“Mensaleri” di Wu Ming 2: ciò che il capitale non riesce a distruggere

SUL LIBRO

Wu Ming 2 scrive un romanzo storico dal punto di vista delle classi subalterne pieno di avventure in cui un eroe collettivo (il popolo) ha tanti nomi e volti in cui ognuno può riconoscersi. E la speranza è proprio che lo facciano in tanti

Come scrive l’autore nei ringraziamenti alla fine di “Mensaleri” (Einaudi, 2025), i libri dei singoli componenti del collettivo di scrittura Wu Ming sono sempre più intrecciati: così l’ultimo romanzo di Wu Ming 2 (Giovanni Cattabriga) sgorga dalla stessa dimensione de “Gli uomini pesce” di Wu Ming 1, laddove le fratture sociali e ambientali del nostro presente generano nuove possibilità di riscatto e trasformazione attraverso la forza dell’immaginario.

I Wu Ming non sono sui social (ma gestiscono il florido sito web Giap) e portano il loro lavoro in tutta Italia con centinaia di presentazioni. Sono seguitissimi – lo dimostra anche che la recensione de “Gli uomini pesce” è una delle più lette del 2025 sul nostro blog – ma di loro i media mainstream parlano molto poco. Sono popolari, a partire dal loro modo di raccontare storie, ma profondamente radicali, refrattari all’omologazione del realismo capitalista e della narrativa mainstream.

“Mensaleri” di Wu Ming 2: la trama in breve

Lo dimostra anche “Mensaleri”, che è allo stesso tempo un romanzo storico, un’epica working class, un intreccio di trame enigmatiche e labirintiche, un ibrido letterario di verità e finzione.

C’è tutto questo nella storia del villaggio operaio (Mensaleri, appunto) fondato dall’imprenditore della carta Celso Mensa alla fine dell’800 sul fiume Leri, passato dall’età dell’oro dell’illuminato fondatore alle vendite e alle crisi del dopoguerra, dalla dismissione forse irreparabile degli anni ’90 al progetto di rinascita proposto da Riniero, ultimo dei Mensa, pronto a portare il paese nel millennio della speculazione finanziaria ed edilizia.

Una traiettoria che si sovrappone a quella di una misteriosa Madonna del Latte apparsa nel 1300 e che ha lasciato al popolo una propria statua e il miracolo di un vino che grazie a bruchi e farfalle si trasforma in una prodigiosa bevanda capace di far espandere il tempo di chi lo beve. Un segreto tramandato dalle donne del villaggio nei secoli e che contende ai Mensa il potere sulla comunità.

Un conflitto che si rinnova quando il villaggio deve decidere se il progetto Mensaleri Duemila valga davvero la pena.

“Mensaleri” è un romanzo così denso e travolgente e pieno di personaggi che si fa fatica a contenerlo a tre buoni motivi per leggerlo, ma ci proviamo lo stesso.

1. Quello che il capitale non riesce a distruggere

Il capitalismo si basa sulla distruzione creatrice, un concetto che è valso ancora quest’anno il premio Nobel per l’Economia a Philippe Agion.

“Mensaleri” contesta questa forza in due modi. Innanzitutto raccontando tutto ciò che viene distrutto, senza scrupoli, in nome del profitto: l’ambiente, le tradizioni, la solidarietà tra le persone, i piaceri, la libertà di decidere per sé stessi. Ma, soprattutto, dimostrando che una società basata sul collettivo e non sulla competizione tra individui ha una sua straordinaria capacità creativa, che cambia il mondo senza distruggerlo, che crea abbondanza senza generare povertà, che usa il tempo senza consumarlo.

“Mensaleri” non indugia mai nella nostalgia del passato ma apre alle possibilità del futuro grazie a un dialogo tra generazioni e linguaggi che compie il miracolo del tutto umano della crisalide: la trasformazione in qualcosa capace di volare lontano. Così la lotta non è tra movimento e stasi, ma tra idee opposte di movimento.

2. La lotta per il tempo

La posta in gioco, tra la famiglia Mensa e i loro operai, è il tempo. I padroni, ci dice “Mensaleri”, anche i più paternalistici, non sono mai disinteressati. Ciò che vogliono è il tempo dei lavoratori, ed è per questo che fanno di tutto per impossessarsi del segreto del latte di vino, perché non tollerano l’idea di non poter mettere le mani su qualsiasi cosa. Soprattutto su una sostanza che, si dice, abbia il potere di “allungare” il tempo.

Lo fanno anche perché vogliono trasformare questo bene pubblico in prodotto, imbottigliandolo e vendendolo. Le donne custodi del segreto lottano quindi per difenderlo dall’esproprio e dalla privatizzazione, tramandandosi non una formula o una ricetta ma la dimensione del collettivo, dello stare insieme. Una forza più grande di qualunque miracolo.

3. Il segreto indicibile dei ricchi

Una delle cose più interessanti di “Mensaleri” è la storia dei maghi cartomanti che di generazione in generazione affiancano i Mensa come particolari consulenti aziendali.

Dietro la presunta razionalità di manager e finanzieri c’è dunque più superstizione che nel popolo che si affida alla Madonna del Latte. Ciò che i Mensa rivendicano in nome della ragione e del merito è imbevuto di magia e trucchi e in modo analogo, la presunta bontà del vecchio padrone è solo una trama di inganni destinata anch’essa a restare uguale cambiando forma, sino alla grande illusione delle riqualificazioni che chiudono le fabbriche per costruire case e alberghi.

Wu Ming 2 scrive un romanzo storico dal punto di vista delle classi subalterne pieno di avventure in cui un eroe collettivo (il popolo) ha tanti nomi e volti in cui ognuno può riconoscersi. E la speranza è proprio che lo facciano in tanti.

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