Corea del Sud: l’ultimo libro di “The Passenger” per scoprire cosa c’è dietro il boom

SUL LIBRO

Un viaggio in Corea del Sud per capire le complessità e le contraddizioni di una società che, con i suoi prodotti culturali e tecnologici, sta irrompendo nelle nostre case

Uno dei fenomeni del momento – come abbiamo già avuto modo di scrivere – sembra essere la Corea del Sud. L’onda coreana chiamata “Hallyu” ci sta letteralmente travolgendo: va di moda il k-pop, guardiamo sempre più serie e film coreani sulle piattaforme (basti citare “Squid Game”, “Crash landing on you” e “Mask girl”), le ultime novità della tecnologia arrivano dalla Corea del Sud (la Samsung vi dice qualcosa?) e i prodotti di cosmesi della k-beauty ci vengono spacciati come i migliori sul mercato al momento. E potrei continuare.

Corea del Sud: un “boom” inarrestabile

Anche la letteratura segue questa strada: sono sempre di più i libri sudcoreani (qui la nostra apposita sezione) che ci capita di trovare sugli scaffali delle librerie, alcuni davvero molto belli. Insomma, una vera e propria “invasione culturale” (se volete saperne di più su questo tipo di contaminazioni, leggete “Atlante della cultura – Da Netflix allo yoga, il nuovo soft power” di Antoine Pecqueur, Add Editore).

Ma se i libri di autori sudcoreani ci insegnano a guardare il mondo dal loro punto di vista, per cercare di interpretare queste visioni ci viene in aiuto l’ultimo saggio della collana “The Passenger” di Iperborea, dedicato proprio alla Corea del Sud e uscito quest’anno (2024).

Una collana veramente notevole che sta sfornando una serie di libri bellissimi, guide atipiche che – tramite reportage di giornalisti e scrittori, dati, infografiche e interventi mirati – spiegano culture, contraddizioni e fenomeni di Paesi stranieri. Quella dedicata al Giappone tra l’altro ci era stata davvero utile per prepararci al viaggio. Non tanto per fornirci consigli su cosa mettere in valigia o cosa vedere una volta arrivati, ma per addentrarci un po’ di più in una cultura così complessa e diversa.

Torniamo al libro di “The Passenger” dedicato alla Corea del Sud. Ecco tre considerazioni che poi sono anche tre buoni motivi per leggerlo:

1. Non una guida, ma un libro che parla della società

Come scrivevo prima non è una guida turistica ma vi sarà indispensabile se vorrete avvicinarvi un po’ di più alla cultura sudcoreana e alla comprensione di alcune dinamiche. Magari in preparazione di un viaggio, oppure semplicemente per approcciarvi al fenomeno del momento.

I capitoli sono vari reportage che parlano della denatalità e di una cultura ancora troppo patriarcale, della rivalità con Giappone e Cina (stati che comunque si sono fortemente contaminati nei secoli), del k-pop che – oltre a essere un’operazione commerciale potentissima – vuole parlare ai giovani sempre più soli, del salto tecnologico che ha trasformato un paese poverissimo in uno dei più celebri (ma anche delle condizioni dei lavoratori), dell’ossessione per l’apparenza e il ricorso al bisturi facile e ovviamente dei rapporti con la Corea del Nord e della tristemente famosa zona demilitarizzata in cui vengono organizzate gite per “dark tourist” alla ricerca di adrenalina.

2. Corea del Sud e Giappone: così vicini, così lontani

Sempre meno figli, lavori con ritmi a volte disumani, depressione, ipercompetitività, una passione per il baseball e per la tecnologia. Vi ricorda qualcosa? Sicuramente, a una prima lettura, l’odiato Giappone (i due paesi storicamente non sono mai stati in buoni rapporti, anzi, si può dire che i giapponesi ne abbiano combinate di cotte e di crude).

Ma queste due nazioni sono davvero così simili? Da quel che leggiamo (e anche da quel che abbiamo visto in Giappone con i nostri occhi), non proprio. Sono sicuramente società asiatiche che hanno nel dna il modello per cui la comunità viene prima dell’individuo singolo, con tutti i pregi, i difetti e le contraddizioni del caso. Questo sicuramente porta all’ipercompetitività che diventa affare nazionale, dunque all’iperlavoro, allo schiacciamento e infine alla depressione dell’individuo.

Ma mentre il Giappone è forse uno dei pochissimi esempi ormai di “regno della classe media”, in cui il turbocapitalismo ha fatto fatica a imporre le sue logiche e dunque si trovano anche molte meno diseguaglianze sociali, in Corea del Sud invece la trasformazione è stata più devastante.

Anche perché la Corea è stata brutalmente lacerata in due, e ciascuna delle due parti, nord e sud – complici anche i vari stati alleati – ha estremizzato le sue caratteristiche politico economiche. Dunque, anche a causa delle diseguaglianze sociali che in Corea del Sud sono molto più forti che in Giappone, molti fenomeni sono più estremizzati. Ancora più competitività, ancora più violenza, ancora più fatica a sopravvivere senza lasciarsi sommergere.

Lo abbiamo visto bene con “Squid Game“: oltre alla dose di violenza massiccia, ci dice qualcosa su molti sudcoreani che non hanno più niente da perdere. E per farsi un’idea della divisione tra chi sta bene e chi sta male (anzi, malissimo) non possiamo che consigliare “Parasite” di Bong Joon-ho, Palma d’oro a Cannes e quattro Oscar nel 2020.

3. Una gioia da sfogliare in versione cartacea

Lo dico per chi avesse l’intenzione di comprarlo in formato e-book: non fatelo (in passato ero caduta in questo errore dunque parlo con cognizione di causa).

Quelli di “The Passenger” sono libri che vale la pena leggere assolutamente in versione cartacea: Iperborea ha investito (e ha fatto bene) in una serie di prodotti che sulle pagine rendono il massimo. Ci sono infatti pagine colorate, fotografie, riquadri, tabelle, infografiche, disegni, impaginazioni dinamiche che mettono davvero la voglia di maneggiare il libro.

È anche il pregio di diverse case editrici che stanno investendo nelle impaginazioni (e spesso anche nelle copertine) per non far morire il mercato della carta: brave!

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