Da anni il Booker Prize è uno dei premi letterari più coraggiosi, capace di premiare romanzi raffinati e audaci stilisticamente e che affrontano questioni decisive del nostro tempo. Lo dimostrano le opere come “Shuggie Bain” di Douglas Stuart, “Le sette lune di Mali Almeida”, “Il canto del profeta” di Paul Lynch e infine, nel 2024, “Orbital” di Samantha Harvey, pubblicato in Italia da NNE nell’ottima traduzione di Gioia Guerzoni.
“Orbital” è un libro praticamente privo di trama che, raccontando i pensieri di due cosmonauti russi e sei astronauti (una inglese, una giapponese, un italiano e uno statunitense) su una stazione orbitante intorno alla Terra, dà vita a un racconto filosofico che è un grande atto d’amore per il nostro pianeta e una intensa riflessione sulle nostre responsabilità nei suoi confronti e sul nostro posto nell’infinita macchina dell’universo. Un romanzo filosofico che a me ha ricordato Giacomo Leopardi: quello delle “Operette Morali” per il tono e quello de “Il canto notturno del pastore errante dell’Asia” per l’ambizione. E se nel poema lo sguardo andava dalla Terra allo spazio, qui tutto si inverte ma il risultato è lo stesso: dimostrare che non siamo il centro di niente, siamo irrilevanti ma è proprio per questo che dobbiamo amare la vita e il nostro mondo.
Un romanzo breve e densissimo, scritto benissimo e molto scorrevole, che si legge tutto d’un fiato e che le molte recensioni che ho letto non hanno però, a mio avviso, saputo cogliere e restituire. Perché in “Orbital” in realtà delle cose succedono e sono proprio queste che rendono l’opera così affascinante e destinata a occupare un posto importante nella narrativa del nostro tempo.
1. Colonizzare lo spazio o salvare la Terra?
Mentre i sei protagonisti orbitano intorno alla Terra, una nuova spedizione sta riportando, dopo decenni, degli uomini sulla Luna. Gli astronauti che girano intorno al pianeta sono focalizzati su di esso, e a loro non è rivolta una grande attenzione, sono quasi come degli impiegati qualsiasi. Quelli che stanno per sbarcare sul nostro satellite sono gli emissari di un nuovo tentativo di superare il confine più estremo e affermare la forza della volontà umana. Ma questa spinta a creare un’alternativa alla Terra è in realtà la conseguenza dell’illusione umana di poter sostituire un mondo che stiamo consumando e distruggendo. Samantha Harvey, attraverso i suoi personaggi, ci costringe a concentrarsi sulle quattromilatrecentoventi albe e tramonti che questi vedono in nove mesi, in un tramortimento di meraviglia e bellezza finalmente evidente. Lo spazio serve a valorizzare la Terra, non a rendere possibile allontanarci da essa.
2. Il tifone che ci riguarda
Dallo spazio i protagonisti vedono formarsi un tifone e sono costretti a osservarlo mentre prende forza e si muove verso le Filippine senza poter fare nulla. Samantha Harvey descrive questo evento estremo, che rappresenta il cambiamento climatico, attraverso una straordinaria idea narrativa: uno degli astronauti conosce una famiglia di pescatori su una delle isole che stanno per essere travolte dal tifone, si sono incontrati durante una vacanza. Non può fare nulla per loro, se non sperare. Ma può riflettere che è quello che lui rappresenta, il progresso, che rischia di cancellare un’umanità che i rapporti di potere destina allo sfruttamento. “Orbital” è un romanzo filosofico schierato e impietoso verso la tracotanza umana: “Il pianeta è plasmato dall’incredibile forza dell’avidità dell’uomo, che ha cambiato tutto, le foreste, i poli, le riserve, i ghiacciai, i fiumi, i mari, le montagne, le coste i cieli. Un pianeta modellato e disegnato dall’avidità”.
3. La meraviglia del nostro quotidiano
La madre di una delle astronaute muore mentre lei è in orbita e non può vivere i momenti del commiato e del lutto. Un cosmonauta è in crisi con sua moglie e la sua lontananza lo lascia irrisolto; un altro prova desiderio per una compagna di viaggio. Gli astronauti sono persone eccezionali (come ha raccontato Samantha Cristoforetti) ma vivono esattamente come noi: aggrappati al quotidiano, alle piccole cose della vita che per ognuno di noi sono le uniche cose che contano. Tutte queste piccole cose sono possibili perché c’è la Terra e perché, per un frammento di tempo, noi siamo vivi. In questo romanzo in cui non succede niente, è il tutto che ci succede ogni giorno a prorompere e a commuovere: e in fondo leggere un grande libro è come essere in orbita e vedere le cose da un altro punto di vista.



