Tre buoni motivi per leggere “Nonostante il velo. Donne dell’Arabia Saudita” di Michela Fontana

5 out of 5 stars (5 / 5) Un coraggioso reportage in uno dei paesi più chiusi del mondo, per spiegare uno degli argomenti più complessi e dibattuti


Parlare della condizione delle donne in Arabia Saudita – uno dei paesi più chiusi e conservatori – non è per niente facile, soprattutto senza scivolare nella facile retorica. Ed è quindi difficile per me essere sintetica. Ma ci provo.

Credo che Michela Fontana ci sia riuscita, e ho apprezzato davvero tanto il suo libro di cui scrivo, tra l’altro, a pochi giorni dalla decisione storica dell’Arabia Saudita di rilasciare la patente di guida anche alle donne (non si capisce bene se per reale volontà d’intenti o per motivi economici). Ecco tre buoni motivi per leggere “Nonostante il velo” (Vanda Epublishing, 2004):

1 L’autrice, Michela Fontana, giornalista scientifica e saggista, ha fatto una scelta coraggiosa: seguire il marito, che per motivi di lavoro è stato per due anni a Riad, in uno degli stati meno indicati in cui vivere se sei una donna. Il libro dunque è stato scritto dopo aver vissuto un intenso periodo parlando con le donne direttamente nelle loro case, cercando di capire come vivono, cosa pensano, quali sono i margini di ribellione e se molte di loro siano davvero interessate a una ribellione. Non senza una buona dose di rischio.

2 Si mette in evidenza l’ipocrisia di una società totalmente proibizionista, dove all’interno delle mura domestiche – chi se lo può permettere – fa quello che vuole. A partire dal diffuso mercato nero di alcool.

3

Si capisce che la società saudita è spaccata in due. Non sono sicura di poterne fare un discorso generazionale, forse sarebbe troppo semplicistico, ma se da una parte c’è l’ala più “intransigente”, dall’altra molte persone seguono con entusiasmo i social network (soprattutto Twitter) che hanno permesso non solo un libero scambio di idee, ma hanno anche abbattuto una barriera tra uomini e donne che – seppur solo virtualmente, seppur di nascosto – hanno iniziato a parlarsi. Un esempio del (sempre più raro) utilizzo dei social per cambiare le cose in modo positivo.

In sintesi, l’argomento è davvero molto complesso e si può cadere facilmente nella trappola di banalizzare: man mano che l’autrice parla con le donne, è come se si entrasse in un’altra “dimensione”. Altri ragionamenti, altri concetti di cultura, di libertà, di diritti, espressi sempre in buona fede: parlando della situazione delle donne, molte di loro credono veramente di vivere nella migliore delle condizioni possibili. Un viaggio che, secondo me, vale la pena affrontare a mente libera – ma senza abbandonare i propri principi – per comprendere. E attenzione, non ho usato la parola “giustificare”, bensì “comprendere”, forse l’unica chiave per cercare di cambiare le cose.

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