La classifica dei libri: il meglio del 2023 per Tre Buoni Motivi per Leggere

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Puntuali come uno Shinkansen giapponese, vi proponiamo la nostra classifica dei libri che ci sono piaciuti di più nel 2023. Un anno in cui siamo diventati, se possibile, ancora più onnivori. Ma questo è merito anche delle case editrici, in particolare quelle indipendenti, capaci di proposte sempre più innovative e di libri sempre più ibridi e che si sottraggono ai confini dei generi.

É stato poi un anno in cui abbiamo guardato molto all’Asia, sia per il nostro viaggio in Giappone, sia per l’interesse che sempre di più suscitano anche da noi fenomeni come il k-pop, serie tv e film orientali.

Come sempre abbiamo provato a interloquire con chi pubblica i libri, con chi li scrive e con chi li legge, anche con la rassegna di presentazioni che abbiamo organizzato in collaborazione con il Libǝroscambio di quartiere di Oregina e con la nostra presenza al Book Pride di Genova in collaborazione con l’editore Erga. Per il 2024 abbiamo molti progetti, ma intanto ecco i libri premiati da Tre Buoni Motivi per Leggere. Quelli di Simone e di Valentina.

(n.b.: questa classifica riguarda i libri che noi abbiamo letto nel 2023, ma non significa che siano stati pubblicati nel 2023)

Qui invece trovate le recensioni più lette dell’anno

Narrativa

Simone: quest’anno è davvero difficilissimo scegliere, per me, i migliori romanzi letti nel 2023. Per fortuna! Di certo per questa classifica sono stato guidato dai premi letterari, nel caso dei magnifici “Le sette lune di Maali Almeida” di Sheran Karunatilaka (Booker Prize) e “Il limite invisibile” di Haruka Tono (Premio Akutagawa). Inoltre è stato l’anno dell’ultimo capitolo della saga del Malaussène di Daniel Pennac – “Capolinea Malaussène“, del bel romanzo di ambientazione sportiva “Area piccola” di Giorgia Bernardini, per me migliore opera di narrativa italiana del 2023, che si è chiuso con “Manifesto Criminale” di Colson Whitehead, che ho amato alla follia.

Ma i due migliori romanzi dell’anno, a pari merito, sono due esordi: “Pizza Girl” di Jean Kyoung Frazer e  “Y/N” di Esther Yi. Il primo più pop, il secondo filosofico e sperimentale: di sicuro di queste due autrici sentiremo ancora parlare.

Valentina: dirò la verità, per me questo è stato l’anno dei saggi e della non fictio. Ma per quanto riguarda la narrativa, da inserire in classifica, mi ha colpito molto “Le bambine non esistono“, autobiografia romanzata di Ukmina Manoori che parla della realtà forse poco noto delle “bacha posh”, bambine cresciute come maschi, in Afghanistan, per scacciare dalla famiglia la “vergogna” di aver avuto una femmina. Bambine che, raggiunta la pubertà ed “espiate” le colpe, ripiombano nell’inferno delle condizioni riservate alle donne in Afghanistan. Aggiungiamo un po’ di tenerezza giapponese con “Sushi misto dopo l’amore” di Mitsuyo Kakuta, racconti concatenati che spiegano come la buona cucina serva a nutrire anche l’anima dei protagonisti.

Piccola chicca, finita qualche giorno fa e non ancora recensita, “Psicopompo” (Psychopompe) di Amélie Nothomb letto in super anteprima: in Italia uscirà nel 2024, ma in Francia è già nelle librerie da mesi e dunque, conoscendo il francese, l’ho acquistato quest’estate durante il nostro viaggio in Normandia. Bellissimo, come tutti i libri della Nothomb, questa volta esplora il rapporto dell’autrice con i volatili e la meraviglia del volo – fin da quando era piccola, durante i viaggi di lavoro del padre che l’hanno portata a vivere in giro per il mondo – per poi concentrarsi sul legame con la morte… naturalmente à la mode d’Amélie.

Non fiction

Simone: ibrido è sempre più bello, ma indicare la non fiction dell’anno è facile, perché “L’invincibile estate di Liliana” di Cristina Rivera Garza è un libro che oltre ad essere drammaticamente attuale (è il racconto del femminicidio della sorella dell’autrice) è di una potenza narrativa entusiasmante. Il miglior libro del mio 2023. Menzione speciale al memoir “Azzardo” di Alessandra Mareddu che esplora le tenebre delle sale slot e dei casino.

Valentina: a metà strada tra il saggio e l’autobiografia, non ho potuto non amare uno dei libri di cui si è anche parlato all’esame di maturità di quest’anno, “Dieci cose che ho imparato” di Piero Angela, un faro di 150 pagine da usare per guidarci verso un futuro incerto, con un po’ più di speranza. Da segnalare anche “Confessioni di un’influencer pentita” di Federica Micoli: no, al contrario di quel che si può pensare non è la “solita” autobiografia piena di buoni sentimenti, gossip e paillettes, bensì un viaggio estremamente serio che ci porta con consapevolezza a esplorare i dietro le quinte di un mondo tossico e di cui spesso non conosciamo i reali meccanismi. Ed è importante conoscerli, anche per difendersi.

Saggi

Simone: ho letto molti ottimi lavori, quest’anno, sia storici che sociali, sia di estetica che di antropologia, quindi vorrei premiare il saggio che ritengo più importante per il tempo che viviamo, ed è “Le grandi dimissioni” di Francesca Coin: perché di lavoro e di lavoratori non si parla mai abbastanza. Menzione speciale per il perturbante e illuminante “Capitalismo Gore” della messicana Sayak Valencia, un libro che consiglio di leggere prima di guardarvi o riguardarvi ‘Narcos’.

Valentina: è stato un anno particolare, purtroppo segnato dalla violenza di genere con alcuni casi eclatanti. Il primo femminicidio del 2023 in Italia è stato compiuto proprio pochi giorni dopo Capodanno nella nostra Genova, e a novembre ha avuto una risonanza mediatica immensa l’omicidio di Giulia Cecchettin (purtroppo non l’ultimo episodio dell’anno) con le forti parole di denuncia della sorella Elena. Scelgo dunque due saggi che parlano proprio di violenza sulle donne, seppur in due modi diversi: il primo è “Caccia alle streghe, guerra alle donne” di Silvia Federici, un saggio breve che lega la violenza misogina al capitalismo, nei secoli scorsi ma anche oggi. Il secondo è “#staizitta giornalista” a cura di Silvia Garambois e Paola Rizzi, una mappa necessaria per capire la portata del fenomeno dell’odio (spesso online, ma non solo) nei confronti delle giornaliste donne.

Menzione speciale in classifica per “Migrazioni” di Robin Cohen: un libro che, con mappe, testimonianze e infografiche, spiega perché l’essere umano si sposta fin dall’inizio dei tempi.

Altra e ultima menzione speciale in questa classifica la merita un libro bellissimo che ci è stato essenziale per capire diversi aspetti della società giapponese: “Giappone” della collana di Iperborea “The Passenger”. Non una guida, bensì una serie di reportage scritti da diversi autori che raccontano uno spaccato della società sviluppando alcuni temi non così noti. Della stessa collana ho amato anche “Spazio” che evidentemente non è il resoconto di un viaggio nell’universo (cosa che potrebbero vantare ben pochi, e in un raggio “limitato”) ma una serie di articoli e reportage usciti dalla penna di scrittori e giornalisti che affrontano temi non banali legati all’esplorazione spaziale, ma con un linguaggio semplice e divulgativo.

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