Murata Sayaka è ormai una delle autrici giapponesi più seguite e amate nel nostro Paese e recentemente la sua casa editrice italiana, e/o, ha pubblicato il suo ultimo romanzo “Vanishing World”. In patria è apprezzata e ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui, nel 2016, il prestigioso Premio Akutagawa con “La ragazza del convenience store”. Il libro è uscito in Italia nel 2018, nella bella traduzione di Gianluca Coci, ed è da questo che ho deciso di iniziare per conoscere questa autrice. E, di certo, non sono rimasto deluso.
La trama, in breve
Keiko era una bambina anormale (è proprio il termine utilizzato nel libro) e i suoi genitori sono stati convocati spesso dagli insegnanti per episodi di indisciplina. Ma Keiko è una persona sensibile, che ama la sua famiglia, quindi decide di diventare normale e, senza finire gli studi, si fa assumere come commessa part time in un konbini (abbreviazione giapponesizzata di “convenience store”), uno dei piccoli supermercati giapponesi aperti h24. Una cosa normale.
Ma a 36 anni Keiko è ancora una commessa part time. É di nuovo strana: single, senza figli, costretta a confrontarsi con le amiche e la sorella e le loro vite ordinate da donne sposate e madri. Forse l’unico modo per essere normale è trovare un uomo, ma l’unico che conosce è Shiraha, uno scapestrato pieno di sé che è stato licenziato dal kombini. Keiko non demorde, ma scoprirà che la strada verso la “normalità” non è mai facile. E d’altronde, come si può definire la normalità?
“La ragazza del convenience store” è breve, quasi essenziale, ma in questo ha uno dei suoi punti di forza, insieme ad altri tre buoni motivi per leggere un romanzo molto meno banale di quello che può sembrare.
1. Diventare un ingranaggio perfetto
La bambina Keiko, in fondo, non era strana. Era solo diversa. Ma nella società giapponese essere diversi è considerato una cosa sbagliata. Quello che si chiede a uomini e, soprattutto donne, è di restare al proprio posto, quello assegnato. La protagonista del romanzo trova la sua normalità (una parola che ricorre ossessivamente nel testo), nell’essere una perfetta commessa di konbini e per 18 anni ci riesce: è una lavoratrice perfetta, apprezzata dai capi, completamente identificata con gli obiettivi aziendali. Vive per il konbini, come un ingranaggio, felice di essere funzionante.
Ma non basta. Perché per la società il suo ruolo dovrebbe essere quello di moglie e madre o, al massimo, di lavoratrice a tempo indeterminato. Keiko pensa di aver trovato la sua identità, ma si deve scontrare con le aspettative degli altri. Riuscirà a soddisfarle? Ma soprattutto: è possibile?
2. L’inquietudine della normalità
L’efficacia della scrittura di Murata Sayaka è nella tensione permanente che riesce a trasmettere al lettore. Descrive una situazione sempre in equilibrio ma costantemente sotto la minaccia di spezzarsi. In modo simile a quanto fa Hiroko in “La buca” e in “Donnole in soffitta”, “La ragazza del convenience store” è una sorta di storia dell’orrore, dove quello che fa paura sono le amiche di Keiko e i clienti del kombini, simili a zombie, e la minaccia costante che grava sulla protagonista, quella di essere scoperta:“Ho tentato di fare qualcosa di diverso, ma ho capito che l’unica maschera che sono in grado di indossare è quella di commessa del kombini”.
E il finale, per me sorprendente, è in qualche modo raggelante.
3. L’hikikomori che non ti aspetti
L’altro protagonista del romanzo è Shiraha, un giovane reietto, gretto e maschilista, licenziato dopo pochi giorni dal konbini per il suo rifiuto di adeguarsi alla disciplina del negozio. Keiko, commessa perfetta, è la prima a disprezzarlo, ma anche l’unica a intravedere nella sua diversità qualcosa che assomiglia alla ribellione. Finirà per proporgli una strampalata convivenza in cui Shiraha può realizzare il suo obiettivo: rinchiudersi in casa ed essere invisibile alla società ma assurdamente adorato dai familiari di Kioko.
Shiraha non è un hikikomori qualsiasi: è un fanfarone, un parassita per cui è impossibile non provare un moto di empatia, anche se non se la meriterebbe. Ed è in queste sfumature che Murata Sayaka si dimostra un’autrice capace di svelare l’ipocrisia e la glaciale ferocia del mondo in cui viviamo.



