“Black Flies”: Sean Penn porta sullo schermo la New York in putrefazione di Shannon Burke

SUL LIBRO

Una sequenza sincopata di incontri con la sofferenza, il dolore e la morte, dove l'umanità è messa costantemente alla prova

Ci sono libri che hanno uno strano destino. Sono romanzi di grande impatto, che circolano in una ristretta cerchia di persone che magari li hanno incrociati per caso e diventano oggetto di un culto che resta riservato agli iniziati. Sino a quando un grande nome non li porta al cinema.

L’ultimo esempio di questo genere è “Black Flies” di Shannon Burke, da cui è tratto il film omonimo, in concorso all’ultimo festival Cannes, diretto da Jean-Stéphane Sauvaire e interpretato da Tye Sheridan e Sean Penn. Il libro, edito nel 2008, fu pubblicato per la prima volta in Italia con il titolo ‘Corpi neri’ dalla ISBN. Dopo il fallimento della casa editrice, come molti altri titoli di quello splendido catalogo, del romanzo si persero le tracce, sino a quando l’anno scorso non l’ha riproposto la coraggiosa Marotta&Cafiero di Napoli, con il titolo “Mosche nere. New York in putrefazione“.

La trama in breve

Ci voleva un editore che conosce le periferie per riproporre un testo tanto duro quanto lancinante; tanto adrenalinico quanto dolorosamente etico. Un romanzo dove la trama è il semplice susseguirsi di ciò che deve affrontare il protagonista, Ollie Cross, che dopo aver fallito il test di ingresso a medicina inizia il lavoro da paramedico. Come operatore del pronto soccorso, al fianco del veterano Gene Rutkovsky, Ollie assiste a tutto ciò che sgorga dal ventre squarciato di New York. Una sequenza sincopata di incontri con la sofferenza, il dolore e la morte, dove l’umanità è messa costantemente alla prova.

Tre buoni motivi per leggerlo

Sono passati 13 anni da quando ho letto il romanzo, rimanendone folgorato, e ho ancora ben chiari i tre buoni motivi per leggerlo.

1É un libro che non dà tregua e non risparmia nulla al lettore. Niente viene edulcorato e la realtà che spesso preferiamo non vedere qui è presentata nuda e cruda. Senza cinismo, ma anche senza speranza. Per questo motivo è un libro che può disturbare chi non è preparato a tutto questo peggio o chi non ama un certo tipo di letteratura. Ma se si apprezza la scrittura intransigente, Shannon Burke è il vostro autore, quello pronto a raccogliere il testimone del Wambaugh de “I ragazzi del coro”.

2Volete sapere come è davvero l’America? Come è davvero vivere nell’inferno della disuguaglianza e dell’assenza di un sistema sanitario pubblico? Come è davvero New York anche dopo le gentrificazioni e i presunti miracoli della “tolleranza zero” verso il crimine? Come è davvero il bornout del lavoro di cura? Se volete saperlo: Shannon Burke ve lo racconta.

3“Mosche nere” è un romanzo di genere ma, come i grandi romanzi sanno fare, travalica il genere e si impone come un’opera che cattura la realtà e la presenta in modo problematico, costringendoti a porti delle domande, a mettere in discussione certezze acquisite, ad osservare in modo critico lo versione mainstream del mondo in cui viviamo. Quando lo storytelling incontra la letteratura, lo storytelling non serve più a niente.

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