Tre buoni motivi per (non) leggere la saga di Maze Runner di James Dashner

Tempo di lettura: 1 minuto

1 out of 5 stars (1 / 5) Alcune barriere per me non si dovrebbero abbattere; la violenza sui giovanissimi è una di queste


Non ce l’ho fatta, è stato più forte di me. La saga di Maze Runner di  l’ho letta tutta, ma non ce la faccio a promuoverla, nonostante sia scorrevole, nonostante l’idea del labirinto, degli ostacoli, dei rompicapi e del futuro apocalittico non sia poi male.

Ma alcune cose davvero non mi sono piaciute, ecco cosa:

1 Avete visto i film? Dimenticateli: i protagonisti (almeno alcuni di loro) sono davvero giovanissimi. Quasi bambini. E alcuni di loro fanno una fine davvero molto violenta, più cruenta rispetto ai film. Sarò “vecchia dentro” ma ci sono alcuni tabù che non si dovrebbero infrangere, alcune barriere che – nonostante la voglia di trovare qualcosa di sempre più nuovo, sempre più shockante, sempre più al limite – non andrebbero abbattute. La violenza sui giovanissimi (praticamente poco più che bambini) è una di quelle. Sembra la versione cruenta del “Signore delle Mosche”. Mi ha angosciata.

2 Riprendo il primo punto: questo vuole essere un libro per ragazzi. E parla di violenza, fisica e anche abbondantemente psicologica, sui ragazzi (e ragazzini). Poi diciamo che soprattutto le nuove generazioni si abituano a tutto e perdono la sensibilità umana.

3 Il labirinto e tutto ciò che ne consegue (SPOILER) non è altro che un esperimento spiegato nemmeno troppo bene, pieno di contraddizioni e buchi per cui non si riesce a capire perché i creatori sono stati costretti a seguire proprio questa strada tra altre mille che si potevano studiare. Insomma, sembra che la storia dietro il labirinto sia stata inventata un po’ su due piedi perché l’autore non sapeva come giustificare gli eventi del libro.

 

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