É possibile, per un autore, porre fine a una saga di successo, che ha conquistato il cuore di milioni di lettori? E, poi, è giusto che una saga abbia una fine? La storia della letteratura è piena di scrittori che hanno provato ad uccidere i loro personaggi per poi doverli resuscitare, come Conan Doyle con Sherlock Holmes. O di scrittori che ad un certo punto hanno lasciato incompiuta la loro saga, come George R. R. Martin, che per lo sconforto dei fan de ‘Il trono di spade’ forse non concluderà la storia che intanto è stata portata a conclusione dalla serie tv. Ci sono poi le saghe finite, come quella di Harry Potter, che però continuano a conquistare i nuovi lettori e generano adattamenti e reboot di ogni genere.
Poi ci sono le saghe che non vogliono finire, anche se magari si prendono delle lunghe pause: è il caso di Daniel Pennac e dei romanzi che hanno come protagonisti Benjamin Malaussène e la sua folle comunità di familiari e amici nel quartiere parigino multietnico di Belleville. Una storia iniziata nel lontano 1985 con “Il paradiso degli orchi” e che sembrava conclusa, dopo sette romanzi, con “Capolinea Malaussène”, del 2023. E invece no, perché con “Il mio assassino”, l’autore francese, ottantenne, torna sul luogo dei suoi delitti con un libro che è allo stesso tempo un memoir, un riflessione sui suoi libri e un racconto vero e proprio, che ha come protagonista il diabolico Nonnino, ultimo di una serie indimenticabile di nemici dei Malaussène.
In questo libro di poco più di 100 pagine l’autore francese ci racconta da dove vengono i suoi personaggi, ovvero dalla sua vita, dagli affetti e gli episodi che l’hanno attraversata, facendoci entrare nel suo studio dove ci sono le foro di chi purtroppo se ne è già andato ma che resta nelle pagine scritte. E poi ci racconta la storia di un ragazzino che diventa un criminale brillante e spietato. Un libro che racchiude tutti i segreti di un successo e delle critiche ricevute e che mi dà lo spunto per dire i tre motivi per cui la saga di Malaussène è una cosa che non voglio che finisca mai.
1. Il valore dell’amicizia
I libri di Pennac sono costruiti come dei gialli (in Francia esordiscono nella mitica Série Noire di Gallimard) pieni di colpi di scena. Ma la loro forza è soprattutto nei personaggi a cui ti affezioni, del sentimento di amicizia che li lega tra di loro e che finiscono per coinvolgere il lettore. Questo legame è il segreto di molte saghe, perché forse è quello più duraturo, quello che spesso ci portiamo dietro dall’infanzia o dall’adolescenza e resiste a qualsiasi cosa (pensiamo a “Stranger Things”).
I Malaussène sono cresciuti e invecchiati insieme a noi lettori, hanno superato prove, hanno sofferto, si sono amati e lasciati e ci hanno fatto trepidare insieme a loro. Ci hanno fatto stare bene. Per questo vorremmo che le loro storie non finissero mai: sono anche le nostre.
2. La saga “buonista” di cui abbiamo bisogno
Gliene hanno dette tante, a Daniel Pennac, in questi anni: radical chic, buonista, comunista col Rolex. Questo perché i suoi libri celebrano la banlieue parigina multietnica e l’idea di una società dove si convive tra diversi e la solidarietà vince su tutto. Pennac sforna dei personaggi davvero malvagi, tra cui il Nonnino de “Il mio assassino”, ma alla fine il bene vince quasi sempre.
Infine è stato per anni insegnante in un liceo, mestiere oggi molto poco di moda. Ebbene: di tutte queste cose abbiamo bisogno oggi più che mai, in un mondo dove l’odio, la violenza e il cattivismo dilagano in ogni ambito della nostra vita. L’onesta gentilezza di Benjamin Malaussène e la sua banda sono così un antidoto, che andrebbe somministrato in dosi massicce.
3. La letteratura popolare, quella bella
Come forse solo la letteratura francese di genere sa fare, la serie di Daniel Pennac non ti guarda mai dall’alto in basso, non strizza l’occhio alla letteratura cosiddetta alta, non scade mai nel compiacimento del difficile.
La saga dei Malaussène è piena di idee e fa pensare grazie al fatto che ti appassiona e ti diverte. L’unica cosa che è proprio impossibile leggendo questi libri è annoiarsi. Pennac ha messo insieme il romanzo poliziesco con la saga familiare e l’avventura e ha tenuto insieme realismo e sogno riuscendo a non tradire mai i suoi lettori.
E così la verità è che per me e molti altri della Generazione X, Belleville è come Hogwarts per i Millennial: il mondo meraviglioso che non dimenticheremo mai e di cui speriamo ci sia un prossimo capitolo dopo “Il mio assassino”.



