Tre indizi, un giallo: “Bersaglio notturno” di Ricardo Piglia

Non ci posso fare nulla: ho un debole per i gialli argentini. Come “Rosaura alle dieci” di Marco Denevi o “Cinebrivido” di José Pablo Feinmann. Perché sono pieni di personaggi folli ma clamorosamente autentici, perché sono ambientati in spazi allo stesso tempo sconfinati e ristretti, perché sono filosofici e ricordano Borges anche quando Borges non c’entra niente (e comunque anche Borges ha scritto dei racconti gialli: “Sei problemi con Don Isidro Parodi”, insieme ad Adolfo Bioy Casares).

Non è quindi strano che sia rimasto ammaliato da “Bersaglio notturno” di Ricardo Piglia (Sur, 2024, nella traduzione d’autore di Pino Cacucci), e adesso sarò costretto a leggere tutti gli altri libri di un autore recentemente scomparso che merita di essere definitivamente riscoperto.

“Bersaglio mobile” è il suo penultimo romanzo ed è pervaso da un disincanto molto argentino che sembra un tango, ma questo è solo uno dei buoni motivi per leggerlo.

1. Una riuscita combinazione di giallo classico e filosofico

Ambientato in una piccola città della Pampa argentina nel 1972, “Bersaglio Mobile” è sia un giallo classico, con il commissario Croce impegnato a scoprire chi ha ucciso il misterioso straniero Tony Duran, sia un giallo filosofico, come quelli di Leonardo Sciascia o “La promessa” di Friedrich Dürrenmatt, dove il fallimento del detective è una possibilità concreta. Del resto Croce è molto coinvolto perché lui è del posto e tutto gira intorno alla famiglia che la cittadina l’ha fondata, i Belladonna: il vecchio padre, le spregiudicate gemelle figlie della seconda moglie (e amanti di Duran), i due figli della prima moglie. Un intrigo familiare e ancestrale, in cui nulla è come sembra e in cui nessuno dice la verità.

2. Personaggi degni di “Cent’anni di solitudine”

Dove avete mai letto di un commissario che per riflettere su un’indagine difficile va qualche mese in manicomio? Basterebbe questo a fare del romanzo di Ricardo Piglia un gioiello, ma lui non si accontenta e con Luca Belladonna, asserragliato da solo nella fabbrica dismessa di famiglia per difenderla dagli speculatori che la vogliono abbattere ci regala un personaggio che non ha niente da invidiare ad Aureliano Buendia di “Cent’anni di solitudine”. Per non parlare del portiere d’albergo nippoargentino sospettato dell’omicidio o del fantino Chino e del suo velocissimo cavallo zoppo. Un repertorio umano di cui innamorarsi. Perdutamente.

3. Gli intrighi del potere 

Non esiste letteratura argentina senza politica e “Bersaglio notturno” non sfugge alla regola, esplorando il rapporto, sottile e nascosto, tra i conflitti di una piccola comunità e i grandi intrighi della finanza e del potere che si consumano a Buenos Aires e nel mondo.  Mettere in risalto questi legami è compito soprattutto del giornalista Emilio Renzi, un po’ il Watson di Croce e molto alter ego dell’autore (il cui nome completo è appunto Ricardo Emilio Piglia Renzi), che introduce un ulteriore punto di vista nell’indagine. Ed è in questo aspetto del libro che troviamo il debito di Piglia a Horace McCoy, un grande dimenticato del giallo americano di cui presto ci occuperemo: ma intanto leggiamo “Bersaglio Notturno”, ne vale davvero la pena.

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