Avete presente quei film, quei libri o quegli spettacoli teatrali che iniziano con una situazione apparentemente normale che – nel corso degli eventi – deflagra in un “gioco al massacro” tra verità taciute, segreti e rapporti che si ribaltano completamente? Parlando di cinema mi vengono in mente, per esempio, “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese o “Carnage” di Roman Polanski (basato sull’opera teatrale di Yasmina Reza)?
Ecco, è un genere che adoro. E, in fondo, piace molto anche a Gabriele Muccino, che da “L’ultimo bacio” ad “A casa tutti bene” ha costruito gran parte della sua filmografia proprio su questo meccanismo narrativo. Così, quando ho visto che il suo ultimo film “Le cose non dette” è tratto da “Siracusa” di Delia Ephron (Fazi, 2018), ho acquistato il libro anziché andare al cinema. ho deciso di leggere prima il romanzo invece di andare al cinema. Recupererò anche il film, anche se confesso di avere un po’ di timore: dopo un libro così riuscito, il rischio di rimanere delusi dall’adattamento è sempre dietro l’angolo.
Di cosa parla “Siracusa” di Delia Ephron
Più di 330 pagine che scivolano via in pochissimo tempo per raccontare lo “sfaldamento” di due coppie di amici americani che decidono malauguratamente di trascorrere una vacanza insieme a Siracusa.
Da una parte ci sono Michael, scrittore affermato e piuttosto vanitoso, e la moglie Lizzie, giornalista in crisi professionale e personale. Dall’altra Finn, ristoratore dall’indole immatura, e sua moglie Taylor, maniaca del controllo e madre decisamente oppressiva. Con loro c’è anche Snow, la figlia di dieci anni, una bambina estremamente timida, silenziosa e matura per la sua età.
Se queste due coppie all’inizio sembrano andare d’accordo, il rapporto si incrinerà durante la vacanza tra piccole incomprensioni, vecchi rancori, segreti mai confessati e tensioni sotterranee che finiscono per alimentare un’escalation che conduce a un finale imprevedibile.
Tre buoni motivi per leggerlo
1. La commedia umana
I protagonisti incarnano pregi e difetti dell’animo umano. Ognuno porta con sé fragilità, manie, insicurezze e desideri inconfessabili, e la convivenza forzata non fa che amplificarli.
Pagina dopo pagina diventa evidente quanto siano incompatibili sotto molti aspetti e, allo stesso tempo, quanto alcune attrazioni mai del tutto sopite rischino di far saltare definitivamente gli equilibri del gruppo
2. Un magistrale crescendo di tensione
Il vero punto di forza del romanzo è il modo in cui la tensione cresce costantemente. Delia Ephron costruisce un perfetto “gioco al massacro“, in cui ogni dialogo, ogni gesto e ogni rivelazione aggiungono un tassello destinato a far esplodere il conflitto. È uno di quei libri che si divorano, perché ogni capitolo ti spinge inevitabilmente a leggere quello successivo.
Senza dubbio materiale perfetto per un film di Gabriele Muccino che, come al solito, viviseziona i rapporti familiari e di amicizia svelandone ipocrisie e frustrazioni. Oh, non crediate che io sia una persona che vede tutto nero, anzi: però, dal punto di vista narrativo, questi meccanismi sono incredibilmente coinvolgenti.
3. L’intreccio delle voci dei protagonisti
Ho trovato molto azzeccata anche la tecnica usata dall’autrice Delia Ephron: le voci dei quattro principali protagonisti si alternano, raccontando ognuno un capitolo diverso.
Questo espediente permette non solo di conoscere i pensieri e le motivazioni di ogni personaggio, ma rivela fin dalle prime pagine che tutta la storia è un lungo flashback. Chi racconta conosce già l’esito degli eventi e lascia continuamente trapelare riferimenti a un “evento traumatico” o a episodi che saranno poi rielaborati in terapia.
Spetta a noi lettori, dunque, ricomporre il puzzle insieme ai protagonisti, mentre emergono poco alla volta gelosie, rivalità, bugie, attrazioni incrociate e antipatie in un meccanismo narrativo che tiene alta la tensione fino all’ultima pagina.




