Se mi venisse chiesto qual è la mia scrittrice preferita, ascoltando il cuore risponderei subito Bianca Pitzorno. È un’autrice strepitosa che mi ha accompagnata con i suoi libri dall’infanzia all’età adulta.
Da bambina andavo letteralmente pazza per le sue opere: da “Streghetta mia” ad “Ascolta il mio cuore”, da “L’incredibile storia di Lavinia” a “Polissena del Porcello” passando per “Speciale Violante”, “Tornatràs” e “Extraterrestre alla pari” (mi sembra ancora così surreale e senza senso la polemica su quest’ultimo libro definito anni fa ‘gender’ da alcuni). E tanti altri, tutti accomunati da una fantasia fervida, da un ritmo acceso e da un grande senso dell’ironia.
Quando dico che è una degli autori con cui sono cresciuta è perché dai primi anni del Duemila questa favolosa scrittrice non scrive più libri per l’infanzia ma soltanto per adulti. Di questo secondo filone avevo letto “La bambinaia francese” e ora “La sonnambula” (Bompiani, 2026) che tra l’altro è finalista per il premio Strega. Inutile dirvi che sto tifando per lei!
“La sonnambula” di Bianca Pitzorno: la trama
La storia ruota intorno alla vicenda di Ofelia Rossi, “rinomata sonnambula” come recita un annuncio pubblicato su un giornale di fine ‘800. Ofelia è una sonnambula – ovvero è preda di svenimenti improvvisi dai quali si risveglia con il presagio di un evento futuro – che decide di sottrarsi a un destino di violenze e guadagnarsi da vivere autonomamente, offrendo consulti per il prezzo di 5 lire.
Le sue clienti sono perlopiù signore che covano nell’animo inquietudini e desideri per sé stesse o per coloro che amano. La sonnambula le fa parlare, le sa ascoltare, poi simula una trance, impugna una penna d’oca e scrive il suo responso. Fino a quando cominciano a verificarsi eventi che sfuggono anche alla sua sapiente regia, e il passato torna a bussare alla sua porta.
Tre buoni motivi per leggerlo
1. Donne che scelgono il loro destino
L’autrice immagina una storia ambientata alla fine dell’800 per parlare anche del presente, mettendo in evidenza la lotta delle donne, sempre attuale, per scegliere il proprio destino ed essere libere e indipendenti. Ofelia compie una scelta coraggiosissima – specialmente per l’epoca in cui vive – e decide di fuggire lontano dal marito che, se all’inizio si comportava in modo amorevole, successivamente rivela la sua vera natura violenta e manipolatrice.
Ma come può guadagnare per vivere? La risposta arriva proprio dalla misteriosa abilità di Ofelia: offrire consulenze a pagamento, sfruttando la sua abilità di veggente. Quello che la clientela non sa, però, è che le sue profezie non arrivano a comando. Dunque, il più delle volte, Ofelia si trova costretta a bluffare. Ed è proprio questo il bello: a volte non serve una “sonnambula” per dare il consiglio giusto e suggerire decisioni coraggiose…
2. Uno stile semplice per una storia potente
Ricordavo lo stile di Bianca Pitzorno fin da quando ero bambina e sono rimasta piacevolmente sorpresa nel ritrovarlo anche nei suoi romanzi per adulti. È una scrittura che conserva qualcosa di fiabesco e di meraviglioso, come una storia raccontata attorno al fuoco, quasi sempre con qualche elemento magico o fantastico.
Pitzorno è una straordinaria scrittrice, nota soprattutto per la narrativa per l’infanzia, e possiede una cifra stilistica limpida e immediata, semplice ma mai banale. La sua eleganza non ha bisogno di ostentazione e, in questo romanzo, la mette al servizio di una storia d’avventura che parla di donne, di libertà e della lotta per conquistare il diritto di scegliere il proprio destino. È un libro pensato per gli adulti, ma che potrebbe parlare anche a un pubblico young adult, perché invita a riflettere, sognare e immaginare.
3. Un bellissimo esercizio di fantasia
Bianca Pitzorno ha inventato la storia di Ofelia Rossi prendendo spunto da una vera inserzione pubblicata su un giornale di fine ‘800: un bellissimo esercizio di fantasia immaginare la vita di questa giovane “rinomata sonnambula”, dando giustizia a lei e a molte altre donne.










