Tre buoni motivi per amare (ancora) Friends

La reunion del cast di Friends, che ha dato la possibilità ai fan di tutto il mondo di reincontrare Rachel, Ross, Monica, Joy, Chandler e Phoebe, ha giustamente fatto parlare di sé. Il termine più ricorrente è stato, ovviamente, quello di nostalgia, ma l’impressione è che la nostalgia c’entri poco o nulla sia con Friends sia con la reunion.

Friends è una serie fortemente connotata: appartiene agli anni ’90 (anche se ha concluso la sua decennale vita nel 2004), un’epoca in cui si poteva essere ottimisti senza essere esaltati (come negli anni ’80) e in cui i prodotti della cultura popolare dovevano ancora rispondere a determinati parametri testuali ancor prima che visivi. La reunion disponibile su Sky infatti, anche attraverso la riproposizione di alcune scene “mitiche”, ha reso molto bene due elementi: la comicità di Friends era molto fisica – nel senso attoriale/teatrale del termine – e nello stesso tempo era molto scritta, c’erano delle belle battute e delle belle situazioni. Il racconto, durate la reunion, del casting e l’attenzione dedicata ai due autori – David Crane e Marta Kauffman –  hanno reso benissimo queste caratteristiche, che hanno reso Friends unica e molto probabilmente inadeguata al pubblico di oggi: troppa poca adrenalina, zero impatto visivo, nessuna concessione agli effettacci. Nello stesso tempo, a differenza di molti vecchi telefilm, Friends piace ancora al suo pubblico di allora: non era un risultato nè scontato nè semplice da ottenere.

Potremmo scrivere un lungo trattato, ma ci concentreremo su tre buoni motivi per amare Friends e per apprezzare la reunion:

1 I personaggi di Friends e gli attori che li interpretano non sono invecchiati: sono cresciuti. Esattamente come noi che guardavamo e amavamo la serie. Come spiegano bene gli autori nella reunion Friends si interrompe quando i sei protagonisti si fanno una vita, una famiglia e prendono la loro strada. Noi non li seguiremo per quella strada perché, nel frattempo, anche a noi è successa la stessa cosa: dopo dieci anni siamo diventati grandi e non abbiamo più “bisogno” di Friends, ma potremo sempre rivederla con piacere, nello stesso modo in cui guardiamo le nostre fotografie negli album. Per questo non c’è nostalgia – che presuppone un po’ di rimpianto – ma sollievo: noi e gli attori di Friends siamo diventati adulti, e anche se è bello rivederci come eravamo giovani siamo felici di essere cresciuti.

2 Friends è stato un prodotto televisivo di transizione, di passaggio. Come gli anni ’90. Era ancora una sit-com vecchio stile e allo stesso tempo era già una serie, come le chiamiamo ora. Non aveva un protagonista, ma sei protagonisti, tutti sullo stesso piano. Gli intrecci tra i personaggi (a partire dalle storie d’amore) contavano quanto la singola situazione comica, ma era decisivo che si ridesse, che il melodramma non coprisse le gag. Soprattutto era a bassissimo, se non nullo, tasso di digitalizzazione. Friends parla dell’amicizia come era una volta: fisica. Ci si vedeva in casa degli amici o nello stesso locale, perché la presenza era l’unica forma di socialità considerata vera. Anche di questo è inutile avere nostalgia, ma è stato molto bello, nella reunion, mettere i sei attori seduti appiccicati sullo stesso divano.

3 In Friends la legge di fondo era l’opposto di quella di Murphy: “Se qualcosa può andare bene, ci andrà”. Qualcuno penserà: che schifo, tutto disneyano, tutto finto. Ma chi amava, ed ama Friends, la pensa diversamente, e forse si sente un po’ infastidito da serie che grondano pessimismo, disforia e violenza. Infastidito anche dal messaggio che cela questa esibizione di forze oscure: che la realtà sia davvero orribile. Certo, non tutto va bene come in Friends, ma non va nemmeno tutto a scatafascio e orrore come in molte delle serie che ci propinano le piattaforme del nuovo millennio. Sono tutte fiction e del resto anche i Maneskin, con il loro entusiasmo casinaro, sono demodè, in un’epoca in cui anche nei testi delle canzoni sembra prevalere la depressione. A ciascuno il suo. A quelli della mia generazione Friends fa ancora morir dal ridere: scusate se è poco.

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