplicemente, vi siete sempre chiesti quale sia il segreto del successo del Giappone o volete sapere cosa sia un Otaku? Beh: “POP. Come la cultura giapponese ha conquistato il mondo” di Matt Alt (Add editore, 2023, nella traduzione di Simone Roberto e con la bella illustrazione di copertina di Lucrezia Viperina) non è soltanto il libro che fa per voi, ma è quello che avete sempre desiderato leggere.
La trama del libro:
In un testo allo stesso tempo ricco e scorrevole, Matt Alt, che vive a Tokyo ed è reporter, conduttore televisivo e tra i fondatori di ‘AltJapan’ azienda specializzata nella traduzione in inglese di videogiochi e manga, racconta in nove capitoli la storia dei prodotti culturali, delle invenzioni e delle tecnologie che, dopo la Seconda guerra mondiale, dal Giappone si sono diffusi in tutto il mondo, cambiando le abitudini di intere generazioni e imponendo un vero e proprio soft power del Sol Levante. Una storia che si intreccia con quella di un Paese che prima risorge dalle sue ceneri per diventare una potenza economica mondiale capace di mettere paura agli USA e poi anticipa di quasi vent’anni la crisi del 2008, sprofondando in un declino esistenziale in cui però germogliano nuove tendenze destinate, ancora a diffondersi nello spazio globale. Tutto questo raccontato attraverso giochi, fumetti e gadget e i loro a volte improbabili, sempre sorprendenti, creatori.
“POP. Come la cultura giapponese ha conquistato il mondo” è “Il crisantemo e la spada” (il testo del 1946 dell’antropologa Ruth Benedict) del XXI Secolo. E se questo non bastasse, ecco altri tre buoni motivi per leggerlo.
1. Le mille vite del Made in Japan
Il Giappone affascina l’immaginario europeo dalla fine del XIX Secolo, quando l’Arcipelago fu costretto ad aprirsi all’esterno. Copiò molto dall’occidente, ma noi copiammo molto da loro, a partire dalla grafica. Ma quello che è successo dopo il 1945 e in particolare dagli anni ’80 è molto diverso: il nostro modo di essere è diventato più sensibile al kawaii e diverse generazioni di giovani sono cresciute con l’immaginario giapponese, come un tempo si cresceva con l’immaginario USA. Non più esotismo, ma ricezione e rielaborazione di mode e tendenze. É l’esperienza che abbiamo fatto molti di noi e che Matt Alt racconta e spiega in modo coinvolgente e accurato.
2. Un popolo molto poco tranquillo
Siamo abituati a immaginare i giapponesi come a un popolo inquadrato, disciplinato, che comprime l’individuo e il cambiamento è visto con sospetto. Alt ci racconta questa storia, ma anche un’altra, attraverso le vite straordinarie di imprenditori, innovatori e artisti. Scopriremo l’importanza delle donne come creative e che Rocky Joe e Gundam sono stati simboli di rivolte e proteste sociali. Scopriremo che gli hater e i complottismi sono la degenerazione di un social network giapponese e che Miyazaki e Murakami sono solo le punte di un iceberg di sensibilità e fantasia umana. Un libro che è una lente di ingrandimento di un paese che è un caleidoscopio.
3. Tutte le consolle della nostra vita
Se non tutti, alle nostre latitudini, si sono appassionati al karaoke o si riversano a Lucca in sfilate di cosplay, quasi tutti noi abbiamo ascoltato musica su un walkman e giocato su una consolle portatile. Possiamo non essere diventati hikikomori, nerd od otaku ma la cultura giapponese ci ha in qualche modo raggiunto e coinvolto e ci ha cambiato, anche se non ce ne siamo accorti. Lo spirito giapponese è penetrato nel pensiero occidentale con una delle forze più potenti: la fantasia, il desiderio di una realtà diversa. Ed anche se oggi forse conosciamo più marchi della sudcoreani o cinesi o, come sempre, americani, Matt Alt ci dice che il Giappone sta già pensando oggi quello che sogneremo domani.



