La casa editrice Blackie è specializzata nel proporre al pubblico interessanti giovani autrici che affrontano i problemi quotidiani dei millenial in opere prime come “Pizza Girl” di Jean Kyoung Frazier e “Poverina” di Chiara Galeazzi. Quest’anno è il turno di Meryem El Mehdati e del suo “Supersaurio” (nella traduzione di Elisa Tramontin), che ci porta alle Canarie, dietro le quinte di una importante catena di supermercati, dove la precarietà dell’esistenza pesa quanto la vacuità e la superficialità delle feste aziendali. Un libro che con leggerezza racconta l’insostenibile vita che il mondo del lavoro impone alle giovani generazioni.
Di cosa parla
Meryem è nata in Marocco ma è cresciuta nelle Isole Canarie, in Spagna. Si è laureata in filologia ma finisce a fare la stagista alla Supersaurio, la più grande catena di supermercati dell’Arcipelago. Un ambiente ostile, dove tutti fanno a gara per entrare nelle grazie dei capi e sentirsi integrati e accettati e dove non c’è spazio per la solidarietà tra colleghi. Nessuno riesce a pronunciare in modo giusto il nome di Meryem, che è considerata strana perché abita lontanissimo, non ama partecipare alle feste, non beve e non si veste come si dovrebbe.
Per questo Meryem piange spesso, dorme poco, si isola e medita vendetta verso Yolanda, una collega che le infligge piccole ma profonde umiliazioni. Solo Omar sembra considerarla come una persona. Nonostante tutto questo Meryem fa carriera ed è costretta a decidere se sia giusto sopravvivere grazie a un lavoro che lei odia.
“Supersaurio” è un libro attuale, scorrevole e scritto con un linguaggio fresco e vivo che bilancia qualche immaturità narrativa e rendono efficace un romanzo che ha tre buoni motivi per essere letto.
1. Quel lavoro che ti consuma dentro
Meryem El Mehdati descrive in modo molto efficace quanto sia tossico un lavoro precario e standardizzato in un ambiente competitivo e che impone la conformità dei comportamenti. A questo vanno aggiunte le difficoltà degli spostamenti, la carenza di case a buon mercato (soprattutto in un luogo asfissiato dall’over tourism) e l’assenza di rete di protezione. Una situazione che fa sentire poveri, anche se questa parola è un tabù del nostro tempo. Ma, soprattutto, il libro centra un punto che viene spesso nascosto: Meryem è brava, è performante, perché dalla sua famiglia ha ereditato un’etica dell’impegno che non può abbandonare. Per questo il lavoro di oggi diventa un tradimento così feroce e difficile da riscattare, anche se la consapevolezza è già un buon inizio.
2. L’inferno dei nostri supermercati
Se nel ‘900 l’inferno dei lavoratori erano le grandi fabbriche, oggi sembrano proprio essere i supermercati, le catene della grande distribuzione o le strutture turistiche. Sono sempre di più i romanzi che svelano i meccanismi disumanizzanti che fanno andare avanti le cattedrali del consumo e in questo “Supersaurio” si affianca a opere come “La ragazza del convenience store” di Murata Sayaka o “England England” di Julian Barnes o le tre stagioni della serie tv “White Lotus“.
Dietro quello che noi compriamo c’è una lunga catena di sfruttamento che ci riguarda e per cui spesso noi stessi lavoriamo: leggere della vita di Meryem è leggere di noi.
3. Il Principe Azzurro non ci salverà
L’unico sfogo di Meryem è scrivere fan fiction, in cui la sua vita quotidiana viene rielaborata in chiave Harry Potter o Twilight. Meryem si difende con l’ironia e diffida dei sogni, eppure non riesce a resistere all’attrazione per Omar, un capo di Supersaurio con cui si trova in sintonia e che sembra apprezzarla per quello che è davvero.
Ma anche il romance può essere uno dei tanti inganni che ci vengono venduti a buon mercato sugli scaffali, come i corsi di autostima e i programmi di wellness. La verità è un’altra e nel finale di “Supersaurio” Meryem El Mehdati ci farà i conti, sino in fondo.
In breve:









