“Dieci cose che ho imparato”: il testamento di Piero Angela in 150 pagine

SUL LIBRO

Un piccolo gioiellino di 150 pagine: Piero Angela prima di morire ci ha regalato un faro da usare per guidarci verso un futuro incerto

Tempo di lettura: 2 minuti

È difficile parlare di Piero Angela dopo che è stato scritto di tutto e di più. Dopo il dolore di aver perso una persona davvero illuminata, curiosa, capace di interessarsi e interessare. E di spiegare tutto con parole semplici usando – cosa davvero non scontata nell’era di troll e haters – un garbo d’altri tempi.

Leggendo il suo ultimo libro, “Dieci cose che ho imparato” (Mondadori), uscito postumo, sembra davvero di sentire ancora la sua voce rassicurante e intelligente. Il volume è stato, tra l’altro, una delle sorprese più belle della prima prova della maturità 2023, come ho avuto modo di scrivere su Today.it. Lui ha sempre creduto nel potenziale delle nuove generazioni e negli ultimi anni si era impegnato moltissimo per preparare i ragazzi al futuro: sarebbe stato contento di tornare a “dialogare” con loro attraverso un tema all’esame di Stato.

Nel titolo di questa recensione ho usato la parola “testamento” perché è stato scritto da un uomo che sapeva di avere davanti a sé ancora poco tempo e ha cercato di mandare un messaggio semplice ma forte: abbiamo bisogno (un urgente bisogno, aggiungerei) di migliorarci con la cultura e la conoscenza. La buona notizia è che gli strumenti ci sono. È urgente però iniziare a usarli, a tutti i livelli. Ce la farà l’Italia? Piero Angela non leggerà mai la risposta ma come ha detto nel suo ultimo commovente messaggio, lui ha fatto la sua parte. Cerchiamo di fare anche noi la nostra.

Tre buoni motivi per leggerlo

1 Ha “solo” 150 pagine come ho scritto nel titolo, dunque si legge veramente in poco tempo, ma non è questo il punto: mi meraviglio sempre dell’immensa capacità di Piero Angela di saper divulgare e spiegare con estrema semplicità concetti anche piuttosto difficili e pensieri profondi in poche frasi. Anche in questo libro ci riesce, nell’ultimo sublime esercizio di sintesi.

2 È un libro che potrei definire senza tempo e per questo è destinato a durare: non è un “instant book”, bensì un gioiellino pensato da un uomo che sapeva di avere poco tempo davanti a sé. E ci ha regalato un’opera che è destinata invece, ad avere dinnanzi tantissimo tempo. Certo, la fotografia che ci rende è datata al giorno d’oggi con alcune questioni attuali come le prospettive del nucleare, l’emergenza climatica e così via. Ma in realtà il libro si spinge in profondità su diversi temi facendoli uscire dalla linea temporale, senza mai abbandonare la sua semplicità: e così si finisce per non parlare solo delle innovazioni bensì della filosofia della tecnologia, della cultura della scienza, dell’importanza della scuola e della formazione.
Un’altra cosa che ho trovato bellissima è che come sempre lui espone i fatti ma lascia al lettore (e prima al telespettatore) la libertà di farsi una sua opinione, senza volerlo indirizzare se non verso una necessità di miglioramento tramite la cultura.

3 Perché malgrado tutto, e nonostante i tanti problemi che il libro affronta (di cui una buona fetta propri dell’Italia), Piero Angela non abbandona mai quel suo spirito positivo e ottimista, tipico in un certo senso di chi crede nel potere della conoscenza, dell’intelligenza e della creatività umana. Tutti fattori da coltivare. E se succederà nel modo opportuno, non potranno essere battuti da nessuno, nemmeno dalla tanto temuta intelligenza artificiale.

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