Dove imparo che “treno” e “fretta” sono due parole che non possono stare nella stessa frase

Succede sempre quando hai fretta di prendere il treno. La partenza è prevista tra pochi minuti? Bene. Sappi però che la tecnologia ti sarà avversa. Non importa se sei un mago dei computer o il re dei programmatori, perché in questi pochi minuti che ti separano dal treno la sfiga globale si impadronirà beffarda del tuo destino.

Iniziamo con la biglietteria che ha il POS rotto, tu hai fretta e in contanti quasi niente. Cerchi spasmodicamente nel portafogli i rimasugli del resto della spesa, ma le maledette casse automatiche del supermercato il resto l’ultima volta te l’hanno dato distribuendo un’impietosa cascata di monetine da 1 cent, e tu hai fretta. Niente. La bigliettaia ti guarda rassegnata, consigliandoti di affidarti alle religioni animiste più improbabili, sperando di vedere il POS che, impietosito, si ripara da solo. D’altronde lei non sa proprio dove mettere le mani.

Allora, sapendo già che la percentuale di riuscire a prendere il treno diminuisce drasticamente, prendi l’ultima disperata decisione: le biglietterie automatiche.
E qui inizia un girone infernale mica da ridere: tu hai fretta solo di ficcare il benedetto bancomat in gola alla macchinetta, e quella ti ricorda di stare attento ai borseggiatori. Con l’irritante voce registrata di chi sta prendendo un tè con pasticcini in salotto, mica di chi sta parlando con una persona che ha una fretta indiavolata. A quel punto allora tu daresti anche il portafogli, anzi, tutta la borsa, al borseggiatore, se solo lui comparisse con un biglietto in cambio.

Scegli la stazione di arrivo digitando sul maledetto touchscreen che prima di prendere “Genova” proporrà Ginevra, Gaeta, Gragnano e Gorgonzola.

E la presa in giro non finisce mica qui, perché mentre lo schermo della stazione ti ricorda che il tuo treno è prossimo all’arrivo, la macchinetta ti fa perdere ulteriore tempo perché ti chiede se sei sicuro di voler prendere questo treno, perché arriverà tra pochi minuti! A quel punto non sei più sicuro di niente, forse nemmeno di come ti chiami, sai solo che vorresti avere un’ascia da abbattere sulla macchinetta infernale.

Ma tu non molli, vai avanti, finché non compare la schermata del pagamento. Vedi finalmente una luce? Si? E invece no, perché prima di pagare finalmente bisogna dribblare tutte le richieste di fare donazioni (ricordiamo che sei in un momento in cui l’unica donazione la vorresti per te, per essere riuscito a resistere senza imprecare fortissimo). Poi devi selezionare quanti sono i passeggeri. Poi devi selezionare il metodo di pagamento. E sei sicuro? E confermi? Altri tasti da schiacciare. Alla fine la montagna partorisce il topolino, tu ti accorgi in uno slancio di entusiasmo di avere una banconota da 5 euro in tasca e decidi di pagare con quella. Grave errore. Perché l’infernale aggeggio, che nel frattempo ti ha fatto venire voglia di diventare luddista, ti dà il resto in monetine da 1 centesimo.

Proprio mentre il treno sta arrivando sul binario. Allora prendi tutte le monete, le ficchi in qualsiasi tasca tu abbia a disposizione sapendo che te ne pentirai perché alla prima occasione salteranno fuori rimbalzando e perdendosi, e scatti, come neanche Jesse Owens.

Arrivi sul binario giusto in tempo per salire prima che le porte si chiudano, e in quel momento pensi che tutto sommato, in fondo, potrebbe andare peggio. Come metodo per gestire lo stress (e la forma fisica), in effetti, è fantastico.

Altro che life coach.

Valentina

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