In Italia, periodicamente, qualche sport occupa lo spazio di solito occupato dal calcio, scatenando entusiasmi esagerati e generando come un’onda che si riversa nella cultura di massa. In genere questo coincide con l’avvento di campioni che alla loro abilità uniscono il carisma o il fascino. É successo con Alberto Tomba per lo sci, con la vela ai tempi di Luna Rossa e per Valentino Rossi con il motociclismo e sta succedendo oggi con Jannik Sinner: in un Paese con non tantissimi sportivi ma moltissimi tifosi, siamo (quasi) tutti diventati esperti di tennis, consumando dirette televisive, spot, notizie.
Una particolarità è che molte di queste mode sportive hanno a che fare con lo status “altolocato” di discipline associate al lusso o al turismo, allo sfoggio di tecnologia o ai marchi pubblicitari, come dimostra anche l’ironia dei meme che riproducono la famosa partita a tennis tra Fantozzi e Filini. Si inseriscono quindi in un sistema di consumo in cui il desiderio spesso spesso supera le possibilità reali, riflettendo quindi qualcosa di più profondo della semplice passione per gli atleti vincenti.
Tra le particolarità del tennis vi è però quella di essere uno sport molto amato da scrittori e reporter, come abbiamo già avuto modo di approfondire sul nostro blog parlando di “Open” di Andre Agassi o del travagliato rapporto di questo sport con le Olimpiadi. E anche grazie ai successi di Sinner, Musetti e Berrettini stanno uscendo molti libri che attraversano il tennis raccontano le trasformazioni della società: perché la terra rossa del Roland Garros di Parigi o l’erba di Wimbledon, dove si sta disputando in questi giorni il torneo più prestigioso e antico del mondo, sono a tutti gli effetti un palcoscenico in cui sia gli attori che gli spettatori elaborano sé stessi. Ve ne proponiamo alcuni in tre punti, come i set che servono per vincere in incontro dello Slam.
1. Guerra dei sessi e non solo
Nick Kyrgios è un tennista greco che avendo sprecato il suo talento prova a tenere le scene con la spacconeria e le provocazioni. L’ultima è una “battaglia dei sessi” ovvero una sfida donna contro uomo lanciata alla numero uno del mondo Aryna Sebalenka. Peccato che l’idea non sia originale e che nel 1973 Billie Jean King batté il machista e presuntuoso ex professionista Bobby Riggs. Lo raccontano, insieme a tanti altri episodi interessanti, Alessandro Martini e Maurizio Francesconi nel loro “Storie di tennis. Campioni, partite e bizzarrie dello sport più bello del mondo” (Einaudi, 2025). Billie Jean King fu anche protagonista di un confronto che andava molto oltre la rete con la sua rivale, conservatrice e anti femminista, Margaret Smith Court, raccontato da Elena Marinelli all’interno della raccolta “Rivali. Sfide leggendarie che hanno cambiato lo sport” (Einaudi, 2022). E una straordinaria storia di emancipazione e lotta nel mondo del tennis è quella di Monica Giorgi, finalmente raccontata in “Domani si va al mare. Wimbledon, anarchia, prigioni, esilio e nuovi mondi” scritto dall’ex tennista con la giornalista Serena Marchi (Fandango, 2025).
2. Stress, depressione e fughe
Le pressioni a cui sono sottoposti gli atleti accomuna tutti gli sport, ma in alcuni i fenomeni di depressione, burnout e rifiuto sono più frequenti. Questo dipende dall’attenzione mediatica e dal denaro in gioco, ma anche dalla natura intrinseca della disciplina, e il tennis è uno dei giochi più “mentali” che esistano. Ne parlano Martini e Francesconi nel loro libro, facendo riferimento anche a David Foster Wallace, che era stato un buon tennista da giovane e che conoscerà fin troppo bene gli angoli bui della depressione: tutto questo si sublima nel suo capolavoro, “Infinite Jest” (Einaudi, 2016). Un romanzo fluviale ambientato in un’accademia per giovani tennisti e nella vicina clinica per il recupero dei tossicodipendenti: due ambienti il cui confine è molto sottile, non solo fisicamente. E forse non è un caso che la protagonista de “Il colpo segreto” di Jessica Anthony (Sur, 2025) prima di coricarsi in una piscina per ribellarsi al suo mondo familiare fosse stata una promessa del tennis. Ci sono lati oscuri anche sui campi più verdi.
3. Il mito di Wimbledon
In uno sport così antico e pieno di tradizioni, i miti abbondano, e nell’epica del tennis nessun luogo è più mitico di Wimbledon. Lo slam più antico, l’unico che si gioca ancora sull’erba e in cui i tennisti devono (o dovrebbero) attenersi a un protocollo di fairplay ed eleganza che prevede anche l’obbligo di vestirsi in bianco. Questo mito è penetrato a fondo anche nella nostra letteratura, tanto che il romanzo d’esordio di Daniele Del Giudice che stregò Italo Calvino e il pubblico nel 1983 si intitolava proprio “Lo stadio di Wimbledon” (Einaudi, 2021), luogo dove si sviluppava la storia. E gli stessi campi sono lo scenario di “La grammatica del bianco. Un’estate a Wimbledon” di Angelo Carotenuto (Sellerio, 2025), che racconta la storia di un raccattapalle durante il torneo del 1980 che culminò nella sfida finale tra Björn Borg e John McEnroe, così importante aldilà del lato sportivo da ver dato vita anche a un film (“Borg McEnroe). Domenica ci sarà un’altra finale e magari meriterà di essere raccontata.



