di Valentina Bocchino e Simone Farello
Rieccoci qui con uno dei nostri articoli di fine anno più apprezzati: la classifica dei libri che più abbiamo amato negli ultimi 12 mesi.
Sono titoli che, come sempre, raccontano il momento sociale che stiamo attraversando e, in parte, anche la nostra vita personale. Ripercorrere l’anno che si sta chiudendo attraverso le letture è stato per noi un esercizio intenso e divertente. Per Valentina, in particolare, è emerso con forza il tema del lavoro – tra sfruttamento, diritto al riposo e alla disconnessione – intrecciato alle questioni di genere, al femminismo e alla salute mentale. Simone invece si è dedicato al tema dell’ambiente, alla sua passione per gialli e true crime, e infine anche nelle sue letture spicca il mix tra lavoro e le questioni di genere anche attraverso sperimentazioni stilistiche.
Certo, una cosa non cambia mai: ogni volta ci scopriamo lettori ancora più onnivori grazie anche alle case editrici, in particolare quelle indipendenti, capaci di proposte sempre più innovative, e ai librai che frequentiamo che sanno sempre cosa consigliarci. A tutti loro, grazie di cuore.
Come sempre, cercheremo di mettere in questa speciale classifica anche un po’ di nuove uscite (perché in effetti ne leggiamo tante), ma in ogni caso essendo la guida dei libri che noi due – Valentina e Simone – abbiamo letto durante l’anno secondo i nostri gusti del momento, possono essere anche pubblicazioni datate. Come sempre non ci poniamo limiti, dai libri “freschi” di stampa a quelli più vecchi, dall’editoria mainstream a quella indipendente, dai best seller alle piccole “chicche” trovate negli angoli delle librerie: d’altronde pensiamo che il bello del nostro modo di leggere, caotico e intenso, sia proprio questo!
La top 5 di Valentina

“DALL’INFERNO” DI COSIMO ARGENTINA E ORSO TOSCO (MINIMUM FAX, 2021)
Ho davvero amato questo libro che è passato immeritatamente un po’ in sordina.
Il libro è diviso in due “reportage letterari”, due racconti ambientati in due luoghi che rimandano bene l’idea dell’inferno: l’ex Ilva di Taranto e la Genova del crollo del ponte Morandi. Entrambi accomunati da un dettaglio: l’estrema leggibilità e un ritmo che tiene letteralmente inchiodati alle pagine
Nel primo racconto, Argentina narra la storia di un giovane neo assunto all’Ilva, un’enorme Gotham City in cui si perde letteralmente alla ricerca di un operaio che lo possa affiancare al decapaggio. Il protagonista – e il lettore – è spettatore di un frenetico vorticare di parole, imprecazioni, corpi, azioni, nessuno bada a lui e ognuno bada a sé. Sullo sfondo, la fabbrica che si “mangia” letteralmente le vite degli operai e delle loro famiglie.
Nel secondo, il protagonista ideato da Tosco, Orazio, che sembra uscito dalla canzone “Un matto” di Fabrizio De André, a Genova valuta il peso imposto dalle parole. Quando s’imbatte in un eccesso di parole che rischia di far perdere equilibrio alla città, le prende, le rimuove e le porta a casa sua, nel proprio appartamento vicino al Morandi, ormai zeppo di ritagli di giornali, pagine di libri, manifesti strappati. Fino a quando il ponte crolla: cosa è andato storto nell’equilibrio che Orazio cercava di portare in città? E soprattutto, come rimediare?

“IL COLPO SEGRETO” DI JESSICA ANTHONY (SUR, 2025)
Il libro, scritto nel 2024, racconta una storia ambientata negli Usa nel 1957. Quella di Kathleen e Virgil sembra una famiglia perfetta, ma in un caldo giorno di novembre lei, ex aspirante tennista di talento, si tuffa nella piscina del condominio che fino ad allora era rimasta chiusa e non esce più. Neanche per guardare i figli. Neanche per preparare la cena al marito. Senza alcuna spiegazione. Sembra improvvisamente indifferente e, mentre Virgil cerca di farla uscire, lei risponde con leggerezza: sta bene così.
Una “ribellione” silenziosa che metterà in discussione la storia della famiglia e farà emergere insoddisfazioni nascoste, ma anche la voglia di cambiare.
L’azione si svolge nell’arco di una giornata, quella in cui Kathleen decide di comportarsi in modo giudicato così “strano” rispetto al solito: ma a spiegare le cose, in un crescendo di tensione, saranno i numerosissimi flashback che raccontano la storia della sua famiglia, le aspettative della società, le aspirazioni a cui lei – come donna – ha dovuto rinunciare per matrimonio e figli negli Stati Uniti di fine anni ’50.

MANIFESTO PISOLINI DI VIRGINIA CAFARO (LE PLURALI, 2025)
Veloce, scorrevole, fresco e illuminante, questo piccolo libro – poco più di cento pagine – ha vinto il Premio Microeditoria di Qualità 2024 e affronta un tema fondamentale e oggi più che mai urgente in una società schiacciata dal capitalismo, dalla connessione costante e dalla cultura della performance: il diritto al riposo.
Con uno sguardo attento e femminista (si parla in particolare delle donne, ma non solo), Cafaro si rivolge soprattutto a quelle generazioni che conoscono bene la precarietà, il lavoro povero e la pressione costante a essere sempre iper-performanti. Chi si sta mangiando il nostro tempo libero? Come non cedere alle narrazioni tossiche in stile “se vuoi puoi”? Perché c’è chi cerca di capitalizzare anche il tempo del nostro riposo (e perché a volte lo facciamo noi)? Quali le forme di resistenza possibile?
Consiglio davvero di cuore questo bellissimo manifesto sulla consapevolezza: sia a chi cerca uno specchio in cui riconoscersi in questi tempi confusi, sia a chi ha bisogno di sentirsi meno solo/a, sia a chi desidera una bussola che lo porti a esplorare nuove forme di resistenza.

“AGNES BROWNE, MAMMA” DI BRENDAN O’CARROLL (BEAT, 2022)
Ho scoperto in una libreria indipendente il primo libro di una trilogia che parla dell’azzeccatissimo personaggio di Agnes Browne, trentaquattro anni, vedova, bella, proletaria, simpatia irresistibile, che ha un banco di frutta e verdura al mercato di un quartiere popolare di Dublino, sette figli vivaci e un’autentica venerazione per Cliff Richard.
La vulcanica Agnes, ironica, dissacrante, pragmatica, sprovveduta ma allo stesso tempo maestra dell’arte di arrangiarsi con poco, è letteralmente irresistibile e dopo poche righe si inizia già a volerle bene: il libro è breve (appena 176 pagine) e si ride a crepapelle con le peripezie della donna, della sua amica, e dei suoi figli e del variegato universo che la circonda nella Dublino di fine anni ’70.
Si va dal lavoro ai figli, dal sesso alla malattia, dagli equivoci alle tematiche più serie, si ride tantissimo e si piange anche un po’. Davvero da goderselo fino all’ultima pagina.

“DIECI GIORNI IN MANICOMIO” DI NELLIE BLY (CRONACHE RIBELLI, 2025)
Torna in libreria il resoconto sconvolgente e coraggioso dell’inchiesta sotto copertura condotta nel 1887 dalla giornalista Nellie Bly, pseudonimo di Elizabeth Cochran.
Fingendosi una malata psichiatrica, Nellie Bly si fece internare nel famigerato manicomio femminile di Blackwell’s Island per documentare gli abusi, le violenze e terribili condizioni di vita alle quali erano costrette le pazienti, in particolare donne. Il risultato è un reportage coraggioso e scioccante che ha segnato la storia del giornalismo investigativo.
Con uno stile vivido e incalzante, Elizabeth Cochran restituisce un ritratto spietato di un’istituzione che avrebbe dovuto curare ma che invece, come spesso è accaduto nel corso della storia, disumanizzava e annientava le persone: denunciare le ingiustizie è il primo modo per combatterle.
La top 5 di Simone

“DILUVIO” DI STEPEHN MARKLEY (EINAUDI, 2024)
Questo è, per molti aspetti, un libro che fa paura. Le vicende raccontate, che si snodano negli Usa dalla fine della Presidenza Obama sino al 2040, prevedono un quadro catastrofico per il nostro pianeta seguendo le vicende parallele e incrociate di uno scienziato che lancia l’allarme definitivo sul destino del nostro pianeta se non si provvederà a superare i combustibili fossili, ecoterroristi, un tossicodipendente, una spietata pubblicitaria, gruppi di attivisti ambientalisti tra cui spicca Kate Morris, vero cuore del libro insieme all’imperturbabile analista di dati Ashir al-Hasa. E poi politici, trader, lobbysti, agenti sotto copertura e tante persone comuni che non possono o non vogliono sottrarsi agli eventi accelerati di una storia attraversata da uragani e inondazioni, incendi, tempeste di sabbia, epidemie, carestie, violenze sociali sempre più efferate, un’intelligenza artificiale sempre più pervasiva e, soprattutto, temperature sempre più calde e incompatibili con la vita umana.
“Diluvio” è un romanzo realista che si trasforma via via in una distopia o meglio in una profezia che in parte si sta già avverando; un romanzo che atterrisce e che si può leggere tutto d’un fiato in una sorta di binge watching letterario o, come me, centellinarlo (l’ho finito in due mesi) ma che comunque merita, per almeno tre buoni motivi.

“BRIGHT YOUNG WOMEN” DI JESSICA KNOLL (UBAGU PRESS, 2025)
Raramente un’opera true crime riesce a tenere insieme tensione narrativa e rigore storico, abilità di ricostruire una storia e capacità di ricostruire un contesto storico e sociale cogliendone le sfumature più profonde e i loro riverberi nel presente. Jessica Knoll, con “Bright Young Women”, non solo ci è riuscita, ma lo ha fatto dannatamente bene.
l romanzo attinge dalla vera storia del serial killer americano Ted Bundy e inizia dalla ricostruzione del suo ultimo crimine, l’uccisione di tre studentesse e il ferimento di altre due nel campus della Florida State University. In questa occasione viene visto da una testimone, che sarà fondamentale per la sua cattura e la sua condanna. In tutto il libro Ted Bundy non viene mai nominato, per dare voce e riconoscimento alle giovani donne brillanti – bright young women che da comprimarie si trasformano in protagoniste del proprio destino e della propria narrazione.
Un libro che ribalta completamente la logica per cui la storia della vita dei carnefici maschi oscura sempre quella delle vite che hanno distrutto.

“MINIHORROR” DI BARBI MARKOVIĆ (MERCURIO, 2025)
Ci voleva un editore indipendente e coraggioso per portare in Italia “Minihorror” della serba Barbi Marković. Un’opera che gronda grottesco e humor nero per svelare la vera natura della realtà in cui viviamo, portando l’horror nella dimensione working class.
Il libro è una sequenza di brevi sketch che hanno come protagonisti Mini, una serba immigrata a Vienna, e il suo fidanzato Miki. Una coppia di giovani come ce ne sono tante, che si deve destreggiare tra lavori precari o alienanti, il tempo che non basta mai, le convenzioni sociali, l’obbligo di divertirsi. Ma questa realtà ordinaria è sconvolta da cannibali, gatti manipolatori, aziende e datori di lavoro che sono dei mostri in senso letterale. Orrori surreali si mischiano a orrori quotidiani (le pulizie domestiche del fine settimana, le feste, le gite aziendali, i team building) in un turbinio di situazioni sempre folli e spesso agghiaccianti. Il libro non ha un finale, ma una splendida appendice di “Altri 105 Horror possibili con Mini e Miki” dove i racconti diventano aforismi di un paio di righe dove orrore e divertimento si condensano mirabilmente.

“TOKYO SIMPATHY TOWER” DI RIE QUDAN (L’IPPOCAMPO, 2025)
Di questo romanzo, vincitore in Giappone del prestigioso Premio Akutagawa 2024, si è parlato molto, ma purtroppo ci si è concentrati troppo e a sproposito sul presunto scandalo dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte dell’autrice.
Ma, ambientata in un presente alternativo e in un vicino futuro, questa è soprattutto una storia che parla dell’alienazione contemporanea e delle nostre ossessioni. Lo fa attraverso la vicenda della giovane architetta Makina Sara, che si è aggiudicata il progetto per una torre-prigione da costruire accanto allo Stadio Olimpico di Tokyo di Zaha Hadid. Un carcere molto speciale, che darà corpo alle teorie di un controverso pensatore che ritiene che non esistano criminali ma solo persone che non sono state trattate con la sufficiente empatia. Sarà una prigione senza costrizioni e dovrà essere bellissima, il simbolo di una nuova visione. Makina Sara comprende le contraddizioni di questo progetto e ne seguiamo il percorso prima della realizzazione dell’edificio, mentre infuriano le manifestazioni di protesta, e molti anni dopo, quando ormai si è ritirata, grazie alle voci del suo giovane amante Tōjō Takuto, di un giornalista americano e, appunto, dell’Intelligenza Artificiale.
Un romanzo brevissimo che si interroga sul destino del linguaggio e su cosa significhi essere liberi di scegliere: sembra un episodio di Black Mirror, uno dei migliori.


“GLI UOMINI PESCE” DI WU MING 1 (EINAUDI, 2024)
“MENSALERI” DI WU MING 2 (EINAUDI, 2025)
Ho letto “Gli uomini pesce” nell’anno successivo alla sua pubblicazione e solo questo ha determinato che non sia stato il miglior libro letto nel 2024. Con “Mensaleri” non ho compiuto lo stesso errore, ma adesso non so scegliere. E, del resto, non avrebbe senso.
Non solo perché questa classifica meriterebbe di essere rimpolpata (non ci sono i migliori saggi letti quest’anno, ad esempio), ma perché il collettivo Wu Ming non è ordinabile ma solo connettibile. Anche quando i singoli componenti scrivono separatamente, le loro opere si parlano e fanno parlare le loro narrazioni corali, rappresentando l’operazione culturale italiana più coraggiosa e coinvolgente del nostro tempo.
“Gli uomini pesce”, storia del Partigiano Ilario Nevi, è romanzo civile e schierato, che annoda il filo della guerra partigiana e antifascista con le battaglie ambientaliste contro la cementificazione e l’aggressione petrolchimica del Delta del Po tra Ferrara e Rovigo: luogo nevralgico delle contraddizioni del boom economico prima e del capitalismo sfrenato poi.
“Mensaleri” è allo stesso tempo un romanzo storico, un’epica working class, un intreccio di trame enigmatiche e labirintiche, un ibrido letterario di verità e finzione. É la storia di un villaggio operaio che attraversa più di un secolo di distruzione creatrice del capitalismo e di quello che resiste a questa distruzione, immaginando un futuro diverso.


