Tre buoni motivi per leggere “La verità sul caso Harry Quebert” di Joël Dicker

Tempo di lettura: 2 minuti

4.5 out of 5 stars (4,5 / 5)

Colpi di scena e suspense in un libro in cui nulla è come sembra


Questo è un altro di quei casi in cui ho visto prima la serie tv, e poi il libro da cui è stata tratta. È iniziato tutto da un mio amico che mi ha consigliato la trasposizione su Sky, e mi sono subito appassionata.

Dopo aver “divorato” la serie tv (l’immagine di questo articolo è la locandina), ho “divorato” anche il libro, “La verità sul caso Harry Quebert” di Joël Dicker, best seller tradotto in 33 lingue e pubblicato in Italia nel 2013 da Bompiani.

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La trama in breve

Il giovane scrittore Marcus Goldman è in crisi e non riesce più a scrivere. Cerca di ritrovare l’ispirazione perduta nella villa del suo ex professore universitario, mentore e ora grande amico Harry Quebert, autore tra l’altro de “Le origini del male”, libro considerato capolavoro della letteratura contemporanea.

Fino a quando nel giardino di Quebert non vengono ritrovati i resti di Nola Kellergan, uccisa a 15 anni negli anni ’70. Da chi? Quebert – che con Nola aveva avuto anche una relazione “proibita” a causa della differenza di età – è il principale sospettato, ma Goldman, deciso a scagionare il suo amico e maestro, inizia a indagare…

Tre buoni motivi per leggerlo

Ecco tre buoni motivi per leggerlo e… una considerazione.

1 È scritto bene, e il ritmo è veloce. È una scrittura semplice (ma non sfocia mai nel “sempliciotto”), priva di fronzoli, pulita, lineare, limpida, non impegnativa ed estremamente leggibile. Insomma, non è un lavoro da Nobel per la Letteratura ma è decisamente molto piacevole, si intuisce che l’autore ha adottato questo registro esattamente perché lo voleva adottare. E ha funzionato. Posso dire che è un libro per tutti, e la serie tv è molto fedele.

2 Vale la pena leggerlo per la trama avvincente (pur con alcune pecche di cui vi parlerò dopo): in questo libro – e spero di non spoilerare – niente è come sembra, ma davvero niente. I personaggi sono delineati bene, e soprattutto gli ultimi colpi di scena non sono davvero scontati, e lasciano il lettore a bocca aperta. E poi… è un romanzo per appassionati di lettura come me: i protagonisti sono due scrittori.

3 Per l’autore che è un giovane talento: Joël Dicker, svizzero, classe 1985, è considerato uno dei più promettenti scrittori degli ultimi anni. E dire che con il suo primo romanzo, “Gli ultimi giorni dei nostri padri”, inizialmente non aveva trovato nessun editore disponibile. Con “La verità sul caso Harry Quebert” ha vinto il Grand Prix du roman de l’Académie française, e attualmente sta spopolando con il nuovo romanzo “L’enigma della camera 622”.

Qualche considerazione

Questo è uno di quei libri che però meritano anche un paio di considerazioni finali. Mi è piaciuto tanto, e allora perché non 5 stelline? Primo, perché in genere quando guardo prima le trasposizioni cinematografiche/televisive concentrandomi dopo sul libro, mi aspetto di scoprire un mondo nuovo tra le righe. Insomma solitamente mi aspetto qualcosa di più in termini di linguaggio, emozioni, fatti, personaggi, descrizioni. Invece questa volta nulla: non è solo la serie tv che è fedelissima al romanzo (e ben venga, per carità) ma probabilmente è anche la scrittura bella ma molto semplice che ha fatto sì che non rimanesse molto da aggiungere.

E poi… qui entro un po’ nello spoiler ma la trama, per quanto avvincente, cade su fatti davvero inverosimili, come ho scritto tempo fa su Instagram. Sarà che non vado particolarmente matta per i thriller, ma siamo alla stregua della “Signora in giallo”: i poliziotti sono sempre i soliti “bietoloni” che senza l’aiuto del brillante sconosciuto (che non ha mai indagato in vita sua) non arriverebbero mai alla conclusione del caso, e si lasciano pure andare a rivelare dettagli privati, segreti e fondamentali, coinvolgendo il brillante sconosciuto manco fosse un detective. Insomma, sognare è bello, ma non penso proprio che nella realtà succeda così.

 

 

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