Cosa leggere questo autunno: 8 libri da non perdere

Ahimè, l’estate se ne sta andando. Certo, qualcuno tirerà un sospiro di sollievo: finalmente è finita l’era del troppo caldo, delle temperature sopra la media e dei famigerati bollini rossi. Ma devo ammettere che a me l’estate non dispiace affatto: è la stagione delle vacanze, delle pause e del relax, delle giornate più luminose fino a tardi e delle uscite all’aperto.

In ogni caso, eccoci qui, pronti ad accogliere l’autunno, con la speranza che possa essere una stagione mite. Del resto, le prolungate ondate di calore di quest’estate non sono state un segnale particolarmente incoraggiante, soprattutto per quanto riguarda il mar Mediterraneo, sempre più caldo e carico di energia, con il rischio di favorire fenomeni meteorologici estremi. È un tema estremamente attuale di cui ho parlato con gli specialisti di Arpal su GenovaToday, mentre nel 2025 Simone ha letto e recensito un libro che, a suo dire, appare davvero profetico (e non solo in senso climatico): “Diluvio” di Stephen Markley.

E allora, se il possibile maltempo ci costringerà a trascorrere un po’ più di tempo al chiuso, perché non approfittarne per farlo in compagnia di un buon libro? Settembre è un mese particolarmente ricco di novità editoriali e, come abbiamo fatto già l’anno scorso, abbiamo raccolto quelle che finora ci hanno incuriosito di più.

Ovviamente non vuol dire che seguiremo alla lettera la nostra lista: salvata su taccuini, cellulari e lettori e-book abbiamo un elenco molto più lungo che comprende anche tanti titoli usciti gli anni scorsi. Ci lasceremo guidare come sempre dall’istinto e, magari, da quello che troveremo sugli scaffali del Bookpride di Genova a ottobre. Ma, osservando la lista dell’anno scorso, penso possiamo essere soddisfatti: alla fine li abbiamo letti davvero quasi tutti.

Valentina

“Bikeboobs” di Agnese Gentilini e Giulia Vinciguerra

Questo libro in uscita il 16 settembre è edito da Le Plurali, casa editrice che ho scoperto (e adorato) allo scorso Book Pride di Genova. All’epoca avevo letto “Lessico palestinese” di Alba Nabulsi e “Manifesto pisolini” di Virginia Cafaro, due libri molto belli che affrontano temi complessi da un punto di vista femminista.

Ma torniamo a “Bikeboobs”: è una guida al ciclismo come pratica femminista. Avevamo già affrontato l’argomento con “La strada si conquista” di Manuela Mellini (Capovolte) e “La mia vita in bicicletta” di Margherita Hack, in cui la bici diventava strumento di emancipazione e libertà, il primo mezzo moderno per consentire alle donne di andare in giro da sole anche su distanze medio-lunghe. Dunque seguiamo il filone: le autrici ci raccontano che attraverso la bicicletta possiamo creare insieme spazi di resistenza e ridefinizione dei ruoli di genere. La bici in sé non chiede standard e non impone modelli. Non esiste il “corpo giusto” per pedalare: esistono corpi reali con forme, età, capacità, ormoni, desideri, storie tutte diverse e tutte legittime. E allora, viva la bici come pratica di autocoscienza individuale e collettiva!

“La persona peggiore” di Raffaella Silvestri

Molto interessante il nuovo libro di Raffaella Silvestri (mi era piaciuto molto “La fragilità delle certezze“) che torna sugli scaffali delle librerie con “La persona peggiore” che esce il 15 settembre per Mondadori.

Raffaella sposa l’uomo dei suoi sogni, un ragazzo finlandese che ama e che si trasferisce a Roma per lei, eppure qualcosa non torna: si sente in trappola, schiacciata dalle aspettative. E allora dopo il matrimonio parte, per una volta lei, Penelope, lasciando a casa Ulisse, in un lungo viaggio da sola senza data di ritorno. Si sente la persona peggiore del mondo, e forse lo è. A Bali trova un distillato della schiuma dei nostri giorni: sesso, illusioni, nomadi contemporanei, persone arrivate da tutto il mondo per riscoprire se stesse praticando il tantra e lo yoga, persone che sono scappate da qualcosa, proprio come lei. Non le perdona e non si perdona, ma racconta le avventure in cui si lancia svelandone le assurdità e i legami neanche troppo nascosti con il patriarcato e il capitalismo. Ancora loro, sempre loro: non se ne può fuggire ma si può imparare a vederli, se si ha il coraggio di guardare dentro se stessi.

“Profeti del buio” di Stefano Nazzi

Si cambia totalmente genere con uno dei “re” dei podcast di oggi, il giornalista Stefano Nazzi che ho visto e apprezzato molto a Genova con il suo “Altre indagini” che ricostruiva il G8 di Genova e in particolare l’irruzione della polizia nella scuola Diaz.

Non sono particolarmente amante del true crime, ma ci sono alcuni argomenti che mi interessano molto: uno di questi riguarda le sette (di cui ha parlato qui il mio collega Luca Pastorino su GenovaToday). Proprio il 15 settembre arriva in libreria “Profeti del buio. Potere, manipolazione, violenza: i segreti delle sette” edito da Mondadori, in cui Nazzi descrive 17 casi da tutto il mondo. Tra “atti di purificazione” che sono in realtà veri e propri abusi sessuali, suicidi collettivi travestiti da rituali per imbarcarsi su astronavi extraterrestri e omicidi a sangue freddo compiuti in nome di Lucifero, le sette possono essere molto diverse, ma condividono una caratteristica fondamentale: la parola del leader è legge e giustifica ogni sacrificio, anche quello estremo. Lo avevo già capito leggendo “Underground” in cui Murakami Haruki intervista non solo i superstiti dell’attentato nella metropolitana di Tokyo nel 1997, ma anche i membri della setta che lo aveva organizzato.

“L’adolescenza del pappagallo” di Amélie Nothomb

Ancora non c’è la versione italiana dell’ultimo libro di Amélie Nothomb, uscito ad agosto in lingua originale, infatti credo lo leggerò in francese come avevo fatto nel 2024 con “Psicopompo“. Siamo stati in vacanza in Francia a inizio settembre e, in quasi tutte le librerie locali, in primissima fila c’era lei, Amélie, con la sua nuova opera.

Il quarantenne Alban, rimasto orfano quando era adolescente, lavora in radio, vive da solo (apprezzando la sua solitudine e l’assenza di legami, almeno così sembra) e coltiva la passione per l’arte e la musica classica, trasmessagli dai genitori prima che morissero. Fino a quando un giorno adotta un giovane pappagallo che chiama Jo, un volatile estremamente intelligente che non sopporta la solitudine, e nasce uno strano legame. Alban sembra affezionarsi a Jo, ma il sentimento è reciproco? Lo capirò leggendo il libro che, nella versione francese, riporta in quarta di copertina una sola frase: “L’amour n’est pas un dû” (l’amore non è dovuto).

Simone

“Ritorno a Deià” di Wu Ming 4

L’autunno scorso uscì “Mensaleri” di Wu Ming 2, romanzo che si è rivelato tra i più belli del 2025 e che abbiamo avuto l’onore di presentare insieme all’autore alla terza edizione di “Libri in Piazzetta”, la nostra rassegna estiva che quest’anno è stata particolarmente intensa e partecipata. Questo settembre è invece uscito “Ritorno a Deià” di Wu Ming 4, altro componente del collettivo di scrittura che ha in cantiere diversi progetti da seguire con attenzione.

“Ritorno a Deià” segue uno dei protagonisti di “Stella del mattino” il poeta britannico Robert Graves che nel 1929 si trasferisca a Minorca, nel villaggio di Deià, con la poetessa americana Laura Riding. Qui costruiscono una casa, e intorno a loro si crea una movimentata e internazionale enclave di intellettuali e artisti in cerca di un buen retiro. L’incontro di questi personaggi inconsueti con gli abitanti del posto produce opportunità e attriti, solide amicizie e conflitti, amori e odii, sino a quando le esistenze dei protagonisti e di chi li circonda vengono travolte dallo scoppio della Guerra civile spagnola e ognuno deve fare la propria scelta. Ancora una volta i Wu Ming usano la narrativa per raccontare momenti cruciali della storia destinati a lasciare segni profondi nel tempo. E dopo un’estate in cui tanto (forse troppo) si è discusso di Odissea, sarà interessante confrontarsi con Robert Graves, il cui libro sul mito greco è ancora oggi una insuperata pietra miliare (in Italia è pubblicato da Longanesi).

“Veglia” di George Saunders

George Saunders è a mio avviso il più grande autore di short novel vivente (come dimostra anche la sua breve novella “Volpe 8”, che tanto abbiamo amato), ma quando si è cimentato nel romanzo, con “Lincoln nel bardo”, si è aggiudicato il Man Booker Prize. Ora ritorna con “Veglia”, un libro che ho davvero atteso moltissimo.

Ancora una volta Saunders ci porta in un mondo di fantasmi e in questo caso è Jill “Doll” Blaine che da un mondo ultraterreno atterra al capezzale di K.J. Boone, potente Ceo di una compagnia petrolifera, negazionista del cambiamento climatico e della bontà umana, convinto nonostante tutto di morire da eroe. Jill è scomparsa tragicamente nel 1976 ad appena ventidue anni e dedica la sua nuova “vita” al conforto dei moribondi ma in questo caso non sarà da sola e non sarà facile far cambiare idea su sé stesso a un uomo che si è fatto da solo a scapito di tutti e tutto e che forse sarà un osso più duro di Scrooge, così come il capitalismo di oggi sembra ancora più feroce di quello descritto da Dickens.

“Spazzatura! Storia di un netturbino” di Simon Pare-Poupart

Non sappiamo se l’autunno oltre che caldo climaticamente sarà caldo anche dal punto di vista sociale. Ma probabilmente ci sarebbe da augurarselo e per questo attendiamo la prossima uscita della collana Working Class della casa Editrice Alegre, di cui abbiamo recentemente recensito il magnifico “Teglie di rabbia” dello svedese Henrik Johansson. Ora sarà la volta del canadese Simo Pare-Poupart, che con il suo “Spazzatura! Storia di un netturbino” ha attirato l’attenzione della critica americana.

Si sa ancora molto poco di questo libro, ma in fondo la letteratura working class ha le sue trame nella realtà più nuda e cruda e siamo convinti che nulla possa raccontare meglio la società in cui viviamo che quello che buttiamo via e il destino di ciò che è scarto. E nessuno conosce meglio questa storia di chi la nostra spazzatura tutti i giorno la raccoglie e la smaltisce in un ciclo produttivo che invisibile brulica intorno a noi.

Elizabeth Strout “Le cose che non diciamo”

Lo scorso autunno la grande scrittrice americana ci ha emozionato con “Raccontami tutto”, in cui ha fatto incontrare le due protagoniste a lei più care, Olive Kitteridge e Lucy Barton. Quest’anno torna con “Le cose che non diciamo”, un romanzo che promette di raccontare l’America di Trump attraverso uno degli sguardi più acuti e lucidi della narrativa contemporanea, capace di far emergere le verità dal vissuto dei personaggi.

Vedremo quindi cosa succederà a Artie Dam, un insegnante accogliente, gioviale, devoto ai suoi ragazzi, che nasconde un’ombra insondabile destinata a riemergere dopo un incidente in  barca. Quando la solitudine crescente e un’America sempre più divisa incrinano la superficie delle cose, i segreti protetti per decenni iniziano a cedere. Proprio come una comunità scossa da nuovi rancori sociali che, alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2024, minacciano di esplodere alla prima scintilla. Ma è proprio tra le crepe di questo isolamento e nella fatica quotidiana e commovente di rivelarsi all’altro che Elizabeth Strout mostrerà ancora la vastità dell’animo umano.

 

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