Il grande ritorno della fantascienza sociale: “Le due del mattino a Little America” di Ken Kalfus

Ken Kalfus è uno scrittore tanto pregevole quanto poco noto in Italia, dove dobbiamo ringraziare la casa editrice Fandango per continuare a pubblicare i suoi libri. Con “Le due del mattino a Little America” (splendida traduzione di Monica Capuani e bella copertina di Antonio Pronostico) siamo di fronte a un’opera che riesce in un’impresa difficilissima: prendere un genere di moda come la distopia e rivoluzionarlo utilizzando la miglior tradizione della fantascienza anni Cinquanta.

La trama, in breve

Di fatto il libro è diviso in due parti. Nella prima conosciamo il protagonista, Ron Patterson che come tanti americani è stato costretto ad emigrare a causa di una feroce guerra civile scoppiata nel paese. In una città straniera affacciata su una baia, Ron vive l’esperienza dello sradicamento e della precarietà di chi emigra dove gli stranieri non sono ben accetti e la politica è pronta ad attaccarli per il consenso. Qui conosce un’altra immigrata, che gli ricorda un’americana della sua città, anche se non lo è. Forse. I due si innamorano ma poi vengono espulsi e fuggono, in due paesi diversi. Nella seconda parte Ron si ritrova in uno degli ultimi posti che accettano gli americani, in un quartiere ghetto chiamato Little America. Qui gli immigrati sono una comunità in bilico tra la solidarietà e la riproduzione del conflitto in patria. Si riformano così schieramenti e milizie, sfruttate dalla politica del paese ospite. Qui Ron finisce in un intrigo pericoloso che ha al centro una donna americana che sembra la sua amata della città della baia. Ma forse non lo è e mentre Ron lotta per il suo futuro deve fare i conti con un passato che non passa con il suo carico di atrocità e rancore.

Tre buoni motivi per leggerlo

Kalfus ha la forza di Margareth Atwood, la sensibilità visionaria di Mohsin Hamid e il senso del racconto di J. C. Ballard e di  Robert Sheckley: tutto insieme. Oltre a questo ci sono altri tre buoni motivi per leggere “Le due del mattino a Little America”.

1È un romanzo con molti livelli di lettura. Si può assaporare per la suspense e la gestione di una trama molto coinvolgente sia per la vicenda di Ron sia per la verità che siamo spinti a voler conoscere di “quello che è successo in America”. Cosa ha scatenato la guerra? Chi ha combattuto e chi sono, a Little America, quelli che erigono un memoriale che porta il nome di una catena di supermercati? Oppure ci si può concentrare sull’inversione di ruoli dove l’americano è l’immigrato, il profugo contro il quale gli altri paesi (mai identificati) erigono muri e mettono in condizione di clandestinità. O leggerlo come un grande romanzo sull’importanza del rapporto con l’altro. In poco più di 200 pagine che si leggono d’un fiato.

2Il vero conflitto rappresentato da “Le due del mattino a Little America” è quello dell’incomunicabilità. La violenza atroce che Kalfus ci fa intravedere attraverso frammenti di memoria e documenti segreti, è una violenza che viene dalle narrazioni, dalla contrapposizione irriducibile dei discorsi. Senza praticamente mai nominarlo, l’autore ci dice quanto velenoso può essere l’odio che mettiamo nelle parole e quanto sia difficile, se non impossibile, restare neutrali quando anche la razza del tuo cane ti identifica in una delle fazioni in guerra.

3La fantascienza sociale degli anni ’50 immaginava il futuro per cogliere le contraddizioni del presente e questo fa Kalfus: scrive un’impeccabile storia di genere portandolo oltre i confini stessi del genere. Anche la patologia del protagonista, che lo rende incapace di ricordare i volti costringendolo a non sapere se le diverse donne con cui sono interagisce non siano in realtà sempre la stessa, è un inganno non solo del corpo ma del tempo. Quando fuggiamo dal nostro passato, conta di più il nostro volto, il nostro nome o la nostra storia? Nel finale Kalfus ci risponde convincendoci definitivamente di essere davanti a un grande romanzo del nostro secolo.

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