Caso Chiara Ferragni: 4 libri per capire cosa succede e analizzare il mondo degli influencer

Tempo di lettura: 4 minuti

Una premessa doverosa: non ci occupiamo di gossip, dunque quello che vi proponiamo non è un articolo che parla di pettegolezzi su Chiara Ferragni. Ma è un tentativo di capire e analizzare il mondo dei cosiddetti influencer: da dove arrivano, perché ne siamo attratti, cosa c’è dietro, perché spesso sono figure che salgono in alto ma rischiano più di altre di cadere rovinosamente.

Gli influencer che nascono sui social sono figure relativamente recenti, dunque non ci sono grandi casi di studio: tutto fa scuola. Compreso il caso di Chiara Ferragni e del pandoro.

E di tutto quello che è arrivato dopo: la separazione con Fedez (e la scomparsa del brand “Ferragnez”), il caso delle uova di Pasqua, delle bambole, di molti marchi che non la cercano più per i post pubblicitari, fino ad arrivare alle ultimissime notizie che includono la probabile chiusura del suo “storico” negozio di Milano, la rinuncia al ricorso contro l’Agcom sul caso Pandoro e l’accordo con l’Antitrust per le uova di Pasqua. Ma si può parlare davvero di “caduta” dell’influencer più famosa (e dunque anche di un modello di lavoro e di business che per anni è sembrato vincente)? Com’è possibile che una persona che sembrava avere radici così solide in questo mondo stia vivendo una crisi “a cascata” così profonda?

Non abbiamo risposte anche perché, come detto prima, è un mondo talmente nuovo che non ci sono precedenti a tracciare la strada, ma un tentativo di analisi si può fare con alcuni titoli che segnaliamo.

Capire il “pandoro gate”: influencer, imprenditori e artisti non sono la stessa cosa

Il primo libro di cui parliamo è fresco di stampa, “Il vaso di pandoro” di Selvaggia Lucarelli (Paperfirst, 2024). Additata da molti come una mera “hater”, Lucarelli ha il merito di aver sollevato per prima domande e perplessità sul caso pandoro. Con il suo stile, che può piacere o no. Personalmente ci sono sfaccettature nel suo modo di comunicare (al di là del lavoro giornalistico in sé) che mi piacciono di più, altre meno.

Ma va detto che è il libro più completo di informazioni su questo caso e non solo, scritto da una persona che l’ha seguito fin dall’inizio. No, non è un libro di gossip, è un’inchiesta che ripercorre la carriera di Ferragni dall’inizio e spiega molte cose, dando una chiave di lettura alla crisi che sta investendo l’influencer. Lucarelli – che del caso ha scritto su “Domani” e “Il Fatto Quotidiano” – spiega come ha portato avanti l’approfondimento, intervista specialisti di comunicazione e anche qualche ex dipendente delle aziende che fanno capo a Ferragni.

Qualche considerazione che emerge anche dal libro: Ferragni è stata la prima a irrompere in un mondo ancora inesplorato e dalle potenzialità enormi. È stata brava a sfruttarle, a interagire con i follower, a diventarne beniamina o comunque oggetto di discussione (anche, solo banalmente, per l’effetto invidia sociale ma si sa, “basta che se ne parli”). Da qui a diventare imprenditrice e gestire un impero esploso in breve tempo, è un altro paio di maniche. Bisogna scegliere e fidarsi delle persone giuste, studiare, capire come evolversi, insomma nulla può essere improvvisato o lasciato al caso. E, leggendo il libro, sembra che il modello Ferragni qualche pecca in questo senso l’abbia avuta.

Lasciando emergere peraltro un dettaglio non da poco, per chi vuole muoversi in questo mondo: un influencer “puro” mette a disposizione la sua persona e la sua immagine, basandosi sul numero di follower per sponsorizzare prodotti, ma di fatto non ha molte altre capacità. La sua reputazione social è tutto e se quell’unica cosa viene intaccata si possono subire gravi danni. Insomma, Fedez è comunque un cantante (può piacere o no, questo non ci riguarda), ma poi c’è chi fa lo scrittore, chi lo sportivo, chi il giornalista, chi l’artista. Sono tutte professioni che certamente mettono al riparo dai capricci degli algoritmi, ma che al contempo permettono di smorzare in qualche modo anche gli scandali.

La vita degli influencer: c’è chi l’ha provata e ha detto “no”

Siamo sicuri, d’altro canto, che la vita da influencer – dipendendo da un algoritmo che cambia e di cui non sappiamo quasi nulla – sia facile? “Confessioni di un’influencer pentita” di Federica Micoli (Fabbri, 2023) riassume il viaggio dietro le quinte di un mondo tossico, una strada che all’inizio aveva intrapreso con entusiasmo ma che poi ha abbandonato per salvare se stessa.

Federica è stata influencer agli albori di Instagram: i primi passi con il suo blog nel 2014 mentre lavorava per uno showroom, il successo sui social, le collaborazioni con aziende, le dimissioni e la gioia di poter vivere della propria passione, la sensazione di libertà. Poi, crescendo, sono arrivati i molti lati negativi che l’hanno portata a chiudere questa esperienza: la spietata “gara” tra rivali, la frustrazione nel doversi inventare sempre qualcosa di nuovo mentre – in nome delle visualizzazioni – si regala al pubblico ogni scampolo della propria vita privata. Tra i capricci dell’algoritmo, le tentazioni di comprare follower per sopravvivere in un mondo social sempre più popolato, casi di stalking, commenti perfidi che minano l’autostima e shitstorm improvvise. Un mondo sicuramente non per tutti, spesso ingannevole e tossico, che fa passare come reale quel che reale non è.

Lo spiega bene anche “Sad girl” di Sara Marzullo (66thand2nd, 2024), un’indagine su cosa significa veramente essere una ragazza oggi: il prodotto delle influencer è la loro immagine e quella che danno al pubblico. Ma non è mai un’immagine che risponde al reale: loro sono sempre costrette a negoziarla con i follower. Perché alla fine il prodotto vero sono proprio le influencer. Anche questo spiega il concetto che scrivevo prima: se la loro reputazione subisce un danno, il castello di carte può crollare perché non ci sono altri prodotti (canzoni, film, libri, ecc) a sostenerle.

Sei donna? Sei sempre un po’ più colpevole

Non posso però non chiedermi – al di là del legittimo caso giudiziario – quanto “accanimento” ci sia nei confronti di Chiara Ferragni. Da una parte lo si legge tra le righe nel libro di Selvaggia Lucarelli: chi di “invidia sociale” ferisce, di “invidia sociale” perisce. E questo è un fatto che probabilmente doveva mettere in conto (forse lo ha anche fatto).

Ma se si fosse trattato di un uomo, l’opinione pubblica (commentatori, opinionisti, giornalisti) si sarebbe comportata esattamente nello stesso modo? È un dubbio che personalmente ho. E secondo me la risposta è no. Lungi da me far passare Ferragni come vittima (della sua stessa strategia, peraltro), ma un libro che fa molto riflettere in questo senso è “Spezzate. Perché ci piace quando le donne sbagliano” di Jude Ellison e Sady Doyle (Tlon, 2023). Il libro parla di celebrità di ogni epoca (da Charlotte Bronte a Britney Spears) che hanno scontato la colpa di non aver rispettato i limiti imposti dalla cultura patriarcale. E del sottile piacere che proviamo ad alzare il tiro e ad aggiungere sempre un pizzico di ferocia in più quando a sbagliare, e a crollare, è una donna. Un saggio potente e terribile, ma molto interessante.

Ecco i migliori 100...

Un articolo senz'altro da non perdere per tutti i...

“Inside out”: capire Tristezza...

Sara Marzullo, critica letteraria, ha pubblicato quest'anno, per 66thand2nd,...

Corea del Sud: l’ultimo...

Uno dei fenomeni del momento - come abbiamo già...

La seduzione dei segreti:...

Il romanzo "Chi dice e chi tace" di Chiara...

Sei libri da leggere...

Durante il viaggio di formazione internazionale che ho fatto...

Giornata della Donna: letture...

L'8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, è una data...

Ecco i migliori 100 libri degli ultimi 25 anni secondo il New York Times

Un articolo senz'altro da non perdere per tutti i booklover è quello uscito sul New York Times che parla dei 100 migliori libri di...

Libri da leggere nel 2024: i nuovi “must have” per affrontare l’anno

Se vi sono piaciute le nostre guide con i libri che abbiamo più amato nell’arco del 2023 e la classifica delle recensioni più lette...

“Fuoco e sangue” e “House of the Dragon”: 8 grandi differenze tra libro e serie tv

Mai una gioia, per i fan del Trono di Spade: "Fuoco e sangue", il libro di George R. R. Martin dedicato alla storia della...

Olimpiadi Parigi 2024: i libri da leggere per prepararsi alle gare più attese

Venerdì 26 luglio si terrà la cerimonia di apertura della 33esima Olimpiade di Parigi: per 17 giorni gli occhi del mondo saranno sulla Ville...

Tre buoni motivi per leggere “La verità sul caso Harry Quebert” di Joël Dicker

Colpi di scena e suspense in un libro in cui nulla è come sembra Questo è un altro di quei casi in cui ho visto...

“Milena Sutter” di Graziano Cetara: il libro-inchiesta sul delitto che sconvolse l’italia

"Milena Sutter? Certo, mi ricordo il caso, quello del biondino della spider rossa!": così mi aveva risposto, qualche settimana fa, mio zio piemontese alla...

Che meraviglia i libri con testo originale a fronte

I libri con testo originale a fronte possono rappresentare una meravigliosa indecisione: non sai mai se leggere la traduzione in italiano, per ovvi motivi,...

“Catene di Gloria” di Nana Kwame Adjei-Brenyah: una distopia che assomiglia, troppo, al presente

Finalista al 'National Book Awards' 2023 e presente in quasi tutte le classifiche dei migliori libri dell'anno negli USA, "Catene di Gloria" di Nana...

Tre buoni motivi per leggere “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” di Christiane F.

Un classico (purtroppo) sempre attuale "Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino" di Christiane F. (a dir la verità il libro è stato scritto dai...