Con “Gli uomini pesce” (Einaudi, 2024) il collettivo Wu Ming e Wu Ming 1 – Roberto Bui portano a compimento un progetto che considero il più significativo nella letteratura italiana di questo primo quarto di secolo. Un ciclo che ha radici più lontane ma ha preso la sua forma definitiva nel turbinio della pandemia, che il collettivo ha affrontato con acume critico e usandolo come chiave interpretativa delle derive autoritarie del nostro presente. Così dopo il saggio “Q di Qomplotto” (Alegre) c’è stato il romanzo “Ufo 78” (Einaudi) e infine “Gli uomini pesce”.
Il romanzo racconta la storia di Ilario Nevi – prima protagonista della resistenza nel ferrarese, quindi esponente del neorealismo e poi documentarista militante – ricostruita dopo la sua morte dalla nipote geografa Antonia. Una trama ricchissima, fatta di misteri, rivelazioni e personaggi incredibili, tra alchimisti, ufologi, ambientalisti, criminali in fuga, musicisti di avanguardia, supereroi improbabili, H. P. Lovecraft e i Beatles. Un romanzo civile e schierato, che annoda il filo della guerra partigiana e antifascista con le battaglie ambientaliste contro la cementificazione e l’aggressione petrolchimica del Delta del Po tra Ferrara e Rovigo: luogo nevralgico delle contraddizioni del boom economico prima e del capitalismo sfrenato poi.
“Gli uomini pesce” è l’epica antieroica di cui abbiamo bisogno in questi tempi bui e faccio fatica a elencare solo tre buoni motivi per leggerlo.
1. Una narrativa più vera della storia
Ilario Nevi e tutti gli altri protagonisti del romanzo sono personaggi di fantasia. Ma interagiscono con i personaggi reali grazie alla reinvenzione del romanzo storico di Wu Ming: la finzione viene inserita in ciò che è realmente accaduto rendendo impossibile distinguere i due livelli. Questo non crea confusione ma coinvolge il lettore, perché l’immaginario permette di accedere alla realtà storica in modo attivo. “Gli uomini pesce” racconta figure e idee della vicenda sociale italiana spesso silenziati: la resistenza, in nome della pacificazione; l’ecologia, in nome di una speculazione spacciata per progresso; l’emancipazione in nome del conformismo. Se un romanzo può essere coraggioso, “Gli uomini pesce” è il più coraggioso che possiate leggere.
2. L’avventura di una ricerca piena di sorprese
Il libro di fatto parla di due ricerche. Quella che Antonia compie sulla vita di Ilario, che morendo ha rivelato un grande segreto su di sé ma ne ha lasciati altri da scoprire tra carte, mappe, indizi, confessioni in cui l’amata nipote dovrà districarsi. E quella che Antonia compie su sé stessa: dopo aver perso due figlie in un incidente stradale deve scegliere cosa fare del rapporto con il marito e del suo lavoro di ricercatrice impegnata nel proporre un nuovo rapporto tra l’uomo e l’ambiente. Indagare sugli enigmi disseminati da Ilario la porteranno a sciogliere i propri nodi interiori: raccontare la storia di un altro le permette di scrivere la propria. Un intreccio narrativo sempre sorprendente che fa volare 600 pagine come se fossero 60.
3. Tutte le forme della fluidità
Chi sono gli uomini pesce che forse abitano il Delta del Po? Creature mitologiche e leggendarie protagoniste del folclore popolare? Alieni venuti da un altro pianeta? Allucinazioni? Mostri generati dall’inquinamento? Sicuramente sono figure ibride, che mettono in discussione le nostre certezze. E questo romanzo, ibrido anche nella sua forma, smonta i miti della solidità e della nettezza per dare valore a ciò che è fluido, liquido, sempre in movimento e in trasformazione, come in “Blackwater” di Michael McDowell. Un libro che fa saga a sè e in cui è bellissimo gettarsi come un rafting, per arrivare alla foce e pensare che sarebbe proprio bello se ci fosse un seguito di questo viaggio nel nostro passato, presente e futuro. Questo viaggio ibrido.



