“Monaco 1958” di David Peace: quando il futuro nasce dalla tragedia

SUL LIBRO

Un intenso romanzo civile che racconta la tragedia del Manchester United e la forza dei sopravvissuti nel trasformare il dolore in rinascita

David Peace è l’autore di due capolavori di narrativa di ambientazione calcistica – “Il maledetto United” e “Red or Dead” – e con “Monaco 1958” (Il Saggiatore, 2024, nella splendida traduzione di Pietro Formenton) completa una ideale trilogia raccontando la tragedia che colpì il Manchester United, quando l’aereo che trasportava la squadra si schiantò a Monaco il 6 febbraio 1958, provocando la morte di 23 persone (8 calciatori, 3 membri dello staff, 4 componenti dell’equipaggio e 8 giornalisti). Un fatto entrato nella memoria collettiva non solo degli appassionati di calcio, proprio come l’incidente di Superga che coinvolse il Grande Torino nel 1949. Un romanzo intenso che unisce l’epica e il requiem e segna forse un cambio di passo nell’opera di uno scrittore che colpisce ancora una volta al cuore i suoi lettori.

La trama, in breve

il prologo del romanzo è l’ultima partita giocata in Inghilterra dal Manchester United prima della trasferta a Belgrado e l’incidente fatale a Monaco di Baviera, sulla via del ritorno. E proprio sulla pista di Monaco, tra i rottami dell’aereo, prende vita la storia della tragedia, dal punto di vista di alcuni dei sopravvissuti. Quindi David Peace racconta sia gli eventi che si susseguono in Inghilterra, sia quello che accade nell’ospedale dove sono ricoverati i feriti. In Inghilterra vengono ricostruiti il ritorno dei morti, i loro funerali e la lotta del Manchester United per continuare a giocare le sue competizioni. In Germania, oltre all’inchiesta sull’incidente, si segue soprattutto la lotta per la sopravvivenza di Matt Busby e di Duncan Edwards: il primo il costruttore di quella che era in quel momento una delle squadre più forte del mondo, soprannominata non a caso i Busby Babes, il secondo uno dei giocatori più rappresentativi di quella formazione. L’epilogo è la Finale di Coppa d’Inghilterra che lo United riuscì miracolosamente a disputare: da una partita all’altra.

“Monaco 1958” è un libro struggente sul dolore e su come reagire alla crudeltà del destino. Un romanzo che parla non solo agli appassionati di calcio ma a chi crede che ogni caduta possa essere riscattata. Un romanzo meraviglioso per almeno tre buoni motivi.

1. Restituire senso alle vite spezzate

In “Monaco 1958” David Peace rallenta il ritmo della sua narrativa senza perdere di pathos. Il suo racconto meticoloso e corale della vita dei morti, tutti i morti, è la dimostrazione di come la scrittura possa in qualche modo consolare anche la tragedia più grande, quella di vittime del destino nel pieno della loro vita e del loro successo.

La tragedia dello United fu, per qualche giorno, quella di un’intera nazione e rimase, ed è ancora, quella di una comunità che in quei ragazzi non vedeva degli eroi ma l’incarnazione del sogno di riscatto di una generazione che usciva dalla Seconda guerra mondiale. Perché quei calciatori erano distanti anni luce da quelli di adesso e il football inglese era uno sport giocato dalla working class per la working class. Questo insieme ai magnifici ritratti dei giornalisti scomparsi fa di “Monaco 1958” un grande romanzo civile, genere in cui Peace si conferma maestro.

2. La tragedia dei sopravvissuti

Chi sopravvive a una tragedia deve convivere non solo con il trauma vissuto, ma con il senso di colpa. I vivi di “Monaco 1958” sono ossessionati dall’impossibilità di invertire il tempo e fare scelte diverse. Matt Busby pensa che avrebbe dovuto portare meno giocatori in trasferta; Bobby Charlton Billy Foulkes e Harry Gregg sanno che sono salvi solo perché erano seduti in un posto piuttosto che in un altro, magari cambiato all’ultimo momento. Chi è rimasto a Manchester per un infortunio, un altro impegno, la scelta di un caporedattore, pensa che la propria vita sia un’usurpazione.

David Peace racconta questi rovelli con il suo senso per l’epica e facendoci provare una grande empatia per i sopravvissuti, riuscendo ad assolverli: perché nessuno è colpevole del fato.

3. Un uomo in mezzo alla tempesta

In realtà “Monaco 1958” ha un protagonista, ed è Jimmy Murphy, il vice allenatore di Busby, che mentre il suo capo è in ospedale deve seppellire i suoi ragazzi e continuare a condurre la squadra.

Un compito immane che affronta grazie a un’idea di società ricca di valori e a un’amore sconfinato per il suo sport e la sua squadra. Jimmy Murphy sa che l’unico modo per sconfiggere la perdita è costruire un nuovo futuro e che il compito dei vivi è, appunto, vivere, continuando a perseguire il sogno che si è interrotto. Il sogno dello United era essere la prima squadra inglese a vincere la Coppa dei Campioni: ci riuscirà. Grazie a un’idea e grazie a una persona che è rimasta in piedi anche dopo che il suo mondo e i suoi affetti erano andati in pezzi.

Una storia che andava raccontata.

In breve:

 

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