Non ci sono dubbi: “Adolescence“, scritta dai britannici Jach Thorne e Stephen Graham e prodotta da Netflix, è la serie del momento. Quattro puntate intense che inchiodano il pubblico a una storia lacerante e dolorosa che ha al centro l’omicidio della giovanissima Katie da parte del suo compagno di scuola Jamie.
La qualità filmica e attoriale di “Adolescence” non si vede spesso, ormai, sulle piattaforme, che stanno sempre di più sacrificando la qualità all’omologazione. Anche l’ambientazione crime è ridotta all’osso, in quanto non c’è un colpevole da scoprire ma un movente da individuare, e questo movente si rivela essere psicologico e sociale.
Manosfera e Incel: il lato oscuro dei social
“Adolescence”, nonostante sia dura e urticante, ha successo perché affronta temi oggi molto sentiti: la solitudine di giovani che elaborano nei social la loro identità; la crisi della scuola come pilastro della formazione di un’identità civica e civile, che colpisce in primo luogo insegnanti abbandonati a loro stessi; la sovraesposizione dell’apparato poliziesco e psichiatrico nell’affrontare crimini sempre più efferati commessi da ragazzi e ragazze che non hanno gli strumenti per comprendere. Emblematica da questo punto di vista la seconda puntata, in cui il detective Luke Bascombe riesce a capire in che contesto si è sviluppato il crimine solo quando suo figlio gli spiega il linguaggio di Instagram.
Un contesto, quello del cyber bullismo, incubo di molti genitori che, grazie ad “Adolescence” hanno potuto scoprire qualcosa della manosfera e degli Incel (celibi involontari) in cui proliferano un maschilismo sempre più aggressivo e radicale, il suprematismo bianco e diverse teorie del complotto. É un universo che facciamo a fatica a vedere ma che sta assumendo dimensioni tali da non poter essere più ignorato: “Adolescence” ha successo perché toglie il velo a una realtà che ci chiama in causa.
Una realtà di cui il nostro blog prova a tenere traccia, cercando e proponendo libri che aiutino a orientarsi e quindi a capire e guardando questa miniserie che ha sconvolti anche noi ce ne sono venuti in mente alcuni.
Libri da leggere: 5 consigli
Innanzitutto un libro del 2000, “Come se” di Blake Morrison (Fandango, nella traduzione di Luca Scarlini), purtroppo fuori catalogo ma facilmente reperibile, che racconta un caso che sconvolse l’Inghilterra nel 1993, quando due bambini di dieci anni rapirono in un supermercato e uccisero un bambino di due anni. I social non c’erano ancora, ma la direzione era tracciata.
Lo dimostra il capitolo che Matt Alt, nel suo “Pop. Come la cultura giapponese ha conquistato il mondo”, ha dedicato alla nascita del sito 2chan, diventato negli USA 4chan: il primo in cui degli adolescenti si sono schierati contro le donne, in particolare nel mondo dei videogiochi.
E forse non è un caso che proprio dal Giappone vengano due romanzi che sviscerano l’adolescenza digitale globale: “Non è un lavoro per ragazze” di Sakuraba Kazuki e soprattutto “Il limite invisibile” di Haruka Tono, che ricorda molto “Adolescence” per le atmosfere.
Ma se vogliamo esplorare la frontiera più inquietante della manosfera dobbiamo andare negli USA e lo possiamo fare grazie a Nero Editiosn, che proprio in questo mese ha portato in Italia “Amgdalatropolis” di B. R. Yeager (traduzione di Andrea Cassini), un romanzo sperimentale che ci conduce nelle profondità del web, in un viaggio nel cuore delle nostre tenebre contemporanee, in attesa che anche l’Italia non debba ricorrere alla cultura straniera per rappresentare ciò a cui sono esposti i nostri adolescenti.


