In un giorno di luglio del 1990, Liliana Garza viene trovata uccisa nella sua casa di studentessa di architettura di Città del Messico. Il colpevole viene individuato abbastanza presto, ma quell’ex fidanzato ossessivo e violento non sarà mai consegnato alla giustizia per scontare la sua pena. Trent’anni dopo, la sorella di Liliana, l’insegnante e scrittrice Cristina Rivera Garza, decide di ricostruire la vicenda e di metterla nero su bianco, in questo libro. “L’invincibile estate di Liliana” (Sur edizioni, 2023, nella bellissima traduzione di Giulia Zavagna) è un libro dolorosamente attuale e che sprigiona tutto il potenziale dell’atto civile della scrittura.
Il libro, in breve
Come molte opere che oggi sono raccolte sotto l’etichetta piuttosto generica della non fiction, “L’invincibile estate di Liliana” sfugge alla rigidità dei generi. É un memoir ed un’inchiesta giornalistica, ma ha un ritmo prettamente narrativo. In realtà è un puzzle, in cui la visione in soggettiva dell’autrice si alterna a testimonianze di chi ha conosciuto Liliana – in particolare compagni e compagne dell’Università – e soprattutto a scritti di Liliana stessa, conservati a lungo dalla famiglia e rimasti intonsi sino a questo libro: lettere, disegni, appunti ai margini di quaderni, cartoline di una giovane donna. Documenti che non la riportano in vita ma le restituiscono quello che il suo stalker e assassino le ha tolto: la libertà di una propria voce, la libertà delle proprie scelte e dei propri sentimenti. La potenza di questo lavoro è che è scritto tanto da Cristina, viva, che da Liliana, prima che qualcuno la uccidesse.
Tre buoni motivi per leggerlo
“L’invincibile estate di Liliana” è un libro struggente ma allo stesso tempo pieno di vita e di consapevolezza, e non è stato facile fermarsi a tre buoni motivi per leggerlo.
1Il femminicidio, non solo in Messico, è stato a lungo un tabù, perché nominarlo, rilevarlo, denunciarlo, significa scoperchiare l’ipocrisia e la violenza del patriarcato. L’autrice spiega molto bene che il motivo in cui lei e la sua famiglia hanno vissuto per trent’anni senza parlare, perché “restare in silenzio è stato un modo di difenderti, Liliana. Un modo goffo e atroce di proteggerti. Abbiamo abbassato la voce e ci siamo relegati in noi stessi, con te dentro, per non esporti alle facili accuse, alle curiosità morbose, agli sguardi di commiserazione”. Perché il patriarcato dice alle vittime di femminicidio che in qualche modo è colpa loro. Ma quando si impone la parola femminicidio, il patriarcato è nudo. Così e il libro di Cristina Rivera Garza è un coro di “Donne in cerca di giustizia. Donne esauste, ma unite. Ormai per sempre furiose”. E in questo coro la voce di Liliana è quella più forte.
2Liliana Garza era una studentessa di grande valore, il punto di riferimento di molti suoi compagni. Era libera, ma viveva in una società che non le aveva insegnato a riconoscere il più insidioso dei moventi omicidi: l’amore romantico. L’inchiesta dell’autrice ci guida nelle strade che stanno conducendo le donne ad avere un linguaggio che spezzi le catene del linguaggio in cui sono state costrette. Ai fascicoli della burocrazia si contrappongono i testi vividi di Liliana, che prende coscienza dei suoi diritti e per questo viene uccisa. La storia di Liliana è quella di una rivolta spezzata, la storia di una donna che “Fino all’ultimo momento pensò di poter vincere” e questo libro riprende quella rivolta, che non ha alcuna intenzione di fermarsi.
3Questo libro è un acuto lavoro sulla memoria, su come rimuoviamo o, invece, ricordiamo. E il concetto chiave è che ognuno di noi è un archivio. Quando Cristina Rivera Garza decide finalmente di aprire il baule che contiene gli scritti di sua sorella, lo fa capendo quale è il potenziale di quei testi, non solo per ricostruire quello che è successo, ma per non costringere Liliana ad essere, ancora una volta, raccontata da qualcun altro. La calligrafia di Liliana è l’esatto opposto dei fascicoli polizieschi e giudiziari che giacciono nell’archivio silenzioso, indifferente e spersonalizzante di chi trasforma le donne in numeri che nessuno conta. Cristina ci ricorda che la stanza di sua sorella è rimasta intatta, ma ora questo libro la spalanca alla nostre coscienze.




