Uno “Stranger Things” anni ’60: “Ufficio premonizioni” di Sam Knight

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Chi ha seguito la serie Netflix ‘The Crown’ si ricorderà il terzo episodio della terza stagione, quando la Regina Elisabetta visita Aberfan, un villaggio gallese travolto da una valanga di detriti di una miniera di carbone. Morirono 144 persone, per la maggior parte bambini della scuola locale. Un episodio che sconvolse nel profondo la coscienza collettiva dell’Inghilterra, lasciando i segni più diversi. Tra questi il reporter Sam Knight ne indaga uno del tutto particolare: la storia dello psichiatra John Barker che, a partire da Aberfan, provò a dimostrare che alcune persone possono sentire e pronosticare il futuro. L’esito della ricerca di Knight è “Ufficio premonizioni. Storia dello psichiatra che voleva predire il futuro” (Mondadori, 2023, nella traduzione di Doriana Comerlati) un libro sorprendente, tanto rigoroso quanto perturbante, che si legge tutto di un fiato come un romanzo.

La trama del libro

È il 21 ottobre 1966, un’ora prima dello schianto di Aberfan, Kathleen Middleton, un’insegnante di danza e musica come tante, si sveglia con un terribile presentimento. Non è la prima volta che le accade, ma nessuno lo sa. Tra i tanti che si recano ad Aberfan in quei giorni c’è però uno psichiatra, John Baker, da sempre interessato ai confini tra la nostra mente e il paranormale. Lavora in un manicomio, dove sostiene battaglie riformiste, e studia fenomeni come la Sindrome di Munchausen o il “morire di paura”.

Insieme al famoso giornalista  e importante divulgatore scientifico Peter Fairley creano, nella redazione dell’«Evening Standard» l’Ufficio Premonizioni, dove vengono raccolte le segnalazioni di persone come Miss Middleton e il centralinista delle Poste Alan Hencher, che sembrano davvero capaci di prevedere i disastri.

L’impresa di Baker non riuscirà mai a evitare un disastro, ma tutta la sua vita sarà dedicata a rispondere a due domande: noi vediamo accadere le cose o la nostra mente determina gli avvenimenti? In che direzione va, davvero, il tempo? Il reporter Sam Knight racconta questa storia calandola in un Inghilterra che non avete visto in nessuna serie tv. Corredato da uno splendido apparato iconografico, “Ufficio premonizioni” è un libro che fa onore al giornalismo d’inchiesta e che consigliamo per tre ottimi motivi.

1. L’eterno fascino del prevedere il futuro

Molti di noi vorrebbero poter prevedere il futuro, quasi tutti per poter “battere il tempo” e cambiare il corso delle cose giocando d’anticipo. Soprattutto quando abbiamo paura. L’Inghilterra raccontata da Sam Knight è quella che ha vissuto i bombardamenti della seconda guerra mondiale, dove la scienza e la superstizione si sfidavano per prevedere dove sarebbe caduto un ordigno. Un Paese costruito sui successi della scienza ma legato a credenze che sprofondano in un passato profondo come una miniera. Due mondi che convivono e si mischiano e in mezzo al quel si muove la figura epica e tragica del Dottor Baker, che l’autore restituisce in modo onesto, empatico e avvincente.

2. Spazio, follia e guerra fredda

Gli anni dell’Ufficio Premonizioni sono quelli della corsa allo spazio tra URSS e USA (e molte delle visioni raccolte riguarderanno proprio le prime missioni spaziali e i loro incidenti), anni di entusiasmo ed ottimismo. Ma sono anche gli anni in cui la società cambia vertiginosamente, i giovani figli sfidano i padri e in cui si cominciano a contestare istituzioni come i manicomi. Il libro di Knight riesce a dare una trama a questi movimenti apparentemente slegati, regalandoci un affresco non solo della Gran Bretagna dell’epoca, ma della nostra parte di mondo: così fiduciosa nei propri mezzi, così ossessionata dalla paura dell’incertezza e della propria finitezza. Il Dottor Baker e il giornalista Fairley hanno vissuto in un prequel di ‘Stranger Thinghs’, anche se non lo sapevano.

3. Raccontiamo la storia, o la scriviamo?

“Ufficio premonizioni” parla della forza della suggestione, e quindi parla della forza delle storie. Un fatto può essere vero se non lo raccontiamo? E se lo raccontiamo, rimane vero? Oggi che l’invasività dello storytelling e la difficoltà di distinguere l’autentico dal falso – nelle notizie ma non solo – possiamo imparare molto da un libro come quello di Sam Knight che raccontandoci, benissimo, una storia che inizia come un reportage e finisce come un romanzo del mistero. Del resto è proprio lì, nella zona del crepuscolo, che abitano i nostri sogni e i nostri fantasmi.

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