Tre indizi, un giallo: “Veleno” di Pablo Trincia, un true crime da brividi

Il true crime è diventato un genere letterario molto seguito. In televisione proliferano i programmi e le serie tv sui casi più controversi di cronaca nera (che siano essi risolti, irrisolti o controversi) e riscuotono un grande successo. Pensiamo al recente “Il caso Yara – Oltre ogni ragionevole dubbio” prodotto da Netflix o al lavoro transmediale di Carlo Lucarelli che ha narrato le stesse vicende sul piccolo schermo, in libri e infine attraverso i podcast, un media che si presta perfettamente a questo tipo di narrazione.

Il rischio è, come spesso accade, che l’eccesso di produzioni porti a un abbassamento della qualità e al prevalere dell’aspetto morboso nell’esposizione di vicende che sono state molto dolorose.

Un rischio in cui non incappa Pablo Trincia, che con “Veleno. Una storia vera” ha scritto un’inchiesta di grande impatto con una misura e un equilibrio davvero rari e pregevoli. “Veleno” è un podcast, una miniserie Amazon Prime e un libro, uscito nel 2019 e ripubblicato in questo 2025 sempre da Einaudi, che vi consigliamo di leggere sulla base di questi tre indizi.

1. Un caso che ha sconvolto per sempre una comunità

É la fine degli anni ’90, quando in due piccoli paesi della bassa modenese, Mirandola e Finale Emilia, 16 bambini vengono sottratti alle famiglie, accusate di abusi e di organizzare, sotto la guida di un prete, riti satanici in cui avvenivano torture e omicidi. Si svolsero quattro processi con oltre 20 indagati. Ci furono poche assoluzioni e molte condanne, nessuna per i riti satanici e gli omicidi che non vennero mai provati. Diversi degli indagati si sono suicidati o sono morti durante l’inchiesta. I 16 bambini non hanno mai più visto i genitori e diversi di loro, rintracciati e intervistati da Pablo Trincia, hanno dichiarato che le accuse rivolte ai loro familiari erano state forzate ed estorte dalle psicologhe e dagli inquirenti che avevano condotto le indagini. “Veleno. Una storia vera” è meticoloso, rigoroso e dolorosissimo e mette a nudo i fatti senza pretendere di costruire una tesi, ma con l’obiettivo di raccontare cosa è davvero successo.

2. Le teorie dei complotti che attraversano la storia

Come è stato possibile che psicologhe, giudici e magistrati abbiano creduto alle testimonianze di bambini che raccontavano storie di evocazioni sataniche e omicidi rituali? Pablo Trincia lo spiega attraverso i conflitti tra esperti di allora e, soprattutto, la storia. Ripercorre infatti i tanti episodi che nei secoli hanno visto perseguitare persone accusate di complotti satanisti. Sono le stesse dinamiche antropologiche ripercorse da Wu Ming 1 in “Q di Qomplotto” e che periodicamente riemergono in determinati contesti. Il fatto è che secondo questa narrazione psicologhe, giudici e magistrati non hanno creduto a una storia, ma hanno indotto quella storia nei bambini. Capire perché sia successo è la domanda principale a cui prova a rispondere “Veleno”.

3. Il punto di vista di un padre

Pablo Trincia, che ha deciso di ricostruire questa vicenda immergendosi completamente in essa per anni, ne è uscito provato umanamente. Perché, da padre, ha dovuto affrontare un caso in cui dei bambini accusavano i loro genitori dei crimini più atroci; e praticamente nessuno si è mai più confrontato e riconciliato con loro. Da un lato Trincia condivide la necessità di difendere i bambini, dall’altra si specchia nella paura che a chiunque possa succedere di finire in un ingranaggio che distrugge il legame più importante per una persona, quello con i suoi figli. “Veleno” non è un solo un’inchiesta su un caso di cronaca, è un viaggio in quello che siamo e possiamo diventare.

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